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LETTERATURA: PIM OCCHIGIALLI ovvero La rivincita della Trippona

7 Settembre 2009

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)

Subito sotto troverete una recensione di Stefano Maleci sui racconti di questo autore

¬† ¬† ¬† Fu nel crescere che il ragazzo s’accorse di non essere come i suoi compagni, sfuggire ai loro sguardi sospettosi e chiudersi nella sua stanza era conquistare la salvezza. Ma quando la specchiera rifletteva l’ immagine d’un ragazzetto striminzito con gli occhi gialli di gatto e gli s’agitavano dentro le altre cose che non si potevano vedere, allora restava pieno di paura.
¬† ¬† ¬† Si chiamava Pim ma per tutti era Pim occhigialli, genitori conosciuti mai. Uno che diceva d’essergli parente era Nigo, vantandosi d’averlo sfamato e tirato su da riccone avaro qual era. Abitava in una casa che s’alzava tetra su un paese che era mezzo suo, lavoravano per lui pi√Ļ di trecento contadini e non s’era mai visto fare un gesto d’amicizia con nessuno. Aveva accolto Pim solo per sentire un po’ di chiasso nel casone semivuoto, ma lo teneva come una propriet√† costosa convinto che un giorno sarebbe stata redditizia.
¬† ¬† ¬† Pim non gli voleva bene, l’ubbidiva, ma da lui mai un gesto d’affetto. Solo una volta un abbraccio o qualcosa che gli somigliava, e ne era rimasto impaurito. Negli anni s’era ingigantita la distanza con lui, che una cosa buona per√≤ l’aveva e cio√® di non far caso ai suoi occhi di gatto.
¬† ¬† ¬† Il vuoto intorno procurava a Pim una condizione quasi disumana per un ragazzo nel fiore della vita, tutto solo in lotta coi propri desideri. Quando essi parevano bizzarri o disgustosi invocava per s√© punizioni nell’anima e nel corpo senza conoscere bene quei peccati, nella comprensione del Cielo disperando. ¬†

¬† ¬† ¬† Non aveva solamente occhi di gatto, Pim del gatto aveva le abitudini segrete gli istinti le voglie talvolta la felinit√† rapace. Cacciava i topi ¬†li sbranava divorandoli poi fino all’ultimo ossicino, finch√© non vedeva spuntarsi lunghi baffi. Le cacce le faceva su in soffitta fra cataste di roba putrefatta, poi ronfava placato a pancia piena. A digestione fatta i baffi gli sparivano, ma negli occhi di gatto saettavano ancora tempeste di giallognole scintille.
      Anche di pesce era ingordo. Ma Nigo non lo faceva mai cucinare alla Palmira, donnastra che di giorno lo serviva in cucina e di notte per sfogo sessuale; era campagnolo da una vita e spregiava tutto quello che non era prodotto dalla terra.
¬† ¬† ¬† Pim rimediava frattaglie di pesce da Mary la Trippona, tenutaria dell’unica trattoria del paese. Mary era ferocemente detestata dalle mogli che imputavano al suo locale le assenze serali dei mariti, ma dei loro sberci lei se ne infischiava allegramente. E alla chiusura del locale non restava mai sola, c’era sempre un prescelto che l’aveva attizzata quella sera o un arrapato cronico sempre pronto a smaltire i bollori.
¬† ¬† ¬† La Trippona riversava su Pim un po’ del suo represso istinto materno. Aveva avuto tanti uomini era rimasta incinta tante volte e tanto volte aveva abortito, perch√© il padre del bambino era sempre il marito di un’altra. Con gli sfoghi di sesso si riempiva la vita, e mai un amore.
¬† ¬† Nel tempo aveva apprezzato sempre pi√Ļ i lati positivi della cosa, per esempio che dopo esser transitati nel suo letto quegli uomini sarebbero stati poi di sicuro insopportabili. Che se li sorbissero pure le ¬† mogli, lei il meglio di loro se l’era gi√† goduto.
¬† ¬† ¬† Con Pim gli piaceva ridere e scherzare, ma anche discorrere sulle cose profonde della vita. Lui l’aiutava in cucina, specialmente se erano in programma pietanzine di pesce. ¬†

¬† ¬† ¬† Se fra i coetanei maschi schernire Pim era d’obbligo e difesa necessaria a sotterranei tenebrosi impulsi, giovinette smaliziate erano piene della curiosit√† morbosa di scrutare da vicino i suoi occhi di gatto. Lui non provava per loro la minima attrazione, ma era pronto a fingere un po’ d’interesse purch√© nessuna venisse a conoscenza della sua vita segreta.
      Comunque a parte Mary, agli umani Pim preferiva i gatti.
¬† ¬† ¬† Ce n’era tanti in paese, e tutti amici suoi. Il preferito era il pi√Ļ ubbidiente docile ai comandi e sovrastante i compagni per prontezza e furberia, un felino in cui potesse riconoscersi un po’. Con tale masnada Pim scorrazzava di giorno fra i campi in cerca d’insetti e di bestiole, di notte guidandola nelle chiaviche a far man bassa di topi. Allora il rumore del ciancicar di carni triturate risuonava negli antri puzzolenti dove avvenivano le sordide abbuffate, ritorni a casa barcollando e ¬†il resto della notte passato a vomitare.
¬† ¬† ¬† Tremava poi nel veder nello specchio il suo sguardo allucinato, ma gi√† era pronto per tornare al piacere. Funambolo in bilico su corde tese, si aspettava da un momento all’altro la caduta.
¬† ¬† ¬† ¬† Fu in un giorno luminoso che la sua strada incroci√≤ quella di Alabina, occhi cinerini pelo setoso e la bandiera festosa della coda bianca. Cap√¨ subito che era una gatta ladra e bastarda, ma per lei lasci√≤ la comitiva dei randagi e fecero coppia fissa camminando accanto come se fra loro non ci fosse disparit√† n√© di nascita n√© di statura. Da amante esperta lei gli leccava le narici e Pim in estasi non faceva pi√Ļ caso al suo afrore di fogna.
¬† ¬† ¬†L’idillio dur√≤ un’estate, poi Nigo s’ammal√≤ e in breve fu alla fine. ¬† Chiese a Pim di non farlo morir solo e Pim lo accud√¨ fino all’ultimo, in fondo l’aveva sfamato e gli aveva dato un tetto.
¬† ¬† ¬† Dopo il funerale si fece avanti un notaio che lesse il testamento, Pim era l’erede di tutto. Una postilla imponeva di consegnargli ‚Äúla chiave dello scrigno verde‚ÄĚ, in dotazione del notaio stesso.
¬† ¬† ¬† ¬† La notizia fece il giro del paese, l’unica che ne gio√¨ fu Mary la Trippona cio√® la sola che gli volesse un po’ di bene. Per√≤ quegli stessi che prima lo trattavano da reprobo ora gli si scappellavano. ¬†

¬† ¬† ¬† Via dal trambusto Alabina restava appartata negli angoli remoti del casone aspettando il momento giusto per rientrare in scena, ed ¬† ecco arrivare quel momento. Si presenta tenendo fra i denti un topo cacciato fresco fresco in una fogna porgendolo all’amico con un gesto augurale e ¬†un Miaoooo! cos√¨ acuto da far tintinnare il lampadario di cristallo.
      Le orge ebbero inizio con boccali pieni di sangue, grandi momenti di splendore. Sulla tavola non mancava niente, fornitura lautamente pagata a un tale senza scrupoli che per denaro si sarebbe perfino cucito   la bocca.
¬† ¬† ¬† Ma era tutto cos√¨ facile cos√¨ a buon mercato, che la nostalgia d’avventura sopravvenne e Pim e Alabina tornarono alle eccitanti cacce notturne, ¬†gi√Ļ ¬†nei budelli sotterranei dove topi si pascevano fra i densi liquami puzzolenti. Le vittime pi√Ļ appetibili venivano infilzate con un ferro appuntito, e gi√† il divertimento era guardarle agonizzare lentamente. ¬†

¬† ¬† ¬†Un giorno Pim si ricord√≤ dello scrigno verde menzionato nel testamento e finalmente lo apr√¨. Dentro c’era un foglietto con la scritta Un gesto eroico ti far√† rivivere la tua natura. Tutta la notte si rigir√≤ quella frase nella testa chiedendosi se la sua vera natura fosse quella felina o quella umana, e quale gesto avrebbe dovuto compiere per svelarne il mistero.
      Alabina gli fu sempre vicino e come poteva tentò di consolarlo, ma quegli enigmi erano davvero fuori della sua portata.
¬† ¬† ¬† Segu√¨ fra loro il tempo del distacco, mentre lenta moriva la stagione delle brume. Coi primi voli di rondini il freddo s’addolciva, dalla terra urgevano i germogli.
¬† ¬† ¬† Pim s’era chiuso in casa, pensieri assillanti l’avevan rammollito e svuotato d’ogni voglia. Rimasti senza controllo i contadini trascurarono i poderi e i paesani ci dettero dentro con le supposizioni pi√Ļ cattive fatte su di lui.
      Mary sinceramente preoccupata andò da lui e lo trovò ridotto a pelle e ossa. Saputa la ragione dei suoi mali disse:
¬† ¬† ¬† ‚ÄúSono certa che quella frase sibillina non √® altro che un’altra stravagante cattiveria di Nigo. Ma devi perdonarlo t’ha lasciato ricco, ora torna alla vita e all’allegria‚ÄĚ.
¬† ¬† ¬† Nell’ombra, gli occhi cinerini della gatta Alabina ebbero un lampo. ¬†

¬† ¬† ¬† Cos√¨ Pim occhigialli torn√≤ a far ingoiare un po’ di polvere ai paesani. ¬† ¬† ¬† ¬†Cacci√≤ i mezzadri che durante la sua assenza s’eran dati all’ozio ne assunse altri di paesi vicini e poich√© un padrone deve avere un servitore personale, assunse un giovinetto senza casa n√© famiglia. Si chiamava Druno e non fu una buona scelta, perch√© gli fu sempre infedele.
¬† ¬† ¬† Con Alabina andava a gonfie vele, cacce notturne e eccitanti scorribande ripresero a ritmo serrato. Contenta d’averlo riportato in vita la Trippona diventava sempre pi√Ļ ciarliera, raccontandogli perfino ci√≤ che aveva fatto intimamente con l’ultimo suo ganzo. Chiacchierava e lavorava lavorava e chiacchierava muovendo il corpo grasso fra le pentole e i fornelli, via via tracannando un buon bicchiere di vino.
¬† ¬† ¬† Pim aveva una gran voglia di vuotare il sacco e dire tutto di s√©, tirar fuori le cose che aveva ferme alla gola e che rischiavano a volte di strozzarlo. Ma poi temeva che i suoi segreti nemmeno Mary l’avrebbe digeriti e non voleva rischiar di perdere l’unica persona amica.
¬† ¬† ¬† Le visite di Pim alla trattoria di Mary divennero sempre pi√Ļ frequenti e i preparativi per festeggiare la fine del gelo lasciavano abbastanza spazio alle mogli invidiose per malignare che fra i due ci fossero cose sporche. Ora per tutti la donna non era solo come l’accalappiatrice dei mariti ma in pi√Ļ una sudiciona che s’approfittava d’un ragazzetto ingenuo e assai bislacco.
      Ignara della tempesta che si stava scatenando, Mary vide svuotarsi in breve tempo la trattoria e dapprima non capì il voltafaccia. Vedendola depressa e scoraggiata, Pim le teneva compagnia fino a tarda notte e ciò naturalmente rafforzò le dicerìe su di loro.
¬† ¬† ¬† Coloro ch’erano stati gli avventori pi√Ļ entusiasti del locale esitavano a credere che davvero Mary se la facesse con uno steccolino spelacchiato che pareva senz’ossa e per giunto sfigurato da fattezze strane, sapendo che a letto si portava sempre maschioni nerboruti e bene in carne, quelli che la fottevano gi√† con un’occhiata.
¬† ¬† ¬† Ma a uno a uno i frequentatori della trattoria dovettero cedere all’aggressivit√† verbale delle mogli, che finalmente cantarono vittoria. Le pi√Ļ scatenate non eran tanto quelle che avevano sopportato nel letto mariti svuotati d’ogni voglia, quanto le cuciniere accanite che sapevano le pietanze fatte da Mary preferite ai loro piatti.
¬† ¬† ¬† Anche i contadini licenziati da Pim s’unirono compatti agli accusatori e aspettarono la resa dei conti. Insomma, la Trippona fu per tutti la mantide insaziabile che in mancanza di meglio si stava spolpando un tenero uccellino, nonch√© un’avida mignotta che tentava d’intortarselo per mettere le mani sulla sua fortuna. ¬†

¬† ¬† ¬† Le mogli e tutti quelli che son sempre solerti a cospirare ai danni di qualcuno si riunirono, decidendo d’agire alla festa della Luce.
¬† ¬† ¬† Nella trattoria era pi√Ļ deserta che mai quel giorno Mary cercava di non perder l’ottimismo. Pim le ripet√© ancora una volta di vendere tutto e trasferirsi a casa sua spiegando quanto ci avrebbero guadagnato tutti e due esclamando alla fine: ‚ÄúAvr√≤ cos√¨ tutta per me la migliore cuciniera del mondo!‚ÄĚ, intanto guadagnandosi un suo stiracchiato sorrisino.
¬† ¬† ¬† In piazza si facevano i fal√≤, spettri di fiamme rossastre rischiaravano il crepuscolo. La giovent√Ļ festeggiava pensando solo a finire la serata in bellezza, magari in qualche anfratto a far l’amore.
      Un gruppo invasato capeggiato dalle mogli si diresse verso la trattoria, eccitandosi con le propria grida e agitando le torce.
¬† ¬† ¬†Mary stava stappando una bottiglia per far l’ennesimo brindisi con l’amico, quando sent√¨ l’avvicinarsi del frastuono se lo strinse a s√© impaurita. Ma non ci fu tempo per pensare ad altro, l’orda degli scalmanati sfond√≤ la porta e irruppe nel locale appiccicando il fuoco dappertutto. La trattoria avvamp√≤ e divenne un rogo, mentre quelli scappavano. La povera Mary vedeva crollare tutto ci√≤ che possedeva e che era stato tutta la sua vita e inutilmente Pim la implorava di uscir da quell’inferno. Come un automa lo segu√¨ ma poi torn√≤ dentro tentando di salvar qualcosa, ma le macerie ardenti la respinsero bruciacchiandole le vesti e le carni e cadde a terra svenuta. Con fatica immensa Pim corse a soccorrerla e con uno sforzo davvero sovrumano per lui riusc√¨ a trascinarla fino sulla strada, poi anche ¬† suoi occhi gialli di gatto si velarono e precipit√≤ nel nulla. ¬†

      Quando rinvenne, Mary era china su di lui e sorrideva stringendogli le mani, ripetendo fra le lacrime che gli doveva la vita. Raccontò come giacquero entrambi senza conoscenza e con le piaghe sanguinanti, finché Druno li portò a casa e li curò. Peccato che dopo un gesto tanto generoso il servitorello sparì con una sostanziosa refurtiva.  

      Quanto tempo passò Pim non lo seppe mai.
¬† ¬† ¬† Si risvegli√≤ nella sua stanza fra gli oggetti conosciuti e le sue cose pi√Ļ care, non provando alcun dolore anzi sentendosi soffice e leggero. Alabina corpo morbido ammaliatore gli era accanto, poteva intrecciar la propria coda con la sua√Ę‚ā¨¬¶La coda! Di scatto si volse verso la specchiera e vide due micioni amorosi che stavan cos√¨ stretti da sembrare un corpo solo, ed erano la gatta Alabina e quello che in un’altra vita fu il ragazzo Pim.
      Mary arrivò puntuale  con un vassoio colmo di golosità, topi e insetti ma preparati con uno speciale ricettario tutto suo.
¬† ¬† ¬† Fu cos√¨ spiegato il senso della frase scritta da Nigo con saggezza inaspettata, davvero un gesto eroico aveva fatto rivivere a Pim la sua vera natura cio√® quella felina. Con grande coraggio e in condizioni quasi disumane aveva salvato Mary dalle fiamme, e per questo premiato dalla sorte. Tornando ad essere un gatto felice, tale e quale com’era nella sua vita precedente. ¬†

¬† ¬† ¬† Ma nell’ozio ben pasciuto e nelle comodit√† i due gatti finirono ancora una volta nella noia. La nostalgia d’avventura fu pi√Ļ forte d’ogni altra saggezza e se la svignarono, per non tornare pi√Ļ.
      Mary non ne fu sorpresa, erano due bestie e le bestie non possono sacrificarsi a vivere da umani.
¬† ¬† ¬† Cominci√≤ la leggenda, c’era chi diceva d’aver visto i due gatti sopra i tetti sul campanile e persino sulle nuvole, ma nessuno seppe mai la verit√†. Quel che √® certo, √® che a volte di notte risuonava nel paese un miagol√¨o cos√¨ acuto che sembrava venir dalle profondit√† abissali della terra. E in effetti, veniva proprio di laggi√Ļ.
 

Le foglie nel canneto
non cambiano colore
le grasse cuciniere
non mutano l’ardore

¬† ¬† ¬† Mary la Trippona rest√≤ cos√¨ la sola proprietaria d’ogni avere, e a modo suo ne fece buon uso. Ma non sapeva fare vita da signora e sfaccendava per non perder l’abitudine, foss’anche per cucinare per i mendicanti.
      La trattoria le mancava, e le mancavano soprattutto gli avventori.
      Un giorno che vide uno di loro passare sotto casa, dalla finestra lo invitò e quello non si fece pregare. Fu una rimpatriata formidabile a cui ne seguirono altre, finché tutti i vecchi clienti della trattoria la sera tornarono dalla Trippona a far bisboccia. Se li ripassò tutti a uno a uno, e a nulla valsero le proteste delle mogli.
¬† ¬† ¬† ¬†Il suo corpo molle torn√≤ a essere palestra per ogni esibizione e poich√© molti di loro erano anche i suoi mezzadri, spesso dal suo letto ¬† passavano direttamente ai poderi in una vitale girandola di cibo di sesso e d’operosit√†.
¬† ¬† ¬† Com’era finito Pim non lo disse mai a nessuno di loro nemmeno quando li sentiva galoppare su di s√©, era un segreto che si sarebbe portata nella tomba.
¬† ¬† ¬† Pass√≤ il tempo Mary aveva sempre meno forze e morivano poco alla volta i suoi compagni d’avventura. Gli sfaccendati giovincelli del paese s’aspettavano prima o poi la chiamata, e lei scelse quelli che in ogni senso le riempivano gli occhi.
¬† ¬† ¬†Per la Trippona cominci√≤ una stagione tutta nuova, si ringalluzz√¨ e parve anche ringiovanire. Il giorno i ragazzi lavoravano per lei e a turno restavano la notte, tutti d’amore e d’accordo. Le proteste delle fidanzate rimpiazzarono quelle delle loro madri, e fra gelosie e arrabbiature tutto procedette secondo le vecchie abitudini.
¬† ¬† ¬† Mary camp√≤ quasi cent’anni, e si godette la vita fino all’ultima goccia.


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2 Comments

  1. Commento by claudio grosset — 7 Settembre 2009 @ 08:27

    Certo che √® veramente frustrante non poter ‚Äėessere se stessi’, cosi nel mondo fiabesco di Pim Occhigialli, cos√¨ anche ai nostri giorni: √® la stessa cosa.
    Soltanto che nelle fiabe basta√Ę‚ā¨¬¶un’ ‚Äėincantesimo’ √Ę‚ā¨‚Äú predetto qui da un inaspettato oracolo (Nigo) – ed il problema √® risolto. Nel caso nostro, nasce da un atto ‚Äúeroico‚ÄĚ in soccorso dell’Amica Mary, quindi encomiabile, che premia lo sfortunato dalla doppia natura uomo-felino a quella meno evidente ma pi√Ļ amata e sentita, quella bestiale! Eh√Ę‚ā¨¬¶ non quella umana!
    Poi si sovrappone alla vicenda di Pim, e prende ‚Äėforma’, quella di Mary, La Trippona, come lo stesso sottotitolo ci annuncia. Una donna dai contorni e costumi boccacceschi, fattezze flaccide e grottesche – con ‚Äúsfoghi di sesso√Ę‚ā¨¬¶maschioni nerboruti√Ę‚ā¨¬¶si riempiva la vita‚ÄĚ-, un essere dalla marcata sensualit√† e quindi ‚Äėquasi’ animalesca.
    Un analogia tra i due personaggi, una commiserazione dello status di ‚Äėessere umano’: dice Mary ‚Äú√Ę‚ā¨¬¶le bestie non possono sacrificarsi a vivere da umani.‚ÄĚ
    Poveri noi! Siamo cos√¨ orgogliosi e fieri della nostra presunta ‚Äėsuperiorit√†’ ed intelligenza√Ę‚ā¨¬¶ che, compiacersi e compiacere la natura che √® ‚Äėintorno a noi’ come ‚Äėdentro di noi’, lasciandosi cullare anche un po’ dall’ istinto √Ę‚ā¨‚Äú ritenuto a torto o ragione, tipicamente√Ę‚ā¨¬¶ bestiale √Ę‚ā¨‚Äú forse si acquisterebbe in ‚ÄėFelicit√†’ o, perlomeno, in ‚ÄėSerenit√†’.

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 8 Settembre 2009 @ 23:58

    Straordinaria forza narrativa sorregge una creativit√† che d√† origine ad una storia di fiaba e di vita. I due mondi si intrecciano e quasi si confondono, suscitando una notevole ‚Äúpresa‚ÄĚ nel lettore. Su un terreno metamorfico, il susseguirsi di immagini robuste, di simboli, di significati; l’intrecciarsi di istinti d’animali e umani, certe identit√† ferite, il fondersi di corporeit√† e di inarrestabili e non sempre edificanti abitudini, i rapporti conflittuali e qualche sprazzo di generosit√† ed altruismo costruiscono un panorama complesso, che si fa metafora dell’esistenza stessa.
    Si dipingono molte ombre tra qualche luce e tutto pare nel tempo e fuori del tempo, mentre s’aggira smaliziato lo scavo introspettivo dell’autore, capace di caratterizzare appieno i protagonisti.
    Vibrazioni altissime e a volte inquietanti si fanno tensione e divengono sigillo della fisicità comunicativa.
    Gian Gabriele Benedetti

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