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LETTERATURA: “Tentativi di scoraggiamento (a darsi alla scrittura)” di Erri De Luca, Editrice Dante & Descartes

26 Novembre 2009

di Francesco Improta  

L’ultima opera di Erri De Luca è un opuscoletto straordinario, di grande impatto e suggestione, e, a dispetto dello stesso autore, che si è sempre tenuto lontano da atteggiamenti didascalici e cattedratici, veramente magistrale. Leggero e concettoso, ricco di citazioni letterarie e bibliche e di riferimenti ai mestieri e alle professioni più umili (prevale la figura del ciabattino, già presente in Montedidio e Mestieri all’aria aperta) il libricino si presenta sotto forma di lettera, genere quest’ultimo che insieme con la poesia il Novecento ha praticato con maggiore frequenza, scritture brevi per un secolo breve. La lettera indirizzata a un giovane scrittore che si è rivolto a lui per avere dei consigli o più probabilmente a tutti coloro che si accingono a scrivere o che vorrebbero esercitare la pratica della scrittura è, in realtà, una riflessione acuta e meditata sull’attività dello scrittore e sulla scrittura letteraria.

Lo scrittore, che si troverà davanti la vastità di un vuoto non da riempire ma da abitare, non dovrà avere modelli o capomastri, reminiscenza sbiadita, a livello lessicale, del duro lavoro svolto come manovale nei cantieri edili e a cui Erri tornerà con la memoria e con animo commosso, ma sempre in maniera indiretta, verso la fine della lettera, allorché, consapevole che “carmina panem non dant” afferma che non bisogna vergognarsi di nessun mestiere fatto per la sussistenza, soprattutto se vi è “per rimborso e redenzione l’ora della scrittura”.  

Poco efficaci e molto costosi sono, a suo avviso, i tanto strombazzati corsi di scrittura, per cui è preferibile gettarsi allo sbaraglio, imparare a vivere nel deserto e nel silenzio interiore, in un vagabondaggio senza meta in cui si rischia continuamente di cedere o di smarrirsi, “così – egli dice – avviene il perfezionamento o la disfatta”. Se i corsi di scrittura servono a poco, indispensabili, secondo Erri De Luca, sono invece l’apprendimento di un’altra lingua che consenta di “inseguire i poeti nella loro tana” e l’uso del dialetto, ossia della nostra lingua materna. L’italiano, infatti, non deriva da una lingua antica ma è un’amazzonia di dialetti arroccati in mille borghi e villaggi e suddivisi in tanti rivoli.

Altri sono i temi affrontati dall’autore in questo opuscolo densissimo: l’invito alla pazienza; la scarsa importanza del talento che contrasta con l’ostinazione, sottomarca di quella rara virtù che è la costanza; la necessità di risarcire la natura della materia prima di cui si serve lo scrittore; l’invito a sfogliare il vocabolario non con l’animo del cercatore ma con quello del viaggiatore che va alla scoperta di storie, di fatti, di armonie, di suoni contenuti in ogni singola parola. Due, però, sono gli argomenti su cui non si può assolutamente sorvolare: il contrasto tra ammirazione e invidia e la funzione dello scrittore. L’ammirazione, a detta di Erri, è un sentimento necessario perché intransitivo a differenza dell’invidia, deprecabile, che è un sentimento transitivo in quanto chi la prova vuol essere come l’altro, o meglio al posto dell’altro. L’invidia, come suggerisce l’etimologia della parola (in-video = vedere contro) è un difetto della vista, annulla la di ­stanza, fa credere di essere a portata di mano. Sotto l’impulso dell’am ­mirazione e con la conoscenza di un’altra lingua si ha, invece, la pos ­sibilità di migliorare la propria scrittura traducendo gli autori oggetto di ammirazione e temprando la propria lingua al fuoco della precisione.  Spesso si chiede allo scrittore di prendere posizione su una determinata questione, pubblica o privata, ma non è questo il compito dello scrittore: a lui spetta, invece, scrivere al meglio le sue storie. Al di fuori di ciò resta solo un ambito di sua competenza: il diritto di parola. Difenderlo non solo negli altri scrittori ma in tutti, compresi gli analfabeti e i muti, dove questo diritto manca o risulta debole e appannato è un suo compito specifico, per cui deve battersi contro qualsiasi forma di censura che soffochi o limiti il diritto di parola.

Questa di Erri De Luca non è solo una “lezione” di stile ma anche e soprattutto di civiltà.


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1 commento

  1. Commento by Carlo Capone — 26 Novembre 2009 @ 12:46

    GRande Erri De Luca, Maestro vero di vita.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart