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Mediaset. La cassazione conferma la condanna

1 Agosto 2013

L’accusa detta la linea e la cassazione si adegua.
Come tanti commentatori avevano previsto (in primis l’avvocato Ghedini), la cassazione alle ore 19,38 di oggi ha sposato la tesi del tribunale di Milano, lasciando inalterata la condanna di 4 anni a carico di Silvio Berlusconi per frode fiscale. La piccola differenza resta solo nel rinvio ad altra corte di appello per ricalcolare gli anni di interdizione dai pubblici uffici. Del resto era stata la stessa accusa (il procuratore generale) ad accorgersi dell’errore compiuto dal tribunale di Milano e a suggerire la riduzione a 3 anni del periodo di interdizione. La cassazione si è chiamata fuori dal ricalcolare essa stessa tale periodo, come invece aveva richiesto la procura generale, e ha proceduto al rinvio.

Si tratta, per questo rinvio (da notare: anch’esso in linea con le indicazioni dell’accusa), di un incidente di poca rilevanza, rispetto al fatto che la cassazione ha riaffermato ed esibito con strafottenza, ancora una volta, che nei confronti di Berlusconi si può condannare senza che vi sia uno straccio di prova. L’avv. Franco Coppi aveva illustrato nella sua arringa di ieri con dovizia di dati che il capo di accusa di frode fiscale era del tutto sbagliato e il processo doveva essere annullato. Spiegava anche il perché. La frode fiscale si ha quando le fatture sono completamente false, ossia sono emesse senza che vi sia il sottostante scambio di merce. Invece tutte le fatture vagliate in causa non sono fasulle ma vere, ed hanno ad oggetto uno scambio denaro-merce (i film acquistati da Mediaset) realmente avvenuto. Si poteva quindi accusare Berlusconi di aver emesso fatture non corrispondenti al vero valore dello scambio, e questo nuovo capo di accusa non contempla un reato penale, ma solo una pena pecuniaria.

Naturalmente sarà importante leggere le motivazioni, quando saranno rese pubbliche, ma delle due l’una: o l’avvocato Franco Coppi non sa leggere gli articoli dei codici e ha detto una corbelleria, o la cassazione ha fatto orecchi da mercante. Infatti, non ci possono essere vie di mezzo o compromissorie per definire diversamente la frode fiscale. O c’è stata (i film non sono stati acquistati), e dunque la pena è corretta o l’acquisto di film c’è stato (e c’è stato) e non si tratta perciò di frode fiscale e dunque la cassazione dovrebbe vergognarsi di avere interpretato a suo piacimento la legge. Del resto, la cassazione non è nuova a sbandamenti di dubbia origine, e lo ha dimostrato il caso di Giorgio Napolitano che si è visto attribuire una immunità quasi assoluta, non contemplata né dalla costituzione né dai padri costituenti.

Ora sarà curioso sentire come i politici cuciranno e taglieranno la sentenza. Ci saranno ovviamente quelli che, per calmare le acque e confondere le idee, diranno che la cassazione ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, ma costoro sono i soliti camaleonti. Prendetene nota. La verità è una sola: la cassazione ha condannato in pieno, vale a dire senza sconti, Silvio Berlusconi, e dunque sarà interessante nelle prossime ora osservare il comportamento del Pdl.
Nei panni dei parlamentari del Pdl non avrei dubbi: la cassazione ha ratificato una condanna emessa senza uno straccio di prova, ed in più applicando una interpretazione del concetto di frode fiscale del tutto opposta a quella dell’avvocato della difesa Franco Coppi, ritenuto in materia un luminare, e non certo uno stravagante che tira ad indovinare.

Non avrei nulla da contestare, perciò, se fosse messa in atto una delle tre o quattro ipotesi avanzate dal Pdl nei giorni scorsi: quella delle dimissioni di tutti i parlamentari del Pdl.
Non si può accettare, infatti, che la magistratura acquisisca un metodo di lavoro che esce dai severi canoni della giustizia giusta, quella, vale a dire, che permette di condannare un cittadino solo in presenza di prove incontrovertibili, e non certo frutto di astratte elucubrazioni. Ad un accadimento tanto grave la parte politica colpita darebbe una risposta che suonerebbe come una invocazione universale, come l’urlo angoscioso di Munch rivolto a tutto il mondo.
Anche il Pd, però, avrà la sua gatta da pelare. Come alcuni parlamentari di sinistra annunciavano nei giorni scorsi, sarà difficile spiegare agli elettori del Pd che è giusto continuare l’esperienza di governo con un partito il cui leader ha subito una pesante condanna definitiva. Berlusconi forse ha indovinato anche questa volta. La sentenza sta provocando, infatti, vittima di una nemesi puntuale e cinica, un terremoto nel partito che più di tutti ha aiutato la magistratura a diventare il mostro onnivoro che è sotto gli occhi di tutti. Non ci sarà bisogno delle dimissioni dei parlamentari Pdl per dare una risposta politica altisonante alla iniquità della sentenza. Sarà il Pd, dilaniato e confuso, a mettere fine, come conseguenza diretta, alla esperienza di governo voluta e difesa da Napolitano. Così che la cassazione avrà, consapevole o meno (ma credo assai consapevole), posto fine alla seconda repubblica allo stesso modo che pose fine alla prima. Un traguardo infausto che dovrebbe suggerire a tutti che è arrivato il momento di fermare il mostro. E chi sa che questa volta pure Napolitano, come lascia intendere il suo messaggio, non l’abbia finalmente capito.

Ma, questo, è anche il momento in cui, specie nel Pdl, verranno alla luce gli ipocriti e i traditori. Ci si prepari alla conta.

(Qui il commento video di Vittorio Feltri).

(Qui la dichiarazione video di Silvio Berlusconi).

(Qui il commento video di Alessandro Sallusti).


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Bart