di Marisa Cecchetti
Chi non ha avuto la possibilità di conoscere Mario Tobino, at traverso il libro di Antonia Guar nirei, Cinque anni con Mario Tobino, (ed. Dell’Erba) può en trare nella sua vita. Scrittore, poeta, psichiatra, l’autrice lo contatta un giorno che si trova a Lucca. Ha già avuto occasioni di incontrarlo, grazie alle fre quentazioni del padre, il narra tore e critico Silvio Guarnieri, ma è trascorso tanto tempo da allora, questa è una sua iniziativa personale. Come in un dia rio, Guarnieri racconta gli ulti mi anni di vita di Tobino con lin guaggio pacato, cercando di re cuperare di lui ogni frase, ogni emozione, ogni ritorno al passa to, la pazzia una costante dei suoi ricordi: “poveri matti, non li difende nessuno… e loro sono incapaci di difendersi… era mio dovere proteggerli”. Rilegge con lui le cartelle cliniche scritte con lo stesso stile dei suoi libri, car telle degli anni cinquanta “di quando ancora la follia si mani festava libera e felice, e non era no stati scoperti gli psicofarma ci che la imbrigliavano toglien dole la gioia di esprimersi in li bertà …”. Lo accompagna a Mag giano: “Le visite erano brevi per ché “si stancava anche per l’emozione che provava a vedere i matti e a parlare con loro”. Ne scopre l’assoluta libertà di pensiero e di stile, per cui si arrabbiava alle correzioni pesanti dell’editing della Mondadori: “Budellacci … ma come vi siete permessi di cambiarmi lo stile… e anche le parole”. La Guarnieri diventa la sua correttrice di bozze e intanto ne scopre anche gli aspetti giocosi. Lei gli dà forza e cerca di risvegliarne l’entusiasmo fino agli ultimi giorni, quando Tobino parte per ricevere il premio Pirandello. Un’emozione che gli sarà fatale.
(da “Il Corriere Nazionale”)
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