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LETTERATURA: Marileno Dianda: “Sci-estroso”, Edizioni dell’erba. 2009

1 Novembre 2009

di Marisa Cecchetti

Quando Marileno Dianda mi ha informato dell’uscita del suo ultimo libro, “Sci-estroso” , gli ho confessato la mia curiosità, perché quando parla di montagna riesce sempre ad affascinare. Questo è autobiografico, non ha sovrastrutture, ma fa galoppare l’immaginazione del lettore. Lui lo chiama sci- estroso, ma si tratta di un eufemismo per non ammettere che è estremo.

Si tratta delle imprese di sci alpinismo di un gruppo di pionieri, anni ’70-’80: con Dianda c’erano Marco Castellani, Alessandro Costi, Sergio Rinaldi, Riccardo Simoncini, insieme hanno percorso per primi vie di neve giù dalle vette del nostro Appennino e delle Apuane, su pendenze superiori ai 50 °. Sci ai piedi, con la punta delle lamine sospesa sul vuoto, canaloni in cui sporgono rocce scoperte, che si chiudono a imbuto in passaggi obbligati, neve traditrice e sempre diversa, nebbia che scende improvvisa, adrenalina al massimo.

Fondatore del gruppo “La Focolaccia” insieme a Paolo Pellicci prematuramente scomparso, istruttore e punto di riferimento del gruppo, ma spirito anarchico, rigido censore del sistema, difficilmente adattabile alle trasformazioni dei tempi se non sono più in linea con i suoi principi etici, Dianda si allontana da “La Focolaccia” quando non vi riconosce lo spirito delle origini, ma giochi di potere, competizioni, arrivismi e protagonismi.

Lui sa che  per fare questo tipo di sci bisogna avere la pazienza di conoscere la montagna e la neve, e per conoscere ci vuole passione, come in tutte le cose. Nel rifiuto sistematico di ogni dispositivo   tecnologico per essere localizzato, lui sembra far unico corpo con la neve, le rocce, come in un unico sistema nervoso, e intanto ci comunica la magia dei silenzi e il passaggio delle stagioni: “L’acqua usciva tra le pietre e l’erba, dalle macchie di neve in fusione. In tanti rigagnoli gorgogliava fino alla distesa del lago, nel mezzo ancora gelato. Intorno a noi, centinaia di crochi spuntavano tra i ciuffi di paléo. Sui rami degli alberi nascevano le primissime foglie. Ogni tanto si sentiva il cuculo nel bosco…Nel circo del Rondinaio non passava un filo di vento. C’era il silenzio del litorale, quando l’onda batte senza fare rumore sulla rena.”

Quale sia la linea di confine tra la consapevolezza e l’incoscienza non è dato sapere, bisogna fidarsi della sua parola, vero è che ai tempi d’oro delle discese e dell’età si consigliava di fare testamento a chi andava in montagna con lui!

La straordinarietà delle imprese che ci portano a scoprire tutte le vette, anche attraverso bellissime foto in bianco e nero, questa volta fa passare in secondo piano la vis polemica che caratterizza tutti i libri di Dianda, che è solito esprimere il suo dissenso forte dalla facile assuefazione della massa alle logiche di potere, sia esso rappresentato dalla Chiesa o dalle varie Istituzioni. Pur presente la sua critica alla Scuola di sci alpinismo, da cui prende le distanze, questa finisce per rimanere di sottofondo, superata dalla bellezza mozzafiato di uno sport, volto, come dice Andrea Gobetti nella postfazione del libro, alla “ricerca d’uno sviluppo armonico, d’una esplorazione umana dell’uomo che scia, dell’uomo che si arrampica, dell’uomo che non affronta più il monte per vincerlo, ma capendolo trova la sua misura e, regalo non da poco, anche la sua intelligenza”.

Una visione spirituale che dice no ai “climber che gareggiano in palestra o sui muri delle strade cittadine, gli scialpinisti che corrono nottetempo su per le piste chiuse da discesa, si esaltano solo per gare di velocità”. Ma ora è può sembrare originale e fuori del tempo il modo di Dianda di avvicinarsi alla montagna, perché “ora si preferisce proibirla, riservarla al business delle guide egli altri accompagnatori prezzolati, guai a ricordarsi che la libertà è gratis”.

Marileno Dianda, Sci-estroso, Edizioni dell’Erba 2009


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4 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Marileno Dianda: “Sci-estroso … — 1 Novembre 2009 @ 09:10

    […] Fonte Articolo:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Marileno Dianda: “Sci-estroso … […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 1 Novembre 2009 @ 21:11

    Chi pratica sport estremi, specie in montagna, è sicuramente uno spirito libero, anticonformista, amante del silenzio buono e delle meraviglie naturali. Ha veramente per guida la passione. E “Le passioni distruggono più pregiudizi che la filosofia. E come potrebbe resistere loro la menzogna? Fanno vacillare qualche volta la verità” (Diderot).
    Ed Erasmo da Rotterdam scriveva: “Secondo la definizione degli stoici la saggezza consiste nel prendere per guida la ragione; la follia, al contrario, nell’obbedire alle passioni; ma affinché la vita degli uomini non sia troppo triste, Giove ha dato loro più passioni che ragione”.
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Marisa Cecchetti — 2 Novembre 2009 @ 15:26

    Marileno va senza dubbio dietro alle passioni, in un modo che talvolta lascia disorientato chi lo legge o lo ascolta, per la sua linearità e purezza – che si potrebbe chiamare originalità- di pensiero

  4. Commento by Francesca Tedeschi — 11 Maggio 2010 @ 16:48

    I libri di Marileno sono molto più di semplici racconti sulla montagna.
    Sono l’essenza che la stessa rappresenta.
    Solo chi la ama veramente può leggere tra le righe dei romanzi di Dianda.

    Francesca Tedeschi

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