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LETTERATURA: Steed Gamero: “I ragazzi della Casa del Sole”, (Lavinia Dickinson editore)

29 Luglio 2013

di Marisa Cecchetti
(dal “Corriere Nazionale“)

Era a Genova per partecipare al Festival Internazionale di Poesia 2013, quando gli è arrivata la no- tizia che la silloge “ I ragazzi della Casa del Sole”, (Lavinia Dickinson editore) , ha vinto il premio Camaiore. Steed Gamero, venticinquenne peruviano, è in Italia da quattordici anni. Gamero ci porta in un istituto per ragazzi sottratti alle famiglie e inseriti in programmi di rieducazione con regole ferree, per cancellare il lo- ro passato. Là regna la spersonalizzazione, gli operatori sedano gli agitati con il metilfenidato, “che uccide le loro anime”. Ma la rabbia cova come “un drago dalla lingua di fuoco”, e in una casa-prigione si evade con l’immaginazione ed il sogno. “Giganti in ginocchio, con labbra riarse dalla sete, con lacrime di ghiaccio”, sopravvivono grazie all’affetto che li lega. Il sogno porta immagini di leggerezza, in volo sopra la città e verso il mare; poveri oggetti del passato- “una pietra levigata/ che proviene da una spiaggia lontana”- hanno una valenza magica, portano “a due passi oltre i sogni”. Poi il sogno si fa incubo e il Minotauro è in agguato e le porte sono fauci di tigre spalancate. Le scelte lessicali di Gamero oscillano tra la leggerezza della libertà e la durezza del carcere, il linguaggio lirico si alterna al programma terapeutico scandito come un credo, in un contrasto crudelmente drammatico.

Prima di arrivare alla poesia lei si è fatto conoscere come fotografo:  esiste  una  conti- nuità tra la sua produzione fotografica e quella poetica?

“ La fotografia mi consente di cogliere istanti di vita, luci e ombre di un attimo. La memoria, il dolo- re, la speranza, l’amore chiedono al fotografo di essere presente e attento, perché non gli sfuggano quando si presentano. Anche nel- la mia poesia sono importanti gli impulsi che in un istante cambia- no il destino degli esseri umani. Impulsi che sono dettati dal co- raggio, dalla passione o dalla disperazione. In alcuni versi del mio libro “I ragazzi della Casa del Sole” questo fermarsi del tempo sottolinea il valore del momentaneo. Come nell’ultima strofa del- la poesia Metà Ximena: Le mani del diavolo / o di Dio / strappano in due / il fotogramma / del suo presente. / Adesso metà di lei / urla”.

In che modo ha potuto avvicinare la realtà degli istituti come quello di cui parla ne I ragazzi della Casa del Sole?

“Nell’adolescenza ho vissuto una serie di problemi familiari e mi sono allontanato dai miei genitori, entrando in contatto con educatori, assistenti sociali, giudici minorili, famiglie affidatarie. E’ una  ragnatela  burocratica  che non tiene conto della vulnerabilità dei ragazzi, non riconosce il loro diritto di scegliere, ma trasforma la sofferenza in anormalità. Per fortuna, in quei giorni, ho avuto buoni amici che mi hanno aiutato a sfuggire alla trappola degli istituti.  Successivamente, facendo   volontariato,  ho conosciuti molti ragazzi con problematiche sociali, soprattutto rom o figli di migranti poveri. Le autorità trattano la povertà e l’emarginazione come se fossero colpe, strappando i ragazzi dalle loro radici affettive e culturali”.

Il  Perù  ha  attraversato  un lungo periodo di crisi negli ultimi decenni del secolo scorso. Quali sono i ricordi più vivi degli anni trascorsi nella sua terra? Che cosa può dire del suo arrivo e della sua integrazione in Italia?

“Quando ero piccolo, il Perù era sconvolto dalla guerra popolare. Gli scontri armati avevano raggiunto anche Lima, la mia città. Noi bambini, quando sentivamo un boato, ci rifugiavamo sotto i tavoli. Ricordo anche l’affetto dei nonni, i giochi con i cugini e certi i sapori del Perù. L’olluquito, un tubero dal sapore inconfondibile, o la chicha morada, una bevanda che si fa con il mais viola. I colori, gli aromi, i sapori del Perù sono sempre dentro di me. La mia famiglia, per parte di madre, ha origini quechua, più antiche dell’impero Inca. I miei genitori si sono trasferiti in Italia, a Milano, nel 1994. L’ho raggiunta all’ età di 11 anni. Non ho avuto difficoltà di integrazione, perché ho stretto amicizia con persone sen- sibili, intelligenti e sincere. Il mio maestro è stato ed è Roberto Malini, un poeta straordinario e un grande insegnante di poesia. Grazie a lui ho scoperto gli autori del Perù, da César Vallejo a José Maria Arguedas, da Manuel Scorza a Bianca Varela e ho imparato a scrivere poesia in italiano”.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart