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LETTERATURA: Visconte di Lascano Tegui

26 Giugno 2008

di Giuseppe Iannozzi  

Si faceva chiamare Visconte di Lascano Tegui, ma Visconte non lo era. Fu soprattutto un dandy, anche se non al pari di Oscar Wilde o del più nostrano Gabriele D’Annunzio; ciò nonostante riuscì ad avere una certa notorietà per la sua epoca, soprattutto grazie a un romanzo, “Sogno senza fine”, che sarebbe più giusto indicare come metaromanzo. Lascano Tegui nacque in un paesino della provincia argentina di Entre Rí­os. Di famiglia assai modesta, presto si trasferì a Buenos Aires. Emilio Lascano Tegui (1887-1966), oltre che scrittore, fu traduttore per L’Ufficio internazionale delle Poste. Di lui si dice che fu squisito maestro dell’arte culinaria e bon vivant. Collaborò a importanti pubblicazioni in patria e all’estero, e senz’ombra di   dubbio fu uno dei precursori della nuova sensibilità modernista.
Oltre a “Sogno senza fine”, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1925, nel 1936 diede alle stampe altri due romanzi piuttosto singolari, “El libro celeste” e “Album de famiglia”, e nel 1954 i versi di Muchacho de San Telmo. Dandy, provocatore, cosmopolita, morì a Buenos Aires. La sua opera, riscoperta negli ultimi anni dalla critica, ha avuto edizioni in Francia, Olanda e Germania.
“Sogno senza fine” (Ed. Barbera) è senz’altro l’opera più conosciuta del Visconte, un racconto lungo che nelle sue quasi centotrenta pagine dispiega una storia difficilmente inglobabile in un genere letterario, in quanto accoglie in sé briciole di storia, di aneddoti, di scienza, di sapienza andata perduta, ma anche un fortissimo spirito di ribellione e di iniziazione al sesso e al crimine.
In quest’opera il protagonista scopre il sesso, con le donne dei postriboli, con ragazzetti facili a darsi, e diventa suo malgrado un Don Giovanni sifilitico, un poeta dell’amore carnale e soprattutto un poeta del crimine artistico. Il giovane protagonista lo incontriamo quand’è ancora un bambino: senza temere le acque della Senna, si getta nei suoi gorghi per recuperare i cadaveri che affiorano a pelo dell’acqua e che nessuno osa portare a riva. Questo suo “lavoro di salvataggio” gli permette di ottenere il rispetto dei coetanei, che non possono non guardarlo con rispetto e paura, perché chi altri, a parte lui, oserebbe gettarsi nelle acque della Senna e trascinare a riva le salme pesanti e gonfie, perché siano da tutti viste e ammirate per poi esser alfine seppellite? Nessun altro. Il rispetto gl’è dunque dovuto. Il ragazzo cresce e nell’arco degl’anni viene a contatto con personaggi a dir poco bizzarri, un cocchiere ex prete sconsacrato che racconta storie trasudanti spirito vittoriano, vecchi amici dei bei tempi lungo la Senna, e uomini e donne senza morale eppur tutti ammantati d’una poesia fragile quanto maligna.
E c’è la prima donna, non il primo amore, che è la prima avventura completa, non solo sessuale: lei è già avanti con gl’anni quando il giovane protagonista finisce nel suo letto, è una spiritista ed è una vedova il cui marito è morto annegato nel fiume. E’ poi il turno della sgualdrinella Gabriela, animo tormentato e più che mai shakespeariano, che la dà a tutti da quando il padre, proprio di fronte a lei, completamente sbronzo s’è tagliato l’uccello, lasciando di sé vivo uno zampillo di sangue e l’assenza dell’organo sessuale. Incubi e fole, intrecci impossibili che solo la raffinatissima penna del Visconte di Lascano Tegui poteva tenere assieme.
Un racconto, un romanzo breve, per un’opera che non accetta la prigione d’un genere letterario: la materia narrativa in “Sogno senza fine” è magma bollente, che completa la schizofrenia di José Lizama Lima e di Gabriel Garcia Márquez. Nelle pagine di quest’opera è tracciata la via verso il Capolavoro: crimine, sesso e desiderio confluiscono tutti nelle vene del dandy.
“Sogno senza fine” è imperativo che venga letto: per troppo tempo, come pecore al pascolo, abbiamo brucato l’erbetta innocua e scevra di stile di tanti scrittorucoli contemporanei – che hanno avuto l’adire di spacciarsi per bon vivant tra le chiacchiere degli showmen e dei talk-show -, è dunque giunta l’ora di affrontare il Visconte di Lascano Tegui e rifarsi il palato. L’alternativa è la vergogna di continuare a vivere una dieta d’ignoranza.  

(da “Il Corriere Nazionale”)

 

 


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1 commento

  1. Commento by Felice Muolo — 30 Giugno 2008 @ 18:18

    Stupenda presentazione, Bio. I miei complimenti.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart