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LETTERATURA: Rosella Postorino: “Il mare in salita”, Laterza

26 Settembre 2011

di  Francesco Improta

Con un matrimonio celebrato tra gli ulivi, navate di una cattedrale en plein air, si conclude l’ultimo romanzo di Rosella Postorino e in noi rimane impresso, nella mente e nel cuore, il sorriso di Francesca, la sposa, “un sorriso spalancato che non te ne andresti più”. Mi è sembrato giusto iniziare dalla fine perché non si tratta di un romanzo tradizionale che ha un suo sviluppo lineare e Francesca non è la protagonista di una storia d’amore a lieto fine, ma una figura che con il suo sorriso sembra incarnare la bellezza indiscutibile di un paesaggio unico, che non assomiglia a niente perché è un mondo pensato in verticale e la gioia di chi, come l’autrice, torna in religioso pellegrinaggio ai luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza. Si tratta di un viaggio a ritroso nel tempo per recuperare emozioni dimenticate o rimosse: i primi moti del cuore, l’attesa spasmodica dell’estate per potersi immergere di nuovo nelle acque del mar ligure, le soste in luoghi strategici per veder passare i belli/bulli del paese, le chiacchiere con amici e compagni all’uscita dalla scuola, le gite con i genitori o con i professori. I ricordi affiorano discontinui, frammentari come le inter ­mittenze del cuore di Proust e non riescono ad assorbire tutta l’attenzione della Postorino che non tralascia di guardare, con occhio lucido e mente pura, ad alcuni problemi reali e drammatici del ponente ligure dalle infiltrazioni mafiose al turismo di massa, dalla speculazione edilizia e i conseguenti danni procurati all’ambiente all’immigrazione clandestina. Altre volte l’autrice rievoca fatti, costumi, leggende e personaggi storici, ormai entrati nel mito come Felice Cascione e Silvio Bonfante, il medico e l’operaio, entrambi martiri della Resistenza. Si passa così, senza seguire un ordine cronologico, ma assecondando le sollecitazioni emotive e culturali, dettate dai luoghi o degli stati d’animo, dallo jus primae noctis ai tempi dei Doria di Dolceacqua, alle streghe di Triora, dal dottor Ruffini e i moti mazziniani all’occupazione delle fabbriche da parte degli operai all’indomani della prima guerra mondiale, dalla festa dei furgari alla leggenda della Madonna di Lampedusa. Non mancano riferimenti espliciti ai suoi autori letterari preferiti, Calvino e Biamonti, e ai suoi gusti musicali e artistici. Dettagliate sono le descrizioni di alcune Chiese o Pievi romaniche ma è soprattutto dinanzi ai santuari della natura che il suo animo si scioglie. Si pensi alla pagina, bellissima struggente, in cui parla del mare:

“Il mare sembra grandissimo. Il tuo corpo lo scalfisce appena. Come una crepa che si apre in riva. Un taglio, appena ti addentri. Sempre più profondo. Il mare ti contiene. Una morsa che stringe la vita. È pericoloso… L’acqua può sommergerti… Eppure ti abbandoni. Come se non ci fosse nulla di più perfetto. Il tuo corpo che si cancella nell’acqua, il tuo corpo che fende la sua forza, la spacca, trova un buco e ci rimane dentro, si fa avvolgere, come se il mare potesse proteggerti anziché annientarti.”

C’è qualche ingenuità e il dosaggio del materiale narrativo forse non è ben calibrato, anche la ricostruzione storica non è sempre esatta e dettagliata, ma io credo che l’autrice non volesse farsi cronista o storica dei fatti, dal momento che è e rimane una narratrice, e per giunta una narratrice di razza, e in quanto tale ha la facoltà e il diritto di arricchire i fatti e le situazioni, dilatandoli oltre misura o contraendoli sinteticamente.

La scrittura è diretta e originale, concisa e sincopata, quasi, fedele al titolo, la Postorino arrancasse lungo le vie e i sentieri impervi dell’entroterra ligure o lungo i crepacci luminosi di questo mare in salita, o, meglio ancora, obbedisse ai soprassalti del suo cuore.
Uno stile, quindi, franto, mosso ma straordinariamente efficace e coinvolgente.


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1 commento

  1. Commento by Giorgio — 19 Novembre 2011 @ 23:13

    La maggiore qualità è ritrovabile negli scritti in corsivo che precedono la narrazione più strettamente lagata alla Liguria vista e vissuta dall’ autrice, cui non manca la qualità di scrittrice.

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