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STORIA: I MAESTRI: La rivolta studentesca. Adieu, De Gaulle, Adieu

2 Agosto 2013

di Piero Sanavio
[da ‚ÄúLa Fiera Letteraria‚ÄĚ, numero 23, gioved√¨, 6 giugno 1968]

Parigi, maggio

Una settimana di sciopero generale, una settimana di quotidiane battaglie studentesche con la polizia, che da Pa ¬≠rigi si sono estese alla provincia; a Lione, dove √® stato ucciso un commis ¬≠sario, Nizza, Strasburgo, Tolosa, Poitiers, Nancy, Clermont-Ferrant, Besan√≠¬ßon, Rennes, Limoges e Bor ¬≠deaux. Un discorso del capo dello Sta ¬≠to con proposta di referendum, che non √® piaciuto a nessuno, tolti i fede ¬≠lissimi, ma √® significativo che qualche giorno prima il ministro gollista Pisa ¬≠ni fosse passato all’opposizione votan ¬≠do la mozione di sfiducia al governo e dimettendosi dalla carica; un Paese completamente paralizzato; una capi ¬≠tale isolata, dove gi√† mancano le pata ¬≠te e la benzina, con i morti seppelliti dai soldati del Genio (anche i becchini hanno incrociato le braccia), il telefo ¬≠no interurbano non funziona pi√Ļ e quello urbano abbastanza saltuaria ¬≠mente; i giornali non sono pi√Ļ distri ¬≠buiti, le scuole sono chiuse, e anche gli annunciatori televisivi si astengo ¬≠no dal lavoro, sicch√© le notizie di quanto avviene in Francia e nella stessa Parigi, per non parlare dell’e ¬≠stero, giungono solo attraverso la ra ¬≠dio governativa o dalle antenne abba ¬≠stanza obiettive di Radio-Luxembourg.

Le immondizie s’accumulano intan ¬≠to agli angoli delle strade quando non invadono interi quartieri, quasi aves ¬≠sero gambe: a delizia dei topi. Fortuna che non fa caldo. Alle Halles, il fetore di marcio √® simile a quello d’un corpo in decomposizione. Non bastano i sol ¬≠dati che hanno indossato l’uniforme da fatica e caricano le immondizie sui carri per portarle… dove, se anche i depositi sono bloccati dagli sciope ¬≠ranti? Una parte √® depositata e brucia ¬≠ta ai limiti del XVI arrondissement, all’incrocio tra una ¬ę bretella ¬Ľ del boulevard periferico e il ponte del Garigliano, cos√¨ chiamato in omaggio alle vittorie italiche dei soldati marocchi ¬≠ni, durante la scorsa guerra.

Il fumo che s’alza da quel deposito √® spesso e fetido. L’altra notte, verso le due, mentre gli studenti si battevano con la polizia, segavano alberi per ser ¬≠virsene come barricate, incendiavano il pianterreno della Borsa, assaltavano e saccheggiavano due commissariati, davano fuoco a qualche furgone vuoto di CRS (Corps republicain de securit√© – la questura), le fiamme dell’immondezzaio s’alzarono a dimensioni preoc ¬≠cupanti, e occorse l’intervento delle autopompe per spegnerle. Oggi il fu ¬≠mo grigio continua a salire, ma la com ¬≠bustione dei rifiuti √® sotto controllo.

Sotto controllo sono anche i sindaca ¬≠ti e la loro eminenza grigia, il Partito comunista, occupati a discutere con il governo e la confindustria ( ¬ę Le patronat ¬Ľ) le rivendicazioni che provocaro ¬≠no l’arresto del lavoro. Tutti prevedo ¬≠no che tra qualche giorno ritorner√† l’ordine: le rivendicazioni saranno sod ¬≠disfatte (aumento dei salari minimi; allargamento delle garanzie sindacali; riduzione delle ore di lavoro e del li ¬≠mite d’et√† al quale si pu√≤ andare in pensione), ¬ę L’Humanit√© ¬Ľ potr√† gridare vittoria a grossi titoli e gli scioperanti riprenderanno il lavoro. Fino al pros ¬≠simo rialzo dei prezzi e all’inevitabile svalutazione del franco, che gli esperti attendono per il mese di settembre.

A che cosa sar√† servito, allora, lo sciopero generale? Probabilmente a di ¬≠mostrare che i sindacati e il Partito comunista francesi sono organi alta ¬≠mente strutturati, che posseggono un largo seguito di massa, che parlano pi√Ļ facilmente agli operai e al governo, e agli intellettuali che l’invidia di classe gioca ancora un ruolo impor ¬≠tante in Francia, uno dei pochi Paesi moderni dove le strutture sociali siano rigide nel 1968 come lo erano nel 1900. A gettare uno sguardo sugli av ¬≠venimenti di queste tre ultime setti ¬≠mane, infatti, appare chiaro che sinda ¬≠cati e Partito comunista non desidera ¬≠vano lo sciopero: che a esso avrebbero preferito un’azione parlamentare: che lo decretarono per non essere presi in contropiede dagli studenti, di cui ave ¬≠vano denunciato il carattere delle ma ¬≠nifestazioni, al tempo stesso che le reazioni della polizia.

Dei partiti all’opposizione, dall’ini ¬≠zio del mese di maggio, il Partito co ¬≠munista fu l’ultimo a muoversi. Quan ¬≠do lo fece, fu per tentare di assorbire gli studenti, inquadrandoli nel proprio sistema: appoggi√≤ infatti i gruppi ¬ę or ¬≠todossi ¬Ľ all’interno dei vari sindacati studenteschi. La manovra non riusc√¨. Al syndicat national de l’enseignement superieure, i comunisti propone ¬≠vano da tempo la formazione di un ¬ę fronte unico ¬Ľ universitario contro il governo, e delle rivendicazioni essen ¬≠zialmente d’ordine materiale. La mag ¬≠gioranza si schier√≤ invece dietro il se ¬≠gretario generale, Alain Geismar (29 anni, socialista, laureato in fisica, as ¬≠sistente alla Facolt√† di scienza dell’Universit√† di Parigi), che preconizzava un’azione immediata per la trasforma ¬≠zione dell’Universit√†, contro l’immobi ¬≠lismo e la mafia dei cattedratici. S’af ¬≠fermava intanto l’importanza del ¬ę mouvement du 22 mars ¬Ľ e del suo leader, Cohn Bendit, il quale completa ¬≠va l’azione di Geismar e toglieva l’ini ¬≠ziativa ai comunisti ortodossi propo ¬≠nendosi di riunire in un’azione comu ¬≠ne tutti i gruppi studenteschi d’estre ¬≠ma sinistra. L’altro sindacato studen ¬≠tesco, l’Union nationale des etudiants de France (UNEF), restava diviso in una serie di gruppi di idee diverse, dalla destra alla sinistra, sotto la va ¬≠cillante autorit√† del suo vice-presiden ¬≠te, Jacques Sauvageot.

La prima battaglia tra studenti e po ¬≠lizia avvenne a Parigi la notte tra il 13 e il 14 maggio: fu importante in quan ¬≠to riusc√¨ ad attirarsi le simpatie degli elementi pi√Ļ giovani della classe ope ¬≠raia. Di fronte alla brutalit√† delle re ¬≠pressioni di polizia, tutta l’opposizione s’alz√≤ indignata √Ę‚ÄĒ anche il PC e la Confederation general du Travail, la quale ultima proclam√≤ per 24 ore lo sciopero delle erogazioni del gas e del ¬≠l’elettricit√†. Contemporaneamente, e sempre con l’opposizione, il Partito co ¬≠munista tentava l’azione parlamentare – quella della mozione di sfiducia al governo.

Gli studenti occuparono la Sorbona il 15 mattina, mentre la facolt√† di Lettere di Nanterre si costituiva in ¬ę Facolt√† libera e autonoma ¬Ľ su pro ¬≠posta del professore Michaud, che tra gli applausi degli studenti di ¬≠chiarava: ¬ę Saremmo imperdonabili se non approfittassimo delle circostanze straordinarie nelle quali ci troviamo, per cambiar le nostre strutture mentali e l’organizzazione della Facolt√† ¬Ľ.

In Sorbona, gli studenti aprirono dei dibattiti ininterrotti, ventiquattro ore su ventiquattro, ai quali invitarono la popolazione e che avevano come scopo d’informare l’opinione pubblica sul punto di vista degli universitari e decidere le riforme da apportare im ¬≠mediatamente all’insegnamento supe ¬≠riore. Nuovamente il Partito comuni ¬≠sta tent√≤ di assorbire il movimento studentesco, agendo per mezzo delle varie commissioni e sottocommissioni che si riunivano negli anfiteatri della Sorbona, e nuovamente non vi riusc√¨. Gli studenti accusarono il Partito co ¬≠munista e i suoi rappresentanti, di ¬ę crapoule stalinienne ¬Ľ. Nel frattem ¬≠po, Cohn Bendit aveva abbandonato Parigi, tornandosene a Nanterre.

I risultati dei dibattiti, che non si li ¬≠mitavano alla riforma universitaria ma investirono tutti i problemi, dalla filosofia al controllo delle nascite alla nettezza urbana (notevole, in proposi ¬≠to, l’intervento d’uno studente africa ¬≠no, che dichiar√≤ che lui, per vivere, la ¬≠vorava sui camion d’immondizie, e an ¬≠cora non aveva visto un bianco fare quel mestiere), furono piuttosto dra ¬≠stici: si fece strada e si afferm√≤ l’idea di procedere immediatamente a una trasformazione dell’Universit√† e delle strutture sociali del Paese, le quali ul ¬≠time erano dichiarate responsabili del ¬≠la crisi attuale dell’insegnamento su ¬≠periore.

I discorsi non avevano, per√≤, sosti ¬≠tuito le manifestazioni. Nel corso di quella settimana gli studenti occupa ¬≠vano il teatro dell’Odeon (il Th√©√†tre de France) dichiarandolo, durante una movimentata discussione con il suo direttore, J. L. Barrault, tempio dell’arte borghese. In provincia, a Gre ¬≠noble, si dissolveva la Facolt√† di Leg ¬≠ge; a Caen, gli studenti minacciavano di boicottare gli esami; a Nantes, la Facolt√† di Lettere decideva di far scio ¬≠pero; a Tolosa, l’Institut national des sciences veniva occupato; ad Aix en Provence, la Facolt√† di Lettere segui ¬≠va l’esempio di Nantes; a Rouen, ven ¬≠timila manifestanti tra studenti, inse ¬≠gnanti e operai protestavano contro il governo. Questo intanto prometteva, per la bocca del suo primo ministro, la partecipazione studentesca all’elaborazione di riforme.

Il 18 maggio, un sabato, una impo ¬≠nente manifestazione di studenti e operai si diresse verso la sede della TV (ORTF), per chiedere di poter esprimere il punto di vista dei sinda ¬≠cati studenteschi alla popolazione. I manifestanti si scontrarono con uno schieramento di polizia e CRS e si di ¬≠spersero. Fu allora che i sindacati (che gi√† avevano fatto uno sciopero di protesta il 15) dichiararono per il lu ¬≠ned√¨ seguente lo sciopero generale. In ¬≠tanto anche la polizia pareva comin ¬≠ciare a nutrire certi dubbi pericolosi: problemi di coscienza. Rispondendo, per mezzo dei propri sindacati, al di ¬≠scorso che l’indomani della prima bat ¬≠taglia tra forze dell’ordine e studenti il primo ministro aveva fatto (di ritor ¬≠no dal Medio Oriente, e nel corso del quale aveva deplorato gli eccessi delle due parti), esso dichiarava d’aver agi ¬≠to non di propria iniziativa ma in ba ¬≠se a ordini precisi: e che pertanto non le pareva giusto che il governo si de ¬≠solidarizzasse dalle azioni repressive che essa aveva compiuto.

Il movimento studentesco scosso da dissidi interni cominciava a perdere il suo impeto, cedendo il campo all’azio ¬≠ne dei sindacati operai e del Partito comunista. C’√® un episodio significati ¬≠vo: alle prime notizie dello sciopero generale, un gruppo di studenti si di ¬≠resse alle fabbriche Renault, nel sob ¬≠borgo parigino di Boulogne-Billancourt, con lo scopo d’esprimere la pro ¬≠pria simpatia e solidariet√† agli operai che occupavano i luoghi di lavoro. Il contatto non fu possibile: gli operai restarono dietro le griglie dei cancelli, obbedendo cos√¨ agli ordini della CGT e del PC, che avevano precedentemente dichiarato che ¬ę gli operai conduceva ¬≠no da soli la loro battaglia ¬Ľ e non ave ¬≠vano bisogno di nessuno.

Poi vi fu un errore √Ę‚ÄĒ e a commet ¬≠terlo fu il governo. Appena qualche giorno dopo aver dichiarato l’amnistia per tutti gli studenti imprigionati nel corso di scontri e manifestazioni, il ministro dell’interno comunicava che Daniel Cohn Bendit, che aveva mo ¬≠mentaneamente lasciato la Francia per il Belgio e la Germania (e di cui si sussurra sia fidanzato con la figlia di un importante membro del regime gollista), era ¬ę interdit de sejour ¬Ľ sul territorio francese. Immediatamente, gli studenti organizzarono una mani ¬≠festazione di protesta (23 maggio), finita in un nuovo scontro con la poli ¬≠zia e ne promisero un’altra per la sera del giorno dopo. Quel venerd√¨ vi fu il discorso del capo dello Stato, la pro ¬≠messa di negoziati (per il sabato suc ¬≠cessivo) con i rappresentanti sindacali da parte del primo ministro, e una prova di forza della CGT e del PC. Due imponenti sfilate di lavoratori traversarono Parigi, una sulla riva de ¬≠stra e un’altra sulla riva sinistra, ordi ¬≠natissime, al canto dell’Internazionale. Arrivate ai loro punti prestabiliti, le manifestazioni si dissolsero.

Il corteo degli studenti, cominciato alle 18,30 alla Gare de Lyon, e condan ¬≠nato come irresponsabile ancor prima di formarsi dai dirigenti del PC fini in un altro modo. Confluirono sullo spiazzo antistante la stazione in parec ¬≠chie migliaia, ragazzi e ragazze, non tutti di Parigi ma provenienti anche da Universit√† di provincia, tra i quali si mescolavano operai, disoccupati, cu ¬≠riosi. Fatti saggi dalle esperienze pre ¬≠cedenti, alcuni studenti nascondevano dei manganelli, sotto gli impermeabili. Molti portavano elmetti da motocicli ¬≠sta, contro le bastonate. Portavano striscioni che richiedevano l’ammissio ¬≠ne di Cohn Bendit in Francia e attaccavano i comunisti e i sindacati come ¬ę rinunciatari ¬Ľ. Gridavano: ¬ĽLa fabbriche ai lavoratori! ¬Ľ; ¬ę Siano tutti ebrei e tedeschi ¬Ľ, ¬ę Adieu, De Gaulle, Adieu ¬Ľ, ¬ę De Gaulle, Demissions ¬Ľ√Ę‚ā¨¬¶

Un tentativo di dirigersi verso l’H√≠¬ītel de Ville fu impedito dalla polizia (invisibile, durante la manifestazione degli operai) che sbarr√≤ la sola via d’accesso, piazza della Bastiglia. La reazione degli studenti fu immediata: in meno di venti minuti erano gi√† in piedi delle barricate, fatte di sassi, pannelli pubblicitari, auto, segni stra ¬≠dali, alberi. Alcune saranno incendiate (cos√¨ avverr√† pi√Ļ tardi anche al quar ¬≠tiere Latino) per impedire alla polizia d’avvicinarsi. Ai primi lanci di grana ¬≠te e di sassi, una parte della manife ¬≠stazione si framment√≤ in una serie di veri e propri ¬ę commandos ¬Ľ, una tecnica mai sperimentata, finora, a Pari ¬≠gi: uno di questi commandos dar√† fuo ¬≠co alla Borsa, dopo averne sfondate le porte con delle travi trovate in un cantiere vicino.

Alle dieci di sera, Parigi era mode ¬≠ratamente in fiamme. Fuggendo da ¬≠vanti alle forze dell’ordine, gli studen ¬≠ti bruciavano le immondizie. Intanto sorgevano le barricate al quartiere La ¬≠tino: Boulevard St. Michel, Boulevard St. Germain, Place de la Sorbonne, Rue des √ącoles, Place Edmond Rostand, Rue de Vaugirard, Rue Monge, Rue Gay-Lussac, Place Denfert Rochereau, Chatelet…

La battaglia, dalle due parti, prese proporzioni ancora mai viste in queste settimane, con i risultati gi√† accenna ¬≠ti, e questi altri: quattrocento feriti, una trentina d’auto bruciate. Anche un morto, ma che per√≤ non c’entrava nella rivolta, un morto a coltellate, una storia privata. Se la polizia spara bombe lacrimogene e granate offensi ¬≠ve, gli studenti non rispondono soltan ¬≠to a pietre e a cocktail Molotov: tirano tegole dai tetti, appiccano il fuoco. I portavoce ufficiali del governo parle ¬≠ranno il giorno dopo di ¬ę ammutina ¬≠menti provocati da canaglie e anarchi ¬≠ci, organizzati per la battaglia di stra ¬≠da ¬Ľ : lo scopo √® dare alla rivolta tutto un altro colore.

La lotta di strada, con la tradiziona ¬≠le vittoria delle forze dell’ordine, fin√¨ alle cinque di mattina. Alle undici, il primo ministro decretava virtualmen ¬≠te lo stato d’assedio. ¬ę Ogni manifesta ¬≠zione all’interno di Parigi e del quar ¬≠tiere Latino √® vietata ¬Ľ.

Ma fu proprio quel giorno, quel sa ¬≠bato, che scoppi√≤ Bordeaux. Nella stessa Parigi, alle cinque di sera, un nuovo scontro tra studenti e polizia, al quartiere Latino, fu evitato solo dal pronto intervento del servizio d’ordine dell’UNEF, che stabil√¨ un cordone di corpi umani, tra i due gruppi che si stavano avvicinando. Intanto, disgu ¬≠stati dall’atteggiamento della CGT e del PC (i quali erano riusciti a convin ¬≠cere anche gli operai pi√Ļ recalcitranti della necessit√† di continuare un’azione pacifica verso le autorit√†, invocando il formidabile argomento della scadenza delle cambiali √Ę‚ÄĒ la maggioranza della classe operaia, con la nuova ¬ę affluen ¬≠za ¬Ľ √® infatti anche in Francia indebi ¬≠tata fino al collo presso i venditori di frigoriferi e di televisori), due alti funzionari sindacali davano le dimis ¬≠sioni per affermare la loro solidariet√† con gli studenti.

Sabato e domenica: le conversazioni tra sindacati, governo e ¬ę patronat ¬Ľ cominciano e danno subito (malgrado il riserbo dei partecipanti) ottimi ri ¬≠sultati. Il PC fustiga gli studenti sulle colonne dell‘Humanit√© ¬Ľ, Geismar, do ¬≠po una riunione del suo gruppo, di ¬≠chiara di opporsi alla violenza, ma che si sta preparando una nuova manife ¬≠stazione studentesca per luned√¨ 27, gi√† condannata in partenza come irre ¬≠sponsabile dalla CGT. Un sindacato, all’ultimo minuto (quello di ¬ę Force Ouvriere ¬Ľ ) si dichiara solidale con gli studenti.

L’aria √® elettrica a Parigi, dove i grossi sindacati e il PC ormai non ten ¬≠tano pi√Ļ di recuperare gli studenti, e si schierano di fatto dalla parte del go ¬≠verno: per tutto ci√≤ che non concerne il         referendum proposto da De Gaulle e le ¬ę rivendicazioni ¬Ľ. Il PC non vuole la rivoluzione, vuole andare al gover ¬≠no con i voti della piccola borghesia. Ma l’aria √® tesa. La violenza pu√≤ scop ¬≠piare daccapo. Gli operai sembrano meno disposti a seguire i loro dirigen ¬≠ti di quanto apparisse in un primo tem ¬≠po. Pu√≤ darsi che l’argomento delle cambiali scadute abbia avuto un effet ¬≠to contrario. Una rivoluzione? Perch√© no? Estinguerebbe tutti i debiti.

 

 

 

DANIEL LE ROUGE

 

Non si tratta, come l’ha presentato certa stampa, d’un voltabandiera: non ha giocato tra nazionalit√† francese e nazionalit√† tedesca per interesse od opportunismo. La storia dei suoi pas ¬≠saporti √® quella di tutti i senzapatria √Ę‚ÄĒ e senzapatria Daniel Cohn Bendit (che i giornali parigini della sera chiamano, ora ¬ę Daniel le rouge ¬Ľ) lo √® stato non per scelta ma per imposizione.

A chiederglielo, fa di se stesso il se ­guente ritratto:

 

¬ę I miei genitori mi diedero la nazio ¬≠nalit√† tedesca quando avevo quindici anni, nel 1960. Prima d’allora non ero che una “displaced person‚ÄĚ. I miei pri ¬≠mi quattordici anni li ho trascorsi in Francia, poi ho passato sei anni in Germania occidentale, poi sono ritor ¬≠nato in Francia. Vi sto da tre anni. I miei genitori lasciarono la Germania nel 1933, con i nazisti alle calcagna. Vissero un poco a Parigi e durante l’occupazione dovettero stabilirsi nella cosiddetta Francia “libera‚ÄĚ, a Montau- ban, a nord di Tolosa. A Montauban sono nato. Finita la guerra, mio padre, che faceva l’avvocato, dovette ritornare in Germania per poter esercitare la sua professione. Fu nel 1950. Mia ma ¬≠dre ripart√¨ otto anni dopo. Ho un fratel ¬≠lo pi√Ļ vecchio di me, nato nel 1936, che vive in Francia e ha la nazionalit√† francese. E’ professore a Nantes ¬Ľ.

 

E gli studi?

 

¬ę Ho trascorso la mia infanzia a Pari ¬≠gi. Avevo cinque anni quando i miei genitori si separarono. Come mio fra ¬≠tello, sono stato educato da mia ma ¬≠dre. A Parigi frequentai la scuola co ¬≠munale del XV Arrondissement, poi fe ¬≠ci due anni al liceo Buffon, terminando il liceo in Germania. Due anni. V’ero tornato con mia madre, perch√© mio pa ¬≠dre era ammalato gravemente e lei se ne doveva occupare. Mio padre mor√¨ nel 1959 ¬Ľ.

 

Dal punto di vista ideologico, come si definisce?

 

¬ę Sono un militante rivoluzionario, cio√® voglio cambiare radicalmente la societ√†. Per me, la sola cosa da fare √® condurre una critica e un’azione di contestazione totali contro il funziona ¬≠mento delle istituzioni repressive. Il che per√≤ non significa che io preconiz ¬≠zi la distruzione del pi√Ļ grande numero possibile degli individui che s’appog ¬≠giano a queste istituzioni e le difendo ¬≠no. Ma sono di estrema sinistra. Esse ¬≠re d’estrema sinistra implica soprattut ¬≠to avere una strategia √Ę‚ÄĒ possedere strutture. Ora, le strutture non si crea ¬≠no dal nulla, oppure semplicemente perch√© se ne ha bisogno. Metterle in piedi, implica molto di pi√Ļ. Attualmente, il problema fondamentale delle Uni ¬≠versit√†, √® di riuscire a politicizzare gli studenti. Le strutture le troveremo do ¬≠po. Tentare di crearle prima d’aver proceduto alla politicizzazione degli studenti √® votarsi a uno scacco ¬Ľ.

 

Le sue motivazioni?

 

¬ę La principale √® basata su un’analisi della societ√† attuale, che rifiuto in blocco ¬Ľ.

 

Il suo obiettivo, come capo rivoluzio ­nario studentesco?

 

¬ę Rovesciare il regime gollista. E’ per√≤ un proposito che noi studenti non potremo mai realizzare da soli. Occor ¬≠rerebbe l’aiuto dei partiti di sinistra e dei sindacati. Se il Partito comunista e la CGT avessero voluto far cadere il re ¬≠gime, questo sarebbe gi√† scomparso ¬Ľ.

 

E’ possibile arrivare a un’unione tra studenti e lavoratori, per mettere in at ¬≠to i suoi propositi?

 

¬ę Servendoci dei mezzi d’azione tra ¬≠dizionali dei movimenti operai, quali lo sciopero, le manifestazioni, l’occupa ¬≠zione dei luoghi di lavoro, noi studenti abbiamo mostrato la falsit√† del mito dell’intangibilit√† del regime. Abbiamo aperto una breccia nella quale si sono infilati gli operai. Se questi saranno ca ¬≠paci di arrivare fino in fondo √® un’altra questione. Ma anche se non lo saran ¬≠no, avverranno altre esplosioni. Ci√≤ che rimane importante √® la dimostra ¬≠zione dell’efficacia di certe tecniche ri ¬≠voluzionarie. Ci√≤ che succede in Fran ¬≠cia da quasi tre settimane mostra che, nel Paese, v’era una situazione oggetti ¬≠va, nata da ci√≤ che √® chiamato ‚Äúl’insoddisfazione” della giovent√Ļ e della sua volont√† d’azione.

 

 


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Bart