Valeria Luiselli: “Carte false”, (La Nuova Frontiera editore)

di Marisa Cecchetti
(dal Corriere Nazionale“)

E’ un percorso circolare, quello di “Carte false”, (La Nuova Frontiera editore) della messicana Valeria Luiselli, nonno lombardo e nazionalità italiana. Parte da Venezia, alla ricerca della tomba di Brodskij, e lì ritorna. E’ un disquisire sul concetto di spazio, che sviluppa incastrandovi il vissuto, attraverso una serie di spazi abitabili o ritenuti tali. Lo fa con grande competenza culturale, con citazioni d’autore e con frequenti chiarimenti etimologici. Lo spazio angusto di San Pietroburgo dove Brodskij “viveva in quaranta metri quadri: tredicivirgola tre metri a testa: ventisei virgola sei per i suoi genitori,  tredici  virgola  tre  per  lui:  una stanza e mezza per tutti”, che ha compensato col suo peregrinare, si allarga a dismisura su Città del Messico, una città che ha perso ogni contorno, che è impossibile conoscere, che trabocca, bella solo se vista dall’alto. Una città di cui si vede il caos, ma che significa già “suadade” per chi, come la Luiselli, ha accettato “il pacchetto della sua messicanità” fin da bambina,   perché la “saudade”, che appartiene alla categoria dell’inesprimibile, “è presenza di un’assenza… Come un occhio che vede se stesso guardarsi da un tempo futuro, l’occhio guarda da lontano il suo presente e lo anela”. “Saudade” di- ventano “le strade, i marciapiedi sbrecciati, i muri lebbrosi, la tristezza concreta”. C’è bisogno di concretezza di spazi, contro il vuoto minaccioso. Ma spazio è anche quella breccia aperta dalla parola pronunciata da un bambino, che va verso il mondo. Spazio sta dentro il cuore delle parole, quelle “che non siano state divorate fino al midollo”. La letteratura, il linguaggio, dunque, aprono nuovi spazi, perché secondo Wittgenstein “il linguaggio è una grande città in perenne ristrutturazione”. I libri “tracciano gli spazi che abitiamo nell’intimità”, sono spazi in cui si ritorna, rileggendoli, nel tentativo di reinventare il nostro passato, pur consapevoli che “non si trova più un luogo come lo abbiamo lasciato”. Se nelle pagine della Luiselli la morte è onnipresente, più o meno esplicita, i luoghi acquistano valore di persone, perché vivono finché li ricordiamo. E “una persona ha soltanto due residenze permanenti: la casa dell’infanzia e la tomba”.

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