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LETTERATURA: Viaggio sentimentale in Liguria di Giuseppe Conte, Philobiblon Edizioni

1 Marzo 2011

di Francesco Improta

La casa editrice Philobiblon, che opera da più di 20 anni nell’e ­stremo lembo della Riviera di Ponente, ha avuto il merito di rac ­cogliere in un volume prezioso, corredato da illustrazioni di famosi pittori liguri, le impressioni di viaggio che Giuseppe Conte aveva scritto tra il 1998 e il 2001 per il Secolo XIX di Genova, attraversando da un capo all’altro, e più precisamente da Nizza a Sarzana, quella splendida terra che corona come un diadema il Mar Ligure. Il libro ha un titolo forse non originale ma certo assai eloquente e illuminante che ci richiama alla mente Il viaggio sentimentale di Yorick di Lorenzo Sterne, di cui Conte conserva il tono ironico e disincantato che gli consente di non farsi prendere dallo sconforto dinanzi al degrado in cui versano alcune zone della Riviera e soprattutto dinanzi alla miopia e l’inefficienza di una classe politica, incapace di progettare un futuro per questa terra che sia in sintonia con la sua storia gloriosa e in equilibrio con una natura che pur non essendo particolarmente rigogliosa ha un suo indiscutibile fascino, affidato a pochi stocchi di erba ­spada/penduli da un ciglione/sul delirio del mare, come dice Montale, o a quegli orti sghembi, per lo più terrazzati, amo ­revolmente in disordine, con le canne, i limoni, i cespugli di rose selvatiche e i glicini e le buganvillee che si arrampicano lungo i muri ed i cancelli. Gli strali più acuminati sono rivolti alla sua città d’origine, Imperia, nata male, per volere del fascismo e non della sua gente, divisa ancora da un fastidioso e insopportabile cam ­panilismo, cresciuta peggio per la selvaggia cementificazione degli anni settanta e priva di futuro per la mancanza di prospettive e di idee davvero valide che la riguardino. Queste critiche, per quanto feroci, nascono, comunque, dall’amore profondo di Conte per la sua città natale e non escludono del tutto la speranza di un riscatto futuro, non a caso le pagine dedicate ad Imperia si con ­cludono con un accorato appello, rivolto innanzitutto a se stesso: “Non lasciamola morire, questa città.”

Sullo sfondo di questo paesaggio naturale ed urbano Conte, muovendosi sul duplice piano del passato e del presente, rievoca, incontra e dialoga animatamente con intellettuali e scrittori, italiani e stranieri, che hanno soggiornato o che vivono tuttora in Liguria. Ne vengono fuori delle discussioni vivaci e illuminanti, penso all’amabile lite, scoppiata nell’auto di Conte, dinanzi alle luci fantasmagoriche di Montecarlo, tra Francesco Biamonti e Nico Orengo, sulla falsità o meno della cittadina monegasca da cui si evince non tanto una differenza caratteriale quanto una diversa concezione della poesia. Alcune volte si delineano veri e propri ritratti in punta di penna, affabili e dignitosi, densi di umanità, come quelli di Luigi Bonalumi, di Sergio Buonadonna, di Giorgio Ficara o di Arnaldo Bagnasco; altre volte, invece, si tratta di epifanie, intermittenze del cuore suscitate da un caffè, da una pianta, da un verso o da una semplice targa. Vengono evocati, con la leggerezza e l’eleganza del grande poeta, che si è nutrito con assiduità e con passione delle loro opere, ad Alassio D. H. Lawrence, di cui Conte ricorda un verso insopportabilmente bello “Terra, tu sei per me piena di grazia”, a Rapallo, dove svolse una vivace e feconda attività letteraria e critica, Ezra Pound e so ­prattutto Shelley, il poeta a lui più caro, come si nota dal religioso pellegrinaggio con cui va a visitare Villa Maggi, affacciata sul golfo dei poeti, ultima residenza del grande poeta inglese, a cui Giuseppe Conte ha dedicato un bellissimo romanzo La Casa delle Onde.

Il viaggio si conclude a Sarzana, dove la Liguria, ispida, celtica, verticale finisce davvero e inizia quella terra di solarità più sbia ­dita e di maggiore rigore prospettico che è la Toscana, e a segnarne il confine si erge la Cittadella, l’antica fortezza di Sarzana, voluta da Lorenzo dei Medici e nata sotto l’influenza dell’armonia del pensiero di Marsilio Ficino e dei Neoplatonici. Qui Conte ha l’occasione di elogiare ancora una volta Mario Soldati, a lui particolarmente caro, rifugiatosi a Tellaro negli ultimi anni della sua vita, e di riflettere sulla piazza e sul suo valore, ormai quasi del tutto dimenticato, di aggregazione e di socializzazione, in poche parole di cuore pulsante della città, sulla falsariga dell’antica ἀγορά greca e del forum romano.


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2 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Viaggio sentimentale in … — 1 Marzo 2011 @ 12:13

    […] Per approfondire consulta articolo originale:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Viaggio sentimentale in … […]

  2. Commento by Giorgio — 27 Marzo 2011 @ 14:12

    Conte è ‘ligure’ ma sorprende il suo percorso come di persona che abbia poca dimestichezza con la sua Regione che attraversa da ‘viaggiatore’. Bello il libro, belle le riproduzioni ( c’ è anche una incisione di Maiolino, tra gli altri tutti bravi ), manca Bordighera ( e qualche bordigotto se ne è rammaricato ). Bella la recensione . Complimenti anche agli editori ( che fortunatamente ‘tengono duro’ ).

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