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LETTERATURA: “Paradiso e inferno” di Jí³n Kalman Stefánsson – Iperborea

27 Agosto 2012

di Marisa Cecchetti
(dal “Corriere Nazionale”)

Un mondo di ghiaccio e di luce avara vede svilupparsi la storia di due giovani amici in “Paradiso e inferno” di Jí³n Kalman Stefánsson (ed. Iperborea). Siamo nell’Islanda descritta dall’autore, lontana nello spazio e nel tempo, con la vita che si strappa al mare, dove si attendono con pazienza ii momenti di tregua, quando le barche da pesca possono prendere il largo e partono tutte insieme, come per una gara, accompagnate dal suono prolungato di un corno. Quel mare è una risorsa ed una tomba, paradiso e inferno, perché nessun marinaio sa nuotare, ed essere sbalzati fuori dalla barca è sempre un non ritorno.   La battuta di pesca ogni volta è una sfida alla morte.   Bártí°ur e il Ragazzo sono arrivati da Pétur, il padrone della barca, attraverso un percorso lungo e impervio, venendo dal Villaggio.   Ma loro sognano altre attività a terra, dopo quella stagione di pesca. Bártí°ur ama la poesia, e si porta alla capanna il Paradiso Perduto di Milton, che gli ha prestato un vecchio cieco al Villaggio, e lo legge alla luce della candela prima delle poche ore di sonno.   La poesia è la sua consolazione e il suo respiro. Ma lo distrae, prima della partenza, così gli fa dimenticare la cerata nella capanna.   E non si può affrontare quel mare senza cerata, pena il congelamento.

Su quel mare ostile il ragazzo perde il suo più grande amico ed anche la ragione di vivere, ma si sente in obbligo di restituire il Paradiso Perduto al vecchio cieco, perché sa che è geloso dei suoi libri. Ritorna al Villaggio solo per Bártí°ur, accarezzando per sé progetti di fine. Poi la realtà lo riallaccia piano piano, gli fa rimandare la decisione, lo lascia in sospeso, diviso tra il desiderio di seguire l’amico e la curiosità di provare a scoprire la vita.


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Bart