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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Santa Gemma e il diavolo

16 Ottobre 2023

di Bartolomeo Di Monaco

I Lucchesi come me conoscono la Santa (12 marzo 1878 –11 aprile 1903), a cui è dedicato il bel monastero-santuario che porta il suo nome, appena fuori le Mura, all’altezza di Porta Elisa. Il suo cupolone è ben visibile anche a molta distanza. Dentro, ai piedi dell’altare, si trova l’urna che conserva il suo corpo. Oltre ai Lucchesi, vengono da fuori a pregare.
Chi ha letto il suo diario sa che nel corso della sua vita, ella fu perseguitata dal diavolo, che un giorno le rubò il diario, che fu ritrovato con le impronte del diavolo impresse su alcune pagine.
Possiedo molti libri che parlano della Santa e, ovviamente, ho anche una copia del suo diario dove sono visibili le tracce demoniache.
Ebbene, questa storia che mi accadde anni fa ha a che fare con Santa Gemma e con il diavolo.
Nel dicembre del 2015 mi tornarono gli acufeni all’orecchio sinistro (ne avevo sofferto dal 2001 per qualche anno, poi erano scomparsi), così forti che non riuscivo a dormire; mi alzavo dal letto e giravo per la camera tenendomi la testa tra le mani.
Allora mi recai a trovare Santa Gemma e la pregai di aiutarmi (ci sono stato più volte e ho sentito anche il profumo di borotalco, di cui la Santa faceva uso, che ci rivela, secondo quanto mi hanno riferito gli esperti del Santuario, che lei in quel momento ci è vicina). Comprai una sua grande effigie, la feci benedire e incorniciare e la affissi di fianco al mio letto, dove ancora si trova, accanto a immagini di varia fattura del Volto Santo, della Madonna di Montenero, di San Francesco e di San Benedetto. In camera ho anche 2 dipinti giovanili del bravo pittore lucchese Pier Luigi Puccini.
Ogni sera pregavo la Santa che mi concedesse la guarigione.

I graffi sul volto di Santa Gemma

Nel gennaio cominciai a scrivere il diario di questa sofferenza, che è atroce allorché il sibilo nell’orecchio è di forte intensità. Lo scrissi su suggerimento dello scrittore della nostra terra di Lucchesia, Vincenzo Pardini, il quale, forse è il solo, salvo i miei familiari, a cui ho raccontato la storia che sto per narrarvi.
Nel mio libro “Vivere con l’acufene” non ne troverete traccia, e dunque è una novità per voi, miei cari lettori.
Insieme alla grande immagine benedetta di Santa Gemma affissa alla parete a lato del mio letto, mia moglie teneva sul comodino una immaginetta della Santa.
Successe che un giorno (forse ai primi di gennaio 2016) il mio sguardo fu attirato da questa immaginetta. Qualcosa non andava; mi avvicinai e vidi che recava dei graffi sul volto della Santa. Pensai che si fosse sporcata e la presi in mano per ripulirla con un fazzoletto. Ma i graffi non andavano via. Feci più attenzione e mi accorsi che non erano graffi di superficie, ma interni alla foto. Com’era possibile? La feci vedere anche a mio fratello Mario il quale convenne con me che si trattava di un fatto straordinario.
Mi tenni questo segreto e nulla feci per sottoporre l’immaginetta all’attenzione di un esperto. Finché mi decisi a mostrarla a padre Marco, che in quel tempo esercitava il suo ministero nella Basilica della Santa.
Era il 28 marzo 2016, Pasquetta.
Il frate passionista la guardò attentamente, poi mi disse di lasciargliela. Così feci. Dopo qualche tempo, non avendo saputo più niente, tornai a parlare con padre Marco e ricevetti la risposta che non si trattava di niente di importante. Alla mia richiesta di restituirmi la foto, mi rispose che era stata bruciata. Ci rimasi molto male, perché non si doveva comportare così e la foto avrebbe dovuta restituirmela. Rammaricato tornai a casa, e mi dissi che ero stato fortunato a fare, prima di condurre l’immagine graffiata al Santuario, una foto. Sarà stato il destino a farmi prendere una tale precauzione? Indubbiamente sì. Ma a coloro che mi domandassero di mostrare l’immagine originale, potrei solo rispondere, ahimè, che mi resta solo il duplicato da me fatto. Poca cosa, indubbiamente, anche se da questo esemplare non so se sia possibile ricavare qualcosa. È anche per questo motivo che la riproduco qua sotto.
Oggi l’acufene si è notevolmente ridotto e posso conviverci.
Chi ne soffre, sappia che Il libro “Vivere con l’acufene” edito da Amazon nel 2018, è stato il mio modo di aiutare coloro che si trovino in tale sgomentevole situazione.
Pubblicherò questo breve articolo anche sulla mia rivista Parliamone, in modo che ne resti memoria.

Qui “Vivere con l’acufene”.


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Bart