Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Qualche notizia su Marino Magliani e su “Il collezionista di tempo”

5 Ottobre 2008

di Francesco Improta

Marino Magliani è nato a Dolcedo, ma ha trascorso la sua infanzia a Prelà, in una valle (la val Prino) distesa tra montagne impervie e scoscese. E da questo ambiente naturale, al quale è rimasto profondamente legato, Marino deriva il suo stile scabro, ruvido e poroso, capace di assorbire la luce e i profumi della sua Liguria. Dopo molte peregrinazioni in Francia, in Spagna e soprattutto in America latina, di cui parla nel suo precedente romanzo Quattro giorni per non morire, si stabilisce sulla costa olandese, a Ijmuiden, un paese di pescatori, affondato nella sabbia e battuto dal vento che ne cambia conti ­nuamente il profilo e i connotati, spiazzando non solo gli occasionali visitatori ma anche gli stessi abitanti.

Qui, in attesa di tornare d’estate nella Riviera Ligure a potare gli ulivi, a incontrare i vecchi amici e a caricarsi di nuove emozioni e sentimenti, lavora saltuariamente, dedicandosi per la maggior parte del tempo alla scrittura. Marino, anche se parla sempre nelle sue opere della sua terra d’origine, non ha scritto neppure una pagina in Liguria, non diversamente da Nico Orengo, che pur avendo ambientato quasi tutti i suoi romanzi nella Riviera di Ponente ha sempre scritto immerso nel frastuono e nel caos della vita cittadina (Torino). Probabilmente per entrambi la scrittura è risarcimento consolatorio, autocompensazione e nostalgia di un mondo incantato, visto spesso come un paradiso perduto, da qui la necessità di un filtro, di una distanza materiale e memoriale.

Collezionista, Marino, di tempo, come suggerisce il titolo del suo penultimo romanzo, e di spazio, uno spazio mutevole, predisposto a franare per la natura del suo terreno e per le violenze perpetrate dall’uomo, sempre meno rispettoso dell’ambiente. Sorge il dubbio, a questo punto, che la Liguria descritta da Magliani ed Orengo, come quella che riempie le pagine di Biamonti e di Conte, non esista più o non sia mai davvero esistita, ma sia il frutto di straordinarie sensibilità creative; diventa cioè spontaneo chiedersi se sia la natura del luogo a suggerire certe splendide pagine letterarie o se sia la letteratura a creare questi indimenticabili paesaggi. L’intensità della rappresentazione carica i luoghi descritti di una tale suggestione da ricrearli come luoghi fantastici, così che noi li vediamo spesso, anche nella realtà, attraverso il filtro della rappresentazione letteraria.

Il collezionista di tempo, titolo emblematico ed allusivo, come ho avuto già occasione di dire, è un romanzo straordinariamente complesso, fatto di rimandi e di corrispondenze, che si muove intorno a tre momenti emblematici: il collegio, il servizio militare e il soggiorno in Olanda, dopo una serie di vagabondaggi alla ricerca di un altrove che si allontana ogni qualvolta cerchiamo di accostarci ad esso. Nella narrazione si inseriscono, come intarsi preziosi, brandelli di una storia che ha valenza metaforica e che verrà ricomposta alla fine. Opera, quindi, complessa e matura che rivela una sensibile crescita a livello specificamente narrativo e un prodigioso raffinamento stilistico.

“… Il mare, là davanti, era diviso da un sentiero di luna. E prima del mare era l’autostrada, alta sui ponti, come un cancello di cemento, e i tunnel nei colli, e le palme nella luna, e tutto ciò che non era la collina tagliata era pieno di luci verdi e gialle, la baia in un angolo con due luci di barche, il duomo in cima all’altro colle e le logge di Santa Chiara che assomigliavano a un alveare.


Letto 1901 volte.


2 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Qualche notizia su Marino Magliani e su “Il … - Il blog degli studenti. — 5 Ottobre 2008 @ 06:05

    […] Read more Posted by | […]

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 5 Ottobre 2008 @ 15:52

    Il romanzo di Magliani mi suggerisce il tema del tempo. Tema che è stato oggetto affascinante di studi approfonditi da parte di pensatori, scienziati e scrittori. Ritengo positivo ricordare alcune espressioni, che mi paiono significative. Si domandava Sant’Agostino: “Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda, non lo so più”. Baudelaire scriveva: “Per non essere straziati martiri del Tempo, ubriacatevi senza posa! Di vino, di poesia, di virtù: come vi pare”. E l’Ecclesiaste: “Ogni cosa ha il suo momento e ogni atto la sua ora sotto il cielo; tempo di nascere e tempo di morire; tempo di piantare e tempo di sradicare ciò che è piantato; tempo di uccidere e tempo di guarire; tempo di demolire e tempo di edificare […]”.
    Anch’io, a modo mio, cerco di catturare e conservare il tempo soprattutto attraverso i ricordi, che, andando sempre più avanti negli anni, si fanno più fitti e più vivi. E sono un sostegno. Così, nonostante avverta maledettamente che il tempo ci sfugge come sabbia tra le dita, mi sento vicino a Bourdaloue, che affermava: “Non c’è nulla di più prezioso del tempo, poiché è il prezzo dell’eternità”.
    Quanto sopra, come spunto di riflessione e di eventuale confronto di idee
    Gian Gabriele Benedetti

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart