Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Omaggio a Fernanda

23 Agosto 2009

di Felice Muolo  

        Mentre leggo un libro di Bukowski, desidero incontrarlo. Hemingway siede al mio fianco, sulla stessa poltrona nel salotto di casa mia e guarda la televisione con la cuffia, per non disturbarmi.
        “Ernest, andiamo a trovare Charles Bukowski, a Los Ageles?” gli dico, sollevando gli occhi dal libro e la cuffia dalle orecchie del mio amico e maestro.
        “Volentieri,” risponde, disponibile come sempre.
        Usciti di casa, saliamo su un taxi che presto ci porta all’aeroporto di Bari. Qui troviamo un aereo diretto negli USA e lo prendiamo seduta stante.
        Durante il volo, l’hostess, un gran pezzo di figliuola, ci serve da bere. Whisky. Quello di Ernest allungato con acqua. Poi ci lascia.
        “Pessima abitudine, avete voi americani, ad annacquare il whisky,” dico a Ernest.
        “Buone o cattive, ognuno si porta le sue abitudini nella tomba.”
        “Il pensiero della morte, non ti abbandona mai?”
        “La morte mi fregherà, prima o poi. Mi piace sfidarla. E’ come pisciarle addosso.”
        “In che modo, ti fregherà?”
        “Non ha importanza. A lei interessa solo toglierti di mezzo. E’ uno sciacallo. Fa pulizia.”
        “Sei d’accordo che bisogna tenerla a bada il maggior tempo possibile?”
        “Non ci sono dubbi. Nessuno dovrebbe anticipare i tempi. Non che non se ne abbia il diritto, quando si hanno validi motivi.”
        “Quali   motivi?”
        “Banalità. Ma non per te.”
        Ricompare l’hostess di prima. E’ davvero una strafiga. Influenzato dalla recente lettura di Bukowski, mi comporto come presumo si comporterebbe lui. Le infilo una mano tra le cosce, la dirigo più in alto possibile e ve la parcheggio. La ragazza non fa una grinza. Ha un messaggio per Hemingway.
        “Fernanda è a Cuba, ad attenderla.”
        “Che strazio. Le ho dato un appuntamento e me ne sono dimenticato. Mi sta alle costole da un pezzo, quella figliuola. Vuole intervistarmi. Io vorrei darle qualcos’altro ma a lei non interessa, intende solo farmi delle domande. Vorrei accontentarla, ma mi trovo in un posto sbagliato. O forse è lei a non essere in quello giusto. Comunque sia, non ci troviamo nello stesso posto. Se fosse qui ora, la cosa sarebbe risolta. Ma non c’è sopra un aereo sopra un oceano,” sbotta Ernest.
        “Lasciamo perdere Bukowski e andiamo a Cuba,” propongo.
        “Ottima idea. Una volta arrivati, potremmo andare a pescare. Prenderemmo Fernanda sulla barca. A me piace parlare quando pesco.”
        “Come nel Vecchio e il mare?” Interviene l’hostess.
        “Sono riuscito a vincere il Nobel parlando e pescando. Potremmo telefonare a Bukowski e invitarlo a pescare. Parleremmo tutti, pescheremmo e saremmo felici.”
        “Bukowski scopa solamente e beve,” preciso.
        “Fernanda riuscirebbe a farlo parlare, io a farlo pescare. Deve imparare a fare le due cose, se vuol vincere il Nobel.”
        “Scusate,” interviene di nuovo l’hostess, conservando ancora nel fodero delle cosce la mia mano. “Questo aereo non fa scalo a Cuba.”
        “Poveva Fernanda,” fa Ernest.
        “Ehi,” dico, strizzando la carne soda di una coscia della ragazza. “Non si può niente, per contentare Fernanda ed Hemingway?”
        “Solo il comandante, può prendere una decisione del genere,” ricevo la risposta.
        “Convincilo ad atterrare a Cuba. Sono un aspirante scrittore. Quando sarò in grado di sfornare un’opera di un certo valore, vi metterò dentro entrambi.”
        “Corro,” gioisce la ragazza, non altrettanto la mia mano, andando via.
        Subito dopo, chiedo al mio amico.
        “Cosa pensi di Bukowski, come uomo e scrittore?”
        “L’uomo e lo scrittore sono inscindibili. Uno non può valere meno dell’altro.”
        Sono d’accordo. Imparo molto da Hemingway. Per questo lo frequento assiduamente.
        Lui prosegue.
        “Mi piace come scrive. Quasi come me. Mi piace la sua faccia. E’ importante avere una certa faccia, per essere un buon scrittore.”
        “Tu sei più bello.”
        “L’espressione è importante. Io e Bukowski ne abbiamo una quasi simile: mi riferisco principalmente al taglio amaro della bocca. In molte cose ci assomigliamo: vestiamo trasandati, beviamo esageratamente. L’avrei messo volentieri io al mondo, Bukowski. In campo letterario, ci sono riuscito.”
        “Le scopate che scrive, sono vere? Io mi sento come si sente lui quando non scopo. E’ sempre sotto pressione perché non scopa che raramente e s’inventa e scrive le scopate che vorrebbe fare?”
        “Non ha importanza. Oggigiorno è necessario scopare nei libri. Ai lettori interessa. Ai ragazzi specialmente. Una volta era diverso.”
        “Com’era?”
        “Non s’indugiava sui particolari delle scopate, per renderle più importanti di quelle che sono. Minuziosamente si descrivevano le guerre. Erano il nostro pane quotidiano, le guerre. E’ un problema trovare qualcosa di interessante da scrivere, oggi. Le guerre le raccontano in televisione è non c’è motivo sia a scriverne che a leggerne.”
        Confermo che imparo molto quando Hemingway apre bocca. Lui ha bisogno di un discepolo, io di un maestro. Ottima intesa la nostra.
        L’hostess ritorna.
        “Va bene, per Cuba,” dice.
        “Sei un tesoro. Come ti chiami?” dico.
        “Pamela.”
        “Bukowski sarà contento di conoscere Fernanda,” esulta Hemingway. “Ci raggiungerà non appena saprà di poterlo fare.”
        “E’ un vero piacere mettersi al servizio della buona cultura. Ce n’è così poca in quota,” dice Pamela e va via.
        Mentre atterriamo a Cuba, domando a Hemingway:
        “Gli americani vogliono fregare Castro o viceversa?”
        “Mai chiedere a un artista giudizi sulla politica. Sbaglierà sempre. Il generoso Ezra Pound ne è l’esempio.
        “Come mai?”
        “Nel caso nostro, lo scrittore non è giudice, né pubblico ministero, né avvocato difensore. Rappresenta l’imputato. Racconta la sua storia e attende il verdetto. Che è quasi sempre di condanna.”
        “Bella prospettiva, per un aspirante scrittore.”
        “Prendere o lasciare.”
        Arrivati a casa di Hemingway, Fernanda telefona a Bukowski. Quando chiude il telefono, dice:
        “Non viene. A quello importa solo grattarsi sotto le ascelle.”


Letto 2264 volte.


2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 23 Agosto 2009 @ 15:57

    Corre la fantasia e si fa punto d’incontro con autori di eccelsa fama. Ne scaturisce un quadro vivo, in cui emergono soprattutto le peculiarità dei grandi personaggi (specie Hemingway), tanto che li vedi, li senti vicini, li apprezzi ancor più per quell’umanità che traspare dalla loro persona e che non è differente da quella espressa nelle loro immortali opere. Omaggio, dunque, a queste voci di fama mondiale della Letteratura. Omaggio, soprattutto, alla nostra eccezionale Pivano, la cui presenza aleggia discreta e forte in tutto il racconto.
    E il giovane scrittore, anche con la mano “malandrina”, non può che ammirare ed imitare tanta grandezza
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by vittorio baccelli — 24 Agosto 2009 @ 09:21

    FERNANDA ADDIO

    Ieri c’è stata tutta una serie di sms tra i vecchi amici del movimento Beat C13 lucchese, la notizia circolava e non era di quelle entusiasmanti: la morte di Fernanda Pivano. Sì, perché i contatti tra Lucca e la Pivano davatano dagli anni ’70, quando lei era ancora sposata con Ettore Sottsass (i suoi lavori sono esposti a Lucca in questi giorni alla Ragghianti) ed editava Pianeta Fresco. Fu una delegazione del C.13 ad incontrarla nel suo salotto milanese, allora centro della cultura, sia letteraria che giovanile. E i rapporti con lei durarono a lungo, Pianeta Fresco ospitò una pagina su Lucca, lei venne seminacosta a fare una visita a sorpresa nella Villa Bottini occupata, senza farsi riconoscere da alcuno. E di lei nel corso degli incontri settimanali alla Viviani, molto si è parlato, e anche furono raccolte adesioni sia per la sua nomina come senatore a vita sia perché potesse beneficiare della legge Bacchelli. È  morta all’età di 92 anni la scrittrice e giornalista Fernanda Pivano. A lei, nata a Genova nel 1917, si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana. Da Edgar Lee Masters a Hemingway, dai poeti e gli scrittori della «beat generation » a Bob Dylan, i più grandi e rappresentativi autori della nuova America sono stati portati ai lettori italiani dalla sua capacità di interpretare, capire, raccontare e descrivere un mondo ancora sconosciuto al pubblico italiano. Di quasi tutti questi autori, Fernanda Pivano è diventata amica e confidente, riuscendo a trasferire nelle versioni italiane delle loro opere, lo spirito più vicino possibile a quello dell’originale.
    Quando negli anni ’50 Fernanda Pivano si recò per la prima volta negli Stati Uniti era solo una giovane studiosa innamorata dell’America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scoprì un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che anche a lui e al suo antimperialismo si rifece, all’esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un’idea di ritorno all’essenzialità dell’uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, fino ad arrivare a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l’America. Sicuramente, nel nostro calendario settimanale, noi della Viviani vorremmo ancora una volta degnamente ricordarla per tutto quanto ha saputo dare al mondo della letteratura internazionale e per aver contribuito a portare in evidenza e ad affermarsi, quella che allora, era solo una sottocultura giovanile.

    Vittorio Baccelli

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart