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Quanti sono i drogati in parlamento?

20 Febbraio 2010

Su 232 parlamentari che si sono presentati al test volontario sull’uso di droghe, suggerito dal sottosegretario Carlo Giovanardi, uno solo è stato riscontrato positivo. Sembrerebbe un risultato straordinario, se non fosse che coloro che si sono fatti avanti sono una piccolissima parte di quanti avrebbero potuto (e, secondo me, dovuto) presentarsi. Infatti, il totale dei parlamentari delle due Camere è di ben 952 unità. 952 diviso 232 fa 4,103 circa. Il che significa che meno di un quarto dei nostri parlamentari si è sottoposto al test. E se facciamo: 952 meno 232 uguale 720, troviamo quanti parlamentari hanno ritenuto di non sottoporsi al test.  

Ora leggiamo la Costituzione: la camera dei Deputati è composta da 630 deputati e quella del Senato da 315 senatori. Totale: 945. La differenza con 952 è data dai senatori a vita, ai quali non attribuirei   (concordando con quanto scritto qui) il diritto di voto, non essendo stati eletti dal popolo, e potendo (come è successo in varie occasioni – Governo Prodi, ad esempio –) condizionare le decisioni del parlamento.

Come si vede, dunque, il numero di coloro che si sono sottratti al test sull’uso delle droghe rappresenta la somma tra la totalità di una delle due Camere, quella dei deputati (630) e poco meno di un terzo dei componenti dell’altra Camera, ossia del Senato (90 su 315).

Perciò, con le approssimazioni proprie della statistica, possiamo dire che l’Italia potrebbe avere, in teoria, l’intera Camera dei deputati composta da drogati, e l’altra dei Senatori composta da poco meno di un terzo della stessa specie.

Non c’è da rallegrarsene, mi sembra. Anzi, secondo me, questi dati invocano ed impongono molta attenzione da parte della politica, e suonano come un pericoloso allarme.

Si obietterà che da questa massiccia astensione non si può dedurre che i 732 parlamentari che si sono sottratti al test siano consumatori di droghe. Ed anch’io non lo deduco. Tuttavia i dati suggeriscono un serio approfondimento. Non può essere accolta l’eventuale tesi secondo cui ci troviamo in presenza di un diritto alla riservatezza, di cui ciascun parlamentare può disporre liberamente. Proprio perché un tale diritto non l’abbiamo riconosciuto, ad esempio, a Piero Marrazzo, e non vi è dubbio che i parlamentari non sono meno uomini pubblici di quanto lo fosse l’ex presidente della regione Lazio.

Mica stabiliremo il ridicolo discrimine che Marrazzo è stato scoperto e gli altri ancora no!

Una cosa è certa – sempre restando nel campo labile, ma l’unico offertoci scientificamente, delle statistiche e delle probabilità -: su 732 parlamentari che hanno rifiutato il test, ci sono dei drogati. Persone, ossia, che hanno nascosto a tutti i cittadini (in nome dei quali decidono le leggi) la verità.

La questione morale, bandiera soprattutto degli eredi di Berlinguer (e quindi anche di Bersani) non deve essere sfiorata da un benché minimo dubbio. Non era così che si sosteneva almeno fino ad alcuni mesi fa quando Marrazzo dovette fare le valigie e abbandonare l’incarico di governatore del Lazio? Eppure ancora oggi prove contro di lui di reati commessi nella sua funzione pubblica non se ne trovano, ma le sue dimissioni furono pretese giacché nessun dubbio morale doveva lambire chi ricopre cariche pubbliche.

Stando al massiccio rifiuto dei parlamentari di sottoporsi al test sull’uso di droghe, i cittadini hanno il diritto-dovere di nutrire qualche dubbio nei confronti, se non di tutti, almeno di una larga parte di essi.

Come intende rispondere la politica? Che questi dubbi dei cittadini sono inammissibili, degni di reprimenda? Penso che Bersani, che ha cacciato Piero Marrazzo per una questione morale, sia il primo a doversene sentire coinvolto e a pretendere che si faccia chiarezza. O ancora una volta siamo alla politica dei due pesi e delle due misure.

È mio convincimento che uno dei doveri del parlamentare è assicurare i propri elettori di essere in grado di svolgere il proprio mandato in completa integrità morale e psichica.

Poiché il dubbio che vi siano parlamentari drogati è sorto nel Paese, chi non si è sottoposto al test sull’uso di droghe non ha voluto assicurare di ciò i suoi elettori.

Si deve dedurre allora che sono dei drogati?

No, ma su di loro è lecito avanzare sospetti, questo sì, come se ne sono avanzati sull’integrità morale e psichica di Piero Marrazzo.

Se lo ricordino i partiti, se lo ricordi Bersani, e soprattutto se lo ricordino gli elettori.


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1 commento

  1. Commento by Ambra Biagioni — 20 Febbraio 2010 @ 11:28

    Si dovrà chiaramente indicare che la droga, di qualunque tipo si tratti, impedisce una corretta capacità di giudizio e, su questo presupposto, come una volta si richiedeva il certificato di sana e robusta costituzione, rendere obbligatorio il test antidroga per chiunque intenda assumere ogni e qualsiasi carica pubblica.
    Con le mezze misure e la volontarietà non si arriverà mai a nulla.
    Lo stesso Fini dichiarò che drogarsi non è e non può diventare un diritto.

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