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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Tre ritratti urbani

15 Maggio 2009

di Nicola Dal falco

La misoginia del tappezziere  

Ma più acuta, perché sospetta è la misoginia del tappezziere, decisa dal mestiere.
Il coro delle cucitrici che commenta senza tregua gli insulti e la partenza, chiave omerica d’ogni confidenza e bisticcio.
Il lavoro che ingrassa con un tormento di sguardi e vocine, s’insacca come una rete gettata a mare, sembra precipitare nello sciopero e, poi, perfidamente, sfiorando il termine, copre il tavolo dei ringraziamenti. Corteggio infinito di mani e cuori affranti, di parole e celie, invisibile motore e senso del cucire.
Vanno, infatti, cucendo la tunica, il velo, l’arazzo: tempo concesso, a sprazzi, dalla vita.
Mentre loro stanno con licenza di dire, simili a parche o sirene, il tappezziere vorrebbe sfuggire al gorgo del disegno, ai metri di stoffa, all’orlo che soffoca.
Cerca una rupe, il tu del solitario, per quel colloquio così simile al precipizio dell’amore.
E invece, l’abbraccio continua, avvinghiante e imprevisto: un grufolare di porci; il passeggio di Elena sugli spalti; la memoria della balia… come una carta senza nomi, precisa, nera di segni, zeppa d’aria che costruisce imperi di sillabe, curve al destino, forse sempre uguale.  

Sassofonista  

Sax era un pacchetto di sigarette, più larghe e spesse delle nazionali, un pacchetto rosso con un oblò da cui lo strumento usciva come un gamba, flessuoso, scattante e nudo come una gamba; oppure l’associazione era il fumo?
La nuvola densa, circoscritta della fumata nervosa, sovrappensiero o la nuvola che ti bagna lambendo il viso e la battigia?
Da suonare quasi parlando, parlando e fumando come si faceva un tempo.
È il sax un torrente, ora livido d’acqua ora chiaro di sassi, sulla via che taglia le colline fino al piano. Più bucolico che urbano, per strade ripide che paiono torrenti.  

Quel tipo di ragazze  

hanno occhi taciturni/e occhiaie dispiegate/tappeti d’ombra/la pelle in lutto/di un grigio-ocra/color del vento/belle senza farsi altere/aggrappate alla breve/fissità della tenda/nel sole o nella sera/a passi di rosa/a lunghi giri/di campane/quel tipo di ragazza lì/con gli occhi taciturni/e le occhiaie/una pelle che del fiore/esprime la radice
 

(15 aprile 2003, mattino, Milano circonvallazione)


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2 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 15 Maggio 2009 @ 23:08

    Due quadri surreali con un simbolismo acceso e significati intrinseci. Il coronamento emotivo è esaltato dai versi finali, in cui rimbalza dalla parola il fascino lirico e non solo della figura femminile
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Tre ritratti urbani — 15 Maggio 2009 @ 23:27

    […] Per approfondire consulta articolo originale:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Tre ritratti urbani […]

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