di Francesco Improta
La casa editrice Philobiblon, che opera da più di 20 anni nell’e stremo lembo della Riviera di Ponente, ha avuto il merito di rac cogliere in un volume prezioso, corredato da illustrazioni di famosi pittori liguri, le impressioni di viaggio che Giuseppe Conte aveva scritto tra il 1998 e il 2001 per il Secolo XIX di Genova, attraversando da un capo all’altro, e più precisamente da Nizza a Sarzana, quella splendida terra che corona come un diadema il Mar Ligure. Il libro ha un titolo forse non originale ma certo assai eloquente e illuminante che ci richiama alla mente Il viaggio sentimentale di Yorick di Lorenzo Sterne, di cui Conte conserva il tono ironico e disincantato che gli consente di non farsi prendere dallo sconforto dinanzi al degrado in cui versano alcune zone della Riviera e soprattutto dinanzi alla miopia e l’inefficienza di una classe politica, incapace di progettare un futuro per questa terra che sia in sintonia con la sua storia gloriosa e in equilibrio con una natura che pur non essendo particolarmente rigogliosa ha un suo indiscutibile fascino, affidato a pochi stocchi di erba spada/penduli da un ciglione/sul delirio del mare, come dice Montale, o a quegli orti sghembi, per lo più terrazzati, amo revolmente in disordine, con le canne, i limoni, i cespugli di rose selvatiche e i glicini e le buganvillee che si arrampicano lungo i muri ed i cancelli. Gli strali più acuminati sono rivolti alla sua città d’origine, Imperia, nata male, per volere del fascismo e non della sua gente, divisa ancora da un fastidioso e insopportabile cam panilismo, cresciuta peggio per la selvaggia cementificazione degli anni settanta e priva di futuro per la mancanza di prospettive e di idee davvero valide che la riguardino. Queste critiche, per quanto feroci, nascono, comunque, dall’amore profondo di Conte per la sua città natale e non escludono del tutto la speranza di un riscatto futuro, non a caso le pagine dedicate ad Imperia si con cludono con un accorato appello, rivolto innanzitutto a se stesso: “Non lasciamola morire, questa città.”
Sullo sfondo di questo paesaggio naturale ed urbano Conte, muovendosi sul duplice piano del passato e del presente, rievoca, incontra e dialoga animatamente con intellettuali e scrittori, italiani e stranieri, che hanno soggiornato o che vivono tuttora in Liguria. Ne vengono fuori delle discussioni vivaci e illuminanti, penso all’amabile lite, scoppiata nell’auto di Conte, dinanzi alle luci fantasmagoriche di Montecarlo, tra Francesco Biamonti e Nico Orengo, sulla falsità o meno della cittadina monegasca da cui si evince non tanto una differenza caratteriale quanto una diversa concezione della poesia. Alcune volte si delineano veri e propri ritratti in punta di penna, affabili e dignitosi, densi di umanità, come quelli di Luigi Bonalumi, di Sergio Buonadonna, di Giorgio Ficara o di Arnaldo Bagnasco; altre volte, invece, si tratta di epifanie, intermittenze del cuore suscitate da un caffè, da una pianta, da un verso o da una semplice targa. Vengono evocati, con la leggerezza e l’eleganza del grande poeta, che si è nutrito con assiduità e con passione delle loro opere, ad Alassio D. H. Lawrence, di cui Conte ricorda un verso insopportabilmente bello “Terra, tu sei per me piena di grazia”, a Rapallo, dove svolse una vivace e feconda attività letteraria e critica, Ezra Pound e so prattutto Shelley, il poeta a lui più caro, come si nota dal religioso pellegrinaggio con cui va a visitare Villa Maggi, affacciata sul golfo dei poeti, ultima residenza del grande poeta inglese, a cui Giuseppe Conte ha dedicato un bellissimo romanzo La Casa delle Onde.
Il viaggio si conclude a Sarzana, dove la Liguria, ispida, celtica, verticale finisce davvero e inizia quella terra di solarità più sbia dita e di maggiore rigore prospettico che è la Toscana, e a segnarne il confine si erge la Cittadella, l’antica fortezza di Sarzana, voluta da Lorenzo dei Medici e nata sotto l’influenza dell’armonia del pensiero di Marsilio Ficino e dei Neoplatonici. Qui Conte ha l’occasione di elogiare ancora una volta Mario Soldati, a lui particolarmente caro, rifugiatosi a Tellaro negli ultimi anni della sua vita, e di riflettere sulla piazza e sul suo valore, ormai quasi del tutto dimenticato, di aggregazione e di socializzazione, in poche parole di cuore pulsante della città, sulla falsariga dell’antica ἀγοÏά greca e del forum romano.
Commenti
2 risposte a “Viaggio sentimentale in Liguria di Giuseppe Conte, Philobiblon Edizioni”
Conte è ‘ligure’ ma sorprende il suo percorso come di persona che abbia poca dimestichezza con la sua Regione che attraversa da ‘viaggiatore’. Bello il libro, belle le riproduzioni ( c’ è anche una incisione di Maiolino, tra gli altri tutti bravi ), manca Bordighera ( e qualche bordigotto se ne è rammaricato ). Bella la recensione . Complimenti anche agli editori ( che fortunatamente ‘tengono duro’ ).