di Bartolomeo Di Monaco
[Per le sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]
Vi prego, non uccidetemi, Juan.
Conosci il mio nome?
Tutti vi conoscono qui.
Già, il mio nome è conosciuto anche oltre i confini della tua terra, Pacho. Juan Ramirez ha coperto di sangue e di morte la sua strada.
Non uccidetemi, Juan, vi prego. La mia casa ha bisogno delle mie braccia.
Tremi come un coniglio, Pacho.
Vi porterò da mangiare, Juan.
Fai presto, stupido.
La casa di Pacho ha due piccole stanze. Juan e Pacho sono nella cucina. C’è un fornello acceso.
Pacho va a prendere qualcosa nella dispensa e la porta a Juan.
È caldo fuori, dice Juan.
Sono tre mesi che si soffoca dal caldo, risponde Pacho; mia moglie ed io siamo scesi ieri al villaggio. Là non si respira più, e c’è gente che muore ogni giorno per la grande calura.
Cos’è questo che mi hai dato da mangiare?
È fatto di pane e di uova. Noi ne mangiamo tutti i giorni. I miei ragazzi ne vanno matti.
Juan si dondola sulla sedia e guarda Pacho.
Hai paura di me, Pacho?
Sì, signore.
Che dicono di me da queste parti?
Ho sentito per la prima volta il vostro nome alla bettola di Ramon. Ramon parlò di voi. Vi odiano tutti qui.
Portami ancora del vino.
Si odono delle voci venire verso la casa. Juan salta in piedi e si porta alle mani il coltello e la pistola. Poi corre alla finestra a spiare.
Non li distinguo bene, Pacho; sono ancora lontani.
Juan si è fatto scuro in volto. I suoi occhi guardano verso la striscia di terra assolata.
Pacho si è fermato dietro di lui.
Devo saltargli addosso, pensa, devo saltargli addosso prima che mi uccida. Fra poco i contadini del villaggio saranno qui e mi daranno una mano.
Pacho, grida Juan, guarda, quei maledetti vengono da questa parte.
Pacho non esita più. Juan è attento a spiare i contadini e non bada a lui. D’un balzo è addosso a Juan. La pistola e il coltello schizzano via dalle mani di Juan.
Maledetto, grida Juan.
Poi tra Juan e Pacho si scatena una lotta furibonda. Juan è giovane e agile. Pacho è pesante, ma i suoi muscoli sono ancora saldi e le sue mani sembrano delle tenaglie.
I contadini vengono verso la casa di Pacho per bere il buon vino della sua cantina. Cantano una canzone triste com’è loro abitudine.
Non sanno che Pacho è morto.
Juan gli ha ficcato nel fegato il suo lungo coltello ed ora giace in una pozza di sangue con gli occhi sbarrati.
Prima di morire ha gettato nell’aria un lamento disperato. Pacho amava la vita e la sua casa aveva bisogno di lui.
Juan Ramirez con un calcio rovescia il corpo di Pacho nella pozza di sangue.
Maledetto schifoso, dice. Devo fuggire prima che arrivino quei maledetti contadini.
D’un balzo è fuori, afferra le briglie del suo cavallo.
Il suo cavallo già fende l’aria e Juan lo incita con grida rabbiose a correre di più.
Dalla campagna vengono i contadini. Come ogni sera hanno un appuntamento con Pacho e con il suo buon vino. Il vino di Pacho lo conoscono perfino in città e quando Pacho qualche volta vi capita, tutti lo pregano di vendergli un po’ del suo vino. Ma Pacho non lo ha mai venduto e non lo venderà mai a nessuno.
Commenti
4 risposte a “Pacho”
Racconto dal lessico scarno e vibrante, ben scritto. Un fulminante spaccato di Sudamerica.
Carlo
Grazie, Carlo.
Che dire ancora, Bartolomeo, se non esprimere il mio ulteriore compiacimento nel continuare a scoprirti in questo tua nuova efficace realtà espressiva? Anche in questo avvincente racconto, con felici pennellate e con una scrittura che non conosce scorie, con una scrittura lineare, pulita, vitale, sei riuscito a dipingere ambiente e personaggi, mentalità e comportamenti, portandoci in una terra ed in situazioni così realistiche che pare impossibile tu non abbia “vissuto” o, almeno, veduto.
Complimenti, Bartolomeo, e a ritrovarci.
Ti abbraccio
Gian Gabriele Benedetti
Grazie anche a te, Gian Gabriele