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LETTERATURA: Nel piede sinistro

16 Gennaio 2014

di Nicola Dal Falco

Forse, è nel piede sinistro (quello spoglio, senza calzare, perso per un’apparente buona azione sotto cui si cela in realtà la terribile potenza di una dea) che affiora a tratti l’ideogramma dell’isola, il suo conio segreto.
Il piede sinistro, nudo, da cui declina qualcosa di fatale.
Giasone perde il sandalo nel fango di un guado per aiutare Era che ha assunto l’aspetto di una vecchia.
La messinscena serve alla profezia, a ricordare a re Pelia l’arrivo di un giovane che ha pieni diritti sul regno.
Grazie a quali segni? La luminosa bellezza e il fatto di portare un unico sandalo, il destro.
L’usurpatore ne riconosce le ragioni, ma in cambio gli chiede
di recuperare il vello d’oro.
Così, dall’andatura claudicante di Giasone, educato tra i boschi, ha inizio l’avventura delle Argonautiche.
Suo maestro è il centauro Chirone e la nave, Argo, una nave parlante, tagliata nel legno oracolare di Dodona.
La terra che gli aveva sfilato il sandalo lo sospinge in mare aperto, ad affrontare la prima traversata che la storia ricordi.
Tuttavia, l’eroismo messo in campo non muove la gloria, ma la nostalgia.
L’unica, irrefrenabile, cullata pulsione degli Argonauti è il desiderio del ritorno.
A Issipile, che, durante il viaggio di andata, gli offre il regno di Lemno, Giasone risponde:

Tu di me abbi una migliore opinione.
A me basterà la mia patria, con il consenso di Pelia,
purché soltanto gli dei mi liberino da quest’impresa.

(I, 901-903)

Migliore opinione sarà quella di chi ha un piede scalzo, bagnato nel mare, magari il sinistro, lo stesso con cui Ulisse valica la porta dell’Ade, uguale a quello di Ceculo, il re brigante, fondatore di Preneste, che accoglierà uno dei più antichi oracoli d’Italia o, come allora si diceva, di Esperia, la terra su cui al tramonto brilla Venere.
E a quale piede sarà appartenuto il sandalo di Empedocle, unica reliquia, rigettata dall’Etna?

«Già un tempo – dice il filosofo – io nacqui fanciullo e fanciulla, arboscello e uccello e pesce ardente balzante fuori dal mare ».
L’eterno ritorno e la trasmutazione dell’eroe e del filosofo stanno all’isola come all’alambicco del destino, dove attorno, s’alza, si distende e soffia il mare oceano.
Ma non è tutto, perché, l’oscura sorte del piede sinistro ritorna anche in un resoconto isolano, trascritto a Lipari, il 3 aprile 1756.
Nella lunga sfida che oppose Don Alessandro Alconada alla moltitudine di spiriti familiari, alloggiati nel corpo della perpetua.

Dopo mentre io continuavo a scongiurare, disse:
Ce ne usciamo dalla bocca
E io ci dissi
No.
e replicò:
Dal naso, dagli occhi?
e io sempre ci dissi:
No, dovete uscire dal piede sinistro.

(Da I confini irreali delle Eolie – Spiriti e diavoli nella tradizione orale di Macrina Marilena Maffei, Flaccovio Editore, 2002)

Inizio dell’avventura, ma anche porta dell’inferno.


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