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LETTERATURA: Maurizio Lanteri e Lilli Luini: “La Cappella dei Penitenti Grigi” (Nord Editore, 2013)

20 Aprile 2013

di Marino Magliani
(dal “Corriere Nazionale”)

Le migliori storie non si danno mai subito. Intendo all’autore, perché il lettore de “La Cappella dei Penitenti Grigi” (Nord Editore, 2013) questo pericolo non lo corre: una struttura narrativa solida, complessa il giusto necessario. Il romanzo ha il ritmo dei cavalli della Camargue, gli zoccoli sulla palude dei secoli. Aigues- Mortes, un incrocio di cadaveri, e una verità sotterranea che ci narra come tante volte il mistero non sia necessariamente archeologico, ma si nutra solo del passato per respirare la maledizione del presente. Gli autori di questo romanzo sono Maurizio Lanteri e Lilli Luini. Dichiarano, come si diceva all’ inizio, che la storia stava per scappare loro di mano. Che una serie di congiunture impedivano di leggere carte e penetrarne le stanze. Ma partiamo dal paesaggio. La Camargue, Aigues-Mortes, così triste, per altri motivi, che noi italiani ricordiamo.

Perché ci sono terre che non sono solo paludi, ma ci emozionano?

“Forse perché ci riportano ai primordi. La Camargue è una terra selvatica, non si lascia addomesticare. Quando ci sei, ti rendi ben conto di essere un ospite, non in quanto straniero ma in quanto essere umano. Di notte, trovi il buio vero, quello a cui le mille luci dei nostri paesi ci hanno disabituato. E il silenzio”.

Quanto è importante la tematica religiosa, e quanto occorre andarci cauti per non affondare nella teologia?

“Religione e storia dell’uomo sono legati in maniera indissolubile. Lo vediamo in ogni epoca, persino la nostra. Noi non corriamo il rischio di cadere nella teologia perché quello che ci interessa resta sempre l’animo umano, e quindi sia il bisogno della religione sia, soprattutto, l’utilizzo della religione come giustificazione delle nostre azioni peggiori”.

Infine, il segreto di catturare il lettore perché si scrive a quattro mani.

“Per catturare il lettore chi scrive deve prima catturare se stesso. Innamorarsi dei suoi personaggi e scrivere avvinto dalla sua storia, con la voglia di girare la pagina e sapere. A quattro mani si inizia a scrivere per caso. Poi si scopre il divertimento di condividere i propri mondi fantastici con un’altra persona e non si smette più”.


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