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LETTERATURA: Silvia Avallone: “Acciaio”, Rizzoli

20 Febbraio 2010

di Gordiano Lupi  

“Acciaio” è un romanzo, ma per una piccola città di provincia come Piombino rappresenta una ferita aperta, al punto da scatenare polemiche che ne hanno favorito la lettura. In breve tempo esaurito nelle librerie.  

Persino il sindaco si è risentito per le immagini forti che riguardano la città ed ha polemizzato garbatamente su Facebook. E ancora: lettori indignati che non si sono riconosciuti nelle descrizioni dell’autrice e in certi passaggi che parlano di droga e disagio sociale. Ma “Acciaio” (ed. Rizzoli) non è un atto di accusa contro Piombino, ma un grande romanzo di formazione.  

Silvia non avrebbe mai creduto di finire sui giornali per questo motivo e mi ha confidato: «Non pensavo che scrivere un libro fosse un’attività così pericolosa e che avrei urtato la suscettibilità di tante persone ».  

La scrittrice afferma che Piombino è soltanto una cartina di tornasole per raccontare una realtà globale di disagio, la disillusione di una generazione che non crede più a niente, non si entusiasma per la politica e trova una via di fuga costruendosi un mondo irreale.  

“Acciaio” racconta la storia della profonda amicizia tra Francesca e Anna, due ragazzine di tredici anni che diventano donne in una provincia popolata da operai siderurgici, adulti disillusi e bruciati da troppe sconfitte, ragazzi che sognano la fuga.  

Piombino è il palcoscenico degradato su cui recitano i personaggi, sempre curati e credibili, mai ridotti a stereotipi e a macchiette fumettistiche. Una via Stalingrado di pura fantasia presenta casermoni in stile sovietico dove vivono operai della Lucchini, famiglie marginali, piccoli spacciatori, ladruncoli, perdigiorno, studenti e ragazzi che in estate popolano la piccola spiaggia davanti all’Isola d’Elba. Non è Piombino l’obiettivo, ma la provincia italiana che cambia e la vita che pulsa lontana, distante milioni di anni luce dalle speranze dei giovani.  

Ecco via Stalingrado a giugno, bruciata dal sole, descritta dalla penna ispirata dell’autrice: «Da una parte c’era il mare, invaso di adolescenti in quell’ora bestiale.  

Dall’altra il muso dei casermoni popolari. E tutte le serrande abbassate lungo la strada deserta. Il mare e i muri di quei casermoni sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlavano contro.  

Non c’era niente da fare: via Stalingrado, per chi non ci viveva, vista da fuori, era desolante. Di più: era la miseria ».  

Perché ambientare il romanzo a Piombino?

«E’ una realtà della provincia italiana che conosco di persona e che mi ha sempre affascinata, in primo luogo per la presenza di un’industria imponente come la Lucchini-Servestal. Far diventare questa città lo sfondo della mia storia è stata una scelta naturale: i suoi mille scorci mi sono rimasti impressi come una scenografia potente, quasi epica ».  

Nasci come poetessa e dalla tua scrittura si nota. Come sei arrivata alla narrativa e soprattutto a un romanzo di ampio respiro come Acciaio?

«Alla poesia devo la comprensione del potere racchiuso in ogni parola. Il linguaggio di per sé è capace di illuminare qualcosa del mondo, di offrirle un significato, ossia un’esistenza più ampia. Di lì, l’impulso a un certo punto di allargare il frammento poetico a racconto ».  

Scrive Silvia Avallone: «Il complesso di quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di amianto in un cortile dove i bambini giocano accanto a ragazzi che spacciano e vecchie che puzzano. Uomini e donne che si fanno un’idea del mondo restandone ai margini, credendo normale non andare in vacanza, non andare al cinema, non sfogliare il giornale e non leggere libri ».  

E ancora: «Il Cotone, il quartiere dell’acciaio. Nudo come una tomba. Non una panetteria, un alimentari, un’edicola…. Lo spolverino prodotto dal carbone te lo sentivi entrare nei polmoni, appiccicarsi addosso, annerire la pelle ».  

Come sei arrivata a Rizzoli?

«Ho mandato alcuni capitoli a quest’unica casa editrice. Volevo conoscere una reazione autorevole al mio lavoro solitario. Non mi aspettavo che mi chiamassero dopo due settimane! ».  

Silvia Avallone ha 25 anni e la capacità descrittiva tipica dei grandi scrittori. Dote che riesce ad essere dirompente a tal punto da far sentire una città “sotto osservazione”: “Acciaio” è il suo primo romanzo.  

Il romanzo della “discordia”  

(dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Notizie dai blog su 18/03 Acciaio: L'esordio di Silvia Avallone @ Fnac — 17 Marzo 2010 @ 20:30

    […] LETTERATURA: Silvia Avallone: “Acciaio”, Rizzoli di Gordiano Lupi   “Acciaio” è un romanzo, ma per una piccola città di provincia come Piombino rappresenta una ferita aperta, al punto da scatenare polemiche che ne hanno favorito la lettura. In breve tempo esaurito nelle librerie. blog: Bartolomeo Di Monaco | leggi l’articolo […]

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