Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Una strana storia

23 Novembre 2009

di Enzo Ferrari  

La giornata è serena, dopo una settimana di vento e di pioggia. Il mordente azzurro del cielo aggredisce il bianco dei muri, folgorati dal sole. All’inizio della strada è rimasto un giardino con delle palme che si ergono solenni. Dal muro di cinta crollano masse di rampicanti fioriti e sontuose buganvillee rosse, mentre oleandri, quasi per dispetto, si preoccupano di presentare i loro grandi mazzi di fiori rosa. Nell’aria si sente un violento contrasto di colori e di luci, in cui nulla si fonde, anzi stride, quasi disturbando gli occhi, disabituati a così tanti sapori tutti assieme. Lungo la strada in leggera salita, hanno sistemato delle bancarelle, che si confondono con i tavolini dei bar. Si respira un’aria di festa. Libri a centinaia, nelle loro variopinte copertine, sono poggiati su banchi, all’ombra di colorati ombrelloni. Certi volumi sono messi verticalmente in bell’evidenza, mentre quelli di costa fanno leggere solo il titolo e l’autore. Un refolo dispettoso apre e chiude una raccolta di poesie.

Bambini giocano spensierati, mentre alcune vecchiette, sedute sulle panchine all’ombra di vetuste palme, chiacchierano, forse controllando le mosse dei nipoti loro affidati. Diverse persone, apparentemente più per curiosità che per vero interesse, si aggirano tra le bancarelle.   Alcuni s’arrischiano a prendere in mano le opere, sfogliandole, guardando le figure, chiedendo un parere, un consiglio sul testo o sullo scrittore. Altri si limitano al solo risvolto di copertina, terminando il contatto con l’esame del prezzo, considerato sempre troppo alto, in uno strano calcolo tra numero di pagine e costo del libro.              

Tra i tanti banchi presenti, ricchi di novità, di spessi e corposi volumi d’autori consolidati e conosciuti, preferisco soffermarmi su quelli dei libri usati o semplicemente fuori catalogo. Mi entusiasma la ricerca, anche tra le cianfrusaglie con pretesa d’antichità. Trovo sovente pagine dimenticate, volutamente disprezzate, ridimensionate, accantonate per pigrizia, che appartengono a stagioni passate della letteratura e che hanno accalorato divertendoli i nostri genitori, i nostri nonni, facendo loro scoprire l’amore o l’avventura.  

La vita di noi parole è finora trascorsa tranquilla, regolare, senza scosse. Siamo nate dall’umore degli scrittori e degli artisti, plasmate da loro, secondo ingegno e voluttà. Abbiamo fatto di tutto per piacere a chi ci ha letto, ai nostri padroni. Eravamo convinte che convenisse comportarci così. Ci abbandonavamo ai desideri e alle manie dei nostri lettori. Desideravamo compiacere, pronte a prestare qualsiasi servizio pur di non essere oggetto d’aggressività.

C’era chi leggendo voleva trovare la felicità, lo svago, il modo per distrarsi, il superamento di un disagio, chi cercava invece risposte ai propri problemi. I libri e noi parole abbiamo sempre fatto il nostro dovere. Lo provano sia le pagine stropicciate, unte, spiegazzate, le frasi sottolineate a matita o a penna con inchiostri rossi o blu, sia i volumi in perfetto ordine, che sembrano nuovi, appena usciti dalla tipografia, senza pieghe e scarabocchi, con le parole intonse e pure, come l’autore le ha volute e create.  

Tra i tanti scelgo, quasi per caso, un testo privo della copertina, buttato in una catasta, senza criterio alcuno, sotto un cartello che evidenzia il bassissimo prezzo. Sembra nudo, senza protezione.

Le parole sono libere di correre, di sfrecciare nel vento, non più incapsulate nel cartoncino rigido, dove normalmente compaiono titolo, autore e casa editrice. La cosa m’incuriosisce. Lo prendo in mano, con delicatezza.

Tastare, quasi annusare, lo faccio con tutti i libri, anche quelli usati o di seconda mano. Quelli scartati hanno un sapore in più, di vissuto, non necessariamente negativo.

Ad una prima lettura dell’indice parrebbe un’antologia di racconti. Questa sera, prima d’addormentarmi, impiegherò il mio tempo nell’assaporarli. La loro breve durata mi riempirà gli occhi e la mente: comodi guanciali per la notte.

Noi parole di racconti di un tempo passato, gettati in ceste e cartoni dai nostri primi lettori in buie e umide cantine, rivenduti per pochi denari, dopo lunghi periodi trascorsi a combattere con muffe, ragni e roditori, siamo felici di riveder il cielo. Allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre davanti. Verbi, congiunzioni, aggettivi, segni ortografici: siamo tutti alleati e paritetici nel presentarci. Ben disposti verso chi ci vuole nuovamente prendere in considerazione. Tra noi parole, molte non sono però d’accordo sul continuare in quest’atteggiamento di passivo attendismo. Sentendoci castrate, abbandonate ai bordi delle strade, ai margini dei pensieri, vogliamo esprimere, con nostalgia e con rammarico, la nostra situazione d’abbruttimento.

Qualcosa sta accadendo. Qualcuno ci sta palpeggiando, ci tiene in mano. Il libro senza copertina, lo sfoglia, lo gira, sembra odorarlo. La cosa certa è che lo tratta con molta gentilezza.

Tra poco si accorgerà che i fogli sono pressoché bianchi: noi parole stiamo sparendo. Nella migliore delle ipotesi risultiamo scialbe, spente, smorte.

Lo apro, lo sfoglio, non mi limito all’indice. Mi assale una strana sensazione: le pagine sembrano bianche, o meglio sbiadite. Le parole sono scarsamente visibili. Giro con stupore i fogli, ma sono tutti così. Ho il sospetto che il calore, la luce, la qualità dell’inchiostro o della carta, abbiamo rovinato la stampa. Lo reggo tra le mani come un bimbo ammalato, che necessita di cure urgenti.  Tempo addietro ho sentito dire di libri che si sbriciolano, che si scollano, che si tarlano, causa la pessima qualità della carta e dei collanti impiegati. Trovarmi di fronte ad una creatura che pare spenta, sfiorita mi stordisce. Come se la luce cominci improvvisamente ad impallidire e tutto s’abbandoni all’immobilità.  Provo una sensazione di dolore, di mancanza di spazio tra me e le cose animate.

E’ palese l’imbarazzo di chi ci ha preso per mano. Dai suoi occhi traspare quello che sta avvenendo nella sua anima, come se nella composizione di parole e caratteri tipografici, nella combinazione di suoni e d’idee, qualcosa non voglia più funzionare.  Le parole per lui cominciano a confondersi in un lamento sottile e strozzato. Il chiacchiericcio all’intorno, dei bimbi che corrono, delle donne e degli uomini che commentano e urlano per farsi sentire, accresce un sentimento di confusione. Gli occhi gli si velano di tristezza.

Con terrore scopro che anche altri volumi hanno lo stesso problema. Una misteriosa malattia, un virus ha colpito le pagine, scompaginando le parole, sbiadendole. Non tutto è perduto, almeno sembra. I libri nuovi, quelli appena usciti dalle tipografie, accatastati in pile colorate non hanno subito la medesima insana sorte. Il supplizio dello sbiancamento, del probabile oblio riguarda unicamente i libri vecchi, di scrittori e poeti che non vogliamo più leggere o dei quali non gradiamo conservare la memoria.  

Una suprema autorità ha decretato d’imporre una nuova creazione del mondo. Ha deciso di rifondare la storia e la geografia delle persone e delle idee, annullando la memoria, in un’ansia di rimozione. Noi parole dell’ottocento, del novecento, poetiche, futuriste, neorealiste, surrealiste, veriste, siamo destinate a sparire, ad essere cancellate, dimenticate. Le uniche degne di salvamento sono quelle dei libri di successo, pompati dalla pubblicità, dai passaggi su riviste di moda, dalle favorevoli critiche di compiacenti animatori e conduttori televisivi.  Noi parole antiche, abbiamo deciso all’unanimità, di manifestare il nostro disprezzo, il nostro disappunto. Non avendo campane da poter suonare, voci con cui gridare, aborrendo azioni violente e furibonde, ci appelliamo ai lettori per fermare questa moderna barbarie. Vogliamo persone, amanti, complici, che compiano, per fermare la nostra lenta consunzione, lo sforzo di leggerci magari ad alta voce, nel privato delle famiglie, in pubblici dibattiti, in letture collettive, in fiere e mercati.    

Con atteggiamento carbonaro compro il libro. Lo tengo in mano accarezzandolo. Decido di tentare il suo salvataggio. Da subito mi accorgo che leggendo, le parole, seppur con sforzo, riprendono vita. Ritornano ad essere chiare e visibili. Un risveglio al mondo. Con un po’ di fortuna ricostruirò le immagini e le sensazioni volute dallo scrittore. Respiro a fondo, assaggio l’aria fresca, sento il profumo di salvia e d’oleandro, la piacevole vegetazione di questo mondo assurdo, di questa arida distesa. Fermo gli occhi sulle parole davanti a me e leggo, a fatica ma con immensa fiducia, i paragrafi che seguono. Nella nebbia riprendono lentamente vigore. Frugo, tiro fuori tanta roba, un’immensa dose di ricordi, carissimi ricordi, sparsi ovunque, traboccanti d’amore e di felicità:

… ormai somiglio a una vite, che vidi un dì con stupore. Cresceva su un muro di casa nascendo da un lastrico. Trapiantata, sarebbe intristita. Così l’anima ha messo radici nella pietra della città e altrove non saprebbe più vivere.   E se ancora m’avviene di guardare ai monti lontani, essi non mi parlano più.

… come la vite mi cibo di aridità. Più della femmina, m’illudono la sete e gli artifici. Il lampeggiar degli sprechi m’appaga. A volte, a disturbare l’inerzia in cui mi compiaccio, affiora, chi sa da dove, … l’infanzia. Già il mio occhio è di vetro, da tanto non piango; e il cuore, un ciottolo pesante…  

Le parole del prosatore-poeta mi accompagnano fino a casa, sono la decisione del fanciullo che sceglie il libro rispetto alla dolce cioccolata. Mi guardano, come se per il solo fatto di leggerle, io meritassi il rango di condottiero eccellente. La lettura è un soffio animato dal sogno. Rivive   l’impressione di smarginare nel sogno per plasmare un nuovo mondo.    

Settembre 2009  

Un grazie a Elias Canetti e a Camillo Sbarbaro.


Letto 1624 volte.


5 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 23 Novembre 2009 @ 23:46

     

    All’aspetto descrittivo, che “scatta”, quasi fotograficamente, immagini di grande suggestione e di purezza estetica, si assomma mirabilmente la sostanza tematica. Protagonisti il libro e la parola, che si innalzano al di sopra e al di là dei limiti contingenti, dando forma ad una meditazione esistenziale e, direi, filosofica. Ma vi è anche una “mano sensibile”, che “esterna” l’amore devoto di chi conosce l’importanza del libro e scava (riconoscendole) radici profonde nella forza ontologica della parola stessa. Parola, pur consunta, che viene riportata alla sua vera luce, al suo giusto recupero, al suo valore intrinseco, poiché destinata a vivere oltre il tempo, oltre lo spazio, oltre l’usura, oltre tutto, per essere ancora emozione, forza e vita. Ed è proprio questa devozione che arriva a squarciare nell’animo disposto il velo di un passato, con ricordi vibranti e struggenti, fino a “smarginare nel sogno per plasmare un nuovo mondo”.

    Concluderei questa mia nota un po’ confusa, ma sentita, con due citazioni tratte da Hugo. La prima: “Perché la parola, sappiatelo, è un essere vivente”. La seconda: “Le parole sono i passanti misteriosi dell’anima”.

    Gian Gabriele Benedetti

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Novembre 2009 @ 23:52

    Ottime citazioni, Gian Gabriele.

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 24 Novembre 2009 @ 00:21

    Grazie, Bartolomeo!

    Ti abbraccio fraternamente

    Gian Gabriele

  4. Commento by enzo ferrari — 24 Novembre 2009 @ 08:57

    Leggo sempre con gran piacere i commenti di Gian Gabriele. Sono stimolo per continuare.
    Approfitto per relazionare sulla presentazione di venerdì scorso ad Imperia del mio libro   “La mostra della memoria”. Buon successo di pubblico, che ha apprezzato la lettura di alcune parti dei racconti.   Leggere a voce alta (nel privato delle famiglie, in pubblici dibattiti, in letture collettive, in fiere e mercati …) è stato bellissimo!
    Grazie, Enzo Ferrari

     

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 24 Novembre 2009 @ 14:00

    Ho piacere per te, Enzo, che sei molto bravo.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart