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LETTERATURA: STORIA: I MAESTRI: Riccardo Bacchelli ricorda gli anni della Grande Guerra

16 Ottobre 2008

di Corrado Stajano
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 7 novembre 1968] ¬†

Quando scoppi√≤ la grande guerra, Riccardo Bacchelli era in un momento di crisi morale. Lo scrittore ventiquattrenne, che aveva gi√† pubblicato II filo meraviglioso di Lodovico Clo e i Poemi lirici, stava vivendo anche lui il suo esame di cosciensa di uomo e di letterato. Mai era stato cos√¨ dubbioso del suo avvenire: come Rimbaud, forse non avrebbe pi√Ļ scritto, pensava, malgrado critici come Benedetto Croce avessero dato giudizi molto positivi sui suoi libri. Accadde invece che Bac ¬≠chelli, anzich√© andare a vender fucili in Africa, fosse destinato a maneggiarli per i tre anni della guerra, a Conca di Ples ¬≠so e sul Carso, con la seconda e la terza armata.
 

Un fatto morale

Di vecchia e civile famiglia borghese, di tradizione culturale liberale, il giovane scrittore era al riparo dagli estremismi interventistici: persuaso dell’inevitabilit√† della guerra, per ¬≠suaso che la distruzione del ¬≠l’Austria sarebbe stata un di ¬≠sastro europeo, considerava pe ¬≠r√≤ il conflitto – oltre che una evasione e un modo personale di rompere col passato che l’a ¬≠veva messo in crisi – un fatto morale pi√Ļ che politico, un’espe ¬≠rienza umana dalla quale non poteva restare assente. Rimise dunque tutto, un po’ fatalisti ¬≠camente, nelle mani di Dio e, proprio perch√© non era favore ¬≠vole all’intervento, ritenne giu ¬≠sto, come giovane uomo che non deve rifiutare la storia, chiedere di partire per il fronte.
Alla fine del ’15 la crisi dello scrittore era composta: lo scos ¬≠sone della guerra l’aveva convinto che doveva continuare a scrivere. Per tre anni fu co ¬≠stretto ugualmente a rinunciare alla letteratura, ma, con gli occhi bene aperti e il cuore in tumulto, non smise mai di re ¬≠gistrare il ribollire di una real ¬≠t√† nuova di cui si sentiva anche lui protagonista. Da quell’esperienza fondamentale, Bac ¬≠chelli trarr√† alcune delle sue pagine pi√Ļ importanti, delle Memorie del tempo presente, della Citt√† degli amanti, di Oggi, domani e mai e il finale del Mulino del Po dove la mor ¬≠te sul Piave del giovane pon ¬≠tiere Lazzaro Scacerni sembra davvero ¬† ¬† il ¬† ¬† simbolo ¬† ¬† di ¬† ¬† tutta un’epoca.
Riccardo Bacchetti ricorda la guerra del ’15-’18 con pacatezza e distacco, senza gli assalti di dolore e di pena di Carlo Emilio Gadda. Nel suo studio milanese di via Borgonuovo, seduto davanti al calamaio di ceramica e alle cannucce con cui ha scritto i suoi cinquanta libri parla delle battaglie dell’Isonzo e degli ufficiali e dei saldati che le combatterono, cerca di chiarire il sentimento che per la guerra del ’15 ebbe il popolo, rievoca e inquadra episodi di quella che anche per lui √® stata una sconvolgente vicenda umana.
¬ęNon sono mai stato n√© pacifista, n√© guerrafondaio, n√© interventista, ma giudico la guer ¬≠ra un’esperienza che non posso neppure pensare di non avere fatto ¬Ľ, mi dice lo scrittore come introduzione al suo pensiero. ¬ęNon devo correggere nessuna opinione d√¨ mezzo secolo fa. Io non ho avuto delusioni perch√© non avevo avuto illusioni. Anche davanti alla carneficina non restava che dire √ą la guerra, ma senza cinismo, con virile partecipazione ¬Ľ.
Qual è per Bacchelli il signi ­ficato della grande guerra vista mezzo secolo dopo?
¬ęNon credo allo slogan della propaganda interventista secon ¬≠do il quale il conflitto mondia ¬≠le contribu√¨ all’unificazione psi ¬≠cologica e morale degli italiani. Questo √® un dovere e un impe ¬≠gno degli anni di pace. Il signi ¬≠ficato del ’15-’18 √® stato invece di averci fatto partecipare alla storia europea ¬Ľ.
 

La pazienza italiana

Chi conobbe Bacchelli al fron ¬≠te testimonia le sue qualit√† di ottimo ufficiale, il suo coraggio e la sua eleganza sotto il fuo ¬≠co. I soldati gli volevano bene, lo scrittore, cinquant’anni dopo, ricambia il loro affetto e la loro stima: ¬ęCasi di vilt√† non ne ho visti mai. Non ho avuto che esempi di persone forti, devote, disposte al sacrificio in tutte le classi sociali. Sembra retorica, ma io ebbi allora precisa co ¬≠scienza che non esiste un popolo paziente come il nostro: l’an ¬≠tica educazione religiosa lo in ¬≠fluenza profondamente nel co ¬≠raggio e, insieme, nella virile rassegnazione ¬Ľ. ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†

Gli scrittori italiani e il ’15-’18.

√ą’ appena uscita da Longanesi una nuova edizione di Tutta la guerra, un’antologia critica di Giuseppe Prezzolini con scritti di Alvaro, Baldini, Barzini, Cecchi, Jahier, Panzini, Papini, Sa ¬≠ba, Serra, Slataper, Soffici e Ungaretti: il libro √® interessante anche perch√© √® completato da testamenti di guerra, da lettere e canzoni di soldati e dalle cor ¬≠rispondenze dei giornalisti che riescono a dare un panorama abbastanza completo degli umo ¬≠ri dell’epoca. Mancano per√≤ estratti o accenni a opere essen ¬≠ziali per capire meglio qual era l’altra faccia della guerra, come Un anno sull’Altipiano di Emi ¬≠lio Lussu, il Taccuino di guer ¬≠ra di Cesare De Lollis e, soprat ¬≠tutto, Trincee, di Carlo Salsa, una delle opere pi√Ļ belle e pi√Ļ sconosciute sulla grande guer ¬≠ra, pi√Ļ violenta di Remarque e pi√Ļ tragica della Grande illu ¬≠sione, il film di Renoir.
La guerra fu per molti uno choc. Ragazzi di diciotto anni, divenuti adulti fra le fucilate e gli shrapnel, furono costretti a fare i conti, in un momento cosi delicato della vita, con se stessi e con quel mistero di irrazio ¬≠nalit√†, di follia e di vergogna che √® la guerra. Le loro testi ¬≠monianze hanno un sapore reli ¬≠gioso. Mi racconta, ad esempio, Carlo Betocchi, classe 1899, al fronte nel ’17, e subito travolto nelle vicende della ritirata rie ¬≠vocate in un volumetto, L’anno di Caporetto: ¬ęQuella guerra resta anche oggi per me quello che fu allora, lo sbocco tanto pi√Ļ naturale e pi√Ļ schietto, quanto pi√Ļ straordinario, per la mia condizione umana in quell’et√† mia giovane e piena d’aspettative. E penso che ognu ¬≠no che v’and√≤ ebbe la propria guerra; secondo le sue condi ¬≠zioni, l’et√†, gli impegni dovuti tralasciare, la maturit√† del pen ¬≠siero. Ma se torno a richiedermene il significato non so rispondere che una cosa: la vissi non come azione di guerra perch√© ero tutto il contrario di un eroe. La vissi come l’oscura indecifrabile vicenda che m’era stato offerto di vivere in comune – e necessariamente alla pari – con una immensa quantit√† di uomini come me, compresi i cosiddetti nemici ¬Ľ.
Un altro ¬ęgiovane ¬Ľ del ’99, un altro poeta, Sergio Solmi, √® pieno di civili rimpianti. La guerra per lui che combatt√©, prima come aspirante, poi co ¬≠me sottotenente di fanteria sul Monte Nero e sul Montello ed entr√≤ fra i primi a Vittorio Ve ¬≠neto, si confonde coi libri di scuola. ¬ęHo dei ricordi come di giochi felici, quasi una fa ¬≠vola vissuta in assoluta smemoratezza. E sono pieno di ri ¬≠morsi ‘per non aver fatto quella guerra con maggiore coscienza. Mi prende un grande scoramen ¬≠to quando penso a quei soldati pi√Ļ anziani di me, meridionali e analfabeti che mi caddero accanto, carne da cannone man ¬≠data ad ammazzarsi per qual ¬≠cosa che non sapevano ¬Ľ.


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5 Comments

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: STORIA: I MAESTRI: Riccardo Bacchelli ricorda gli … - Il blog degli studenti. — 16 Ottobre 2008 @ 07:00

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  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 16 Ottobre 2008 @ 18:33

    Quello di Bacchelli √® un raccontare chiaro, limpido, obiettivo dei fatti. Il suo √® uno scrivere che pare davvero d’altri tempi per l’ariosit√† e il tratto sicuro della prosa. La capacit√† di questo grande scrittore di presentare episodi e figure √® straordinaria, da autore di razza. Ho ancora presente il grande affresco corale, che scaturisce dalla trilogia ‚ÄúIl mulino del Po‚ÄĚ e soprattutto sono sempre vive nella mia memoria (a distanza di tanti anni) le immagini dello sceneggiato (uno dei primi) che ne ricav√≤ la TV in bianco e nero e che tenne incollati al piccolo schermo milioni di telespettatori
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Ottobre 2008 @ 23:56

    Uno sceneggiato stupendo, come ce ne furono in quegli anni ’60, soprattutto di Sandro Bolchi.

    Ho sempre messo il Bacchelli, come narratore, subito dopo il Manzoni. Grandi entrambi.

  4. Commento by Caiogiulio — 1 Novembre 2008 @ 19:07

    Concordo pienamente con i commenti n.ro 2 e 3 (non sono riuscito a leggere quello n.ro 1, perchè non si è aperto il testo). Altri tempi, altri libri ed altra TV!!!

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 1 Novembre 2008 @ 20:16

    Il primo commento √® un pingback, ossia il sito degli studenti ha messo un link a questo articolo, cos√¨ che i suoi frequentatori, se interessati, possono venirsi a leggere l’articolo qui da noi.

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