di Claudio Magris
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 12 marzo 1970]
La saggezza viene dalla po litica. Questa sembra es sere almeno la convinzione di Brecht, una delle più ac canite e ribadite convinzioni del grande drammaturgo che tramite la severa coerenza ideologica del suo teatro di dattico cercò di essere un au tore didascalico nel senso più ampio e profondo della pa rola, uno scrittore epico ca pace di raccontare agli altri storie piene di significato e di indicar loro come si po trebbe o dovrebbe essere fe lici. Alla luce del suo motto hegeliano « la verità è con creta », Brecht credette di trovare nel rigore della po litica lo strumento per attua re in termini reali quella saggezza di vita, per non la sciarla svanire nel limbo del le speranze frustrate o dei moniti inutili o delle subli mazioni spiritualistiche. Lo sforzo di Brecht tese a resti tuire realtà ed efficacia ai cosiddetti valori « universali umani », ai veri valori clas sici che il poeta considerava irrealizzabili nel contesto borghese-capitalistico e possibili soltanto nella società socia lista, quella società i cui pre gi Brecht non riuscì mai a ritrarre, mentre rappresentò con tanta grandezza i mali di quella borghese.
Brecht è in fondo uno dei pochissimi scrittori del Nove cento che cerchino di recu perare la dimensione dell’im mediatezza e degli affetti quo tidiani; lungi dal volerla rag giungere direttamente e cioè per via irrazionalistica, elu dendo i problemi generali e oggettivi, egli si propone di trovare quella dimensione al la fine di un lungo cammino che passa per la politica. Brecht si occupa dunque « delle opinioni per amore della vita », com’egli stesso dice di Lenin nel suo Me-ti. Libro delle svolte, edito ora (Einaudi, pp. 206, L. 1500) nella versione di Cesare Cases che vi ha premesso una felice introduzione cui v’è ben poco da aggiungere. In que sto curioso libretto di mas sime, sentenze, apologhi e bre vissimi trattati, Brecht tra spone in stile cinese il pen siero dei « classici » (cioè dei maestri del marxismo), la contraddittoria e incerta po litica di quegli anni (l’opera, composta fra il 1934 e il 1937, venne successivamente ritoc cata e rielaborata e infine pubblicata appena nel 1965 e nel 1967) e soprattutto il rap porto, per lui d’importanza fondamentale, fra linee di condotta privata e di condot ta politica.
Tale rapporto si presentava particolarmente complesso ed arduo nel periodo della lotta fra Stalin e Trotzki, del re gime staliniano, dell’ ascesa nazionalsocialista e dell’atteg giamento sovietico verso l’oc cidente e gli stessi partiti co munisti occidentali. Le linee di condotta privata e politi ca vengono identificate nelle regole dell’agire. « Per gua dagnarsi la cena ci vuole sag gezza; questa può consistere nel dimostrare obbedienza ai superiori. Una saggezza d’al tra specie è quella che può indurre a eliminare il siste ma per cui ci sono superiori e inferiori. Tuttavia anche per questa impresa ci vuole la saggezza della prima spe cie, perché anche per attuare questa impresa occorre ce nare ».
E’ noto come la cultura ci nese offrisse a Brecht l’esem pio di una distaccata e tipiz zante proiezione stilistica nel la quale egli trovò un mo dello ideale di quello straniamento cui tutta la sua arte tendeva. In quest’opera tale straniamento coinvolge vita e politica, teoria e prassi: filo sofi e capi rivoluzionari â— da Marx a Lenin, da Stalin a Trotzki a Rosa Luxemburg â— appaiono nelle vesti di an tichi maestri cinesi al pari di alcuni famosi scrittori e dello stesso « io » autobio grafico di Brecht, mentre la dottrina di Me-ti (o Mo-ti, un filosofo anticonfuciano vissu to fra il V e il IV secolo a.C.) diviene la cifra del « Grande Ordine », della dialettica hege liana e del sistema sociali sta, e la stessa vita privata â— come nelle splendide sto rie amorose di Lai Tu â— vie ne vissuta quale momento storico, come se gli amanti « contassero su una storio grafia ».
Condensato nella laconica essenzialità di un. poeta epigrammatico contemporaneo celato dietro la maschera di un favoloso tempo antico, il Libro delle svolte alterna te stimonianze degli anni Tren ta che possono sembrare or mai scontate ad anticipazioni d’una sorprendente moderni tà. Se il travestimento â— pur equo ed obiettivo â— in panni arcaici delle dottrine trotzki ste o dell’opinabile necessità della politica staliniana o dell’indubbia « utilità » di al cuni dei suoi più spregiudi cati compromessi appare oggi una metafora cinese di cose ovvie, che allora erano tut tavia scottanti ed attuali, la remota dimensione agraria che assume la dottrina del « fiume delle cose » â— e cioè la dialettica hegeliano-marxi sta â— si collega inaspettata mente agli odierni problemi della rivoluzione culturale nel Terzo Mondo, mentre l’orto dossia partitica si riscatta in una critica e in un’autocriti ca rivolte al falso ottimismo razionalistico, a quella giusti ficazione provvidenziale degli eventi che il peggior marxi smo ha ereditato dal peggio re idealismo.
Brecht, che nei suoi inse gnamenti di saggezza non si perita di citare alla lettera e di nascosto due versi di Kipling sull’atteggiamento di nanzi al trionfo ed al disa stro, dirige la sua battaglia contro gli odiati «Tui », gli in tellettuali sofisticati ed astrat ti dal reale. Sul piano stret tamente politico, sul quale le sue ambiguità non risulta no sempre oggettivamente giustificabili, è forse lecito individuare anche nel raffi nato giocoliere Brecht uno di quei sottili e sfuggenti « a voratori della testa » ch’egli detestava. Ma all’oncia di in telligenza del « Tui » che ren de l’uomo, secondo le parole dello stesso poeta, « infido co me sabbie mobili », Brecht contrappone pur sempre alla fine le due once d’intelligen za che rendono « fidati come una roccia ». L’imminenza dell’apocalisse non distrugge l’amore per i gesti della don na che accende il fuoco, per l’« attimo che può essere sfruttato e non ritorna », per l’omerico scudo di Achille. E troppo facile, o almeno è per fortuna ancor troppo presto, dire se tutto ciò sia vera mente regressivo.