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LIBRI IN USCITA: Fabio Strafforello: “Parole riflesse nell’eco della coscienza” – editore C.E.I.

19 Febbraio 2013

di Fabio Strafforello

Cara Franca, se così ti posso dire, ho approfittato, nel poco tempo libero che ultimamente ho, per completare l’introduzione al nuovo libro, motivato anche dal fatto che tu stessa mi hai detto che avresti “messo mano” al mio lavoro ai primi di settembre p.v, visti i tuoi molti impegni nel senso generale del termine. Non pensare che io ti dia parte del mio nuovo testo a pezzi e a bocconi, come si suol dire, per farti perdere tempo prezioso, ma ultimamente non sempre trovo la giusta concentrazione o il riposo necessario per “entrare dentro me stesso” e per cogliere al meglio quel che so ascoltare nell’interiorità e in un tempo rapidissimo, contrariamente a come mi è accaduto in passato, ed anche perché in questo ultimo lavoro ci sono molti concetti da esprimere con adeguata chiarezza e non solo con semplici e rapidi pensieri. Sii comunque rinfrancata dal fatto che tutto quello che hai letto di me in passato e che leggerai in futuro, non è opera di nessuno e che non l’ho “scopiazzato” o imparato intenzionalmente da nessun’ altra parte, ma l’ho colto dalle mie sensazioni, nelle mie profondità e poi trasformato in pensieri e in riflessioni di vario indirizzo. Mia moglie Paola, sia pur laureata in psicologia e molto brava nel suo lavoro di educatrice professionale, non si è mai interessa più di tanto a quello che scrivo, ma forse, come dice lei: saranno i succulenti e deliziosi pranzetti ch’ella mi prepara a predispormi al meglio alla scrittura!
Avere i tuoi commenti o qualsiasi altro tuo lavoro sui miei libri è per me una occasione importante, un onore, un piacere e uno stimolo a continuare su questa strada di ricerca che probabilmente non mi porterà da nessuna parte in senso concreto, ma speriamo che sia almeno utile a qualcuno fra i miei lettori, per coloro che hanno necessità di entrare nella sfera emozionale e delle sensazioni umane anche se solo in forma strettamente personale. Ho apprezzato molto le recensioni che hai fatto ai miei primi due libri nati nel 2009, analizzandoli con scrupolo, con preparazione culturale, con equilibrio, cercando sempre di trovare, nonostante la loro ermeticità, i giusti enunciati e il significato di proiezione che vi avevo voluto dare.
Tutto quello che ho scritto in questi quattro anni, ed è veramente tanto, è uscito interamente della mia mente, dalle mie visioni, dalla mia fantasia, dalle mie intuizioni, dalle sensazioni che provo e sbagliato o giusto che sia, è comunque espressione della mia personalità e della mia esperienza di vita. Io non leggo nulla e non ho mai letto nulla, ne libri di testo, a parte quelli scolastici di indirizzo tecnico, ne riviste specializzate sugli argomenti che tratto nelle mie riflessioni e raramente ascolto programmi culturali di indirizzo umanistico o scientifico; ho notato che essi mi distolgono dalla mia idea e mi confondono nell’orientamento. Sappi Franca che non sono orgoglioso della mia ignoranza, ma nel poco tempo disponibile e quando sono riposato, ancor più che leggere mi piace pensare e ascoltare me stesso e poi, nel momento giusto, mettere nero su bianco quello che “gira nella mia mente” con una velocità impressionante.
Non nego che mi farebbe altresì piacere citare fatti, persone, date storiche, enunciati e contenuti di pensiero scaturiti da grandi uomini del passato, edotti nella conoscenza e di grande carisma umano, ma la mia memoria non è sufficientemente preparata o predisposta per questo tipo di apprendimento, forse perché deve cercare in continuazione qualche cosa che stimoli il mio interesse e non trovo così il tempo, il modo e la concentrazione per fermarmi ad imparare.
Quel di cui dispongo invece è un grande dono, che ritengo di un valore speciale e impareggiabile, ed è legato alla mia sensibilità, alle mie capacità percettive e di ascolto, caratteristiche che sovente non si manifestano in una esposizione immediata, ma dopo una gestazione interiore ed un contrasto fra entità emozionali, aprendo la via della conoscenza a nuove e inconsuete interpretazioni.
Non è mio intendimento convincere nessuno su ciò che penso o riguardo a ciò che sono le mie impressioni nei vari argomenti che tratto, ma è importante per me continuare su questo percorso che mi alleggerisce da tante ansie e da una visione limitata del valore della vita, approfittando delle mie caratteristiche innate per tentare di aprire una via di luce verso il bene, utile a chi ha la necessità di vederne una fonte di comprensione dalla quale potersi abbeverare per vivere con maggior predisposizione con gli altri individui.
Quel documento che ti ho dato è fondamentale per capire aspetti e “riflessi” di quello che scrivo e forse un giorno ti darò anche la mia personale biografia, da lì capirai appieno chi sono e che cosa vado cercando di me stesso. Credo che siano pochi gli esseri umani in questo mondo a conoscere la storia del “primo momento della loro vita” e ancor meno quelli che ne sanno il giorno di inizio e perfino l’ora esatta di quanto è accaduto, per giungere poi, nel tempo, al risultato del loro valore. Per me è diverso, ed io fra tante date che conosco, posso risalire sino al periodo dal quale son partito, per giungere ad interrogarmi ora su questo preciso momento.
Franca adesso credo di dover terminare questa mia lettera, altrimenti di cose da dire ne avrei così tante da riempire un altro libro… ma non è il caso che ciò debba accadere.
Augurandoti buon lavoro e fortuna nella vita, ti porgo i miei migliori e più cari saluti.

Fabio Strafforello Bellissimi di Dolcedo 30/08/12


Prefazione Dott.ssa Rambaldi Franca

Non è di facile lettura il recente testo di Fabio Strafforello, intitolato “Parole riflesse nell’eco della coscienza,” nel quale l’autore affronta uno dei temi più cari e ad un tempo più difficili di tutta la letteratura filosofica: l’interiorità come punto di partenza di ogni discorso che voglia affrontare i temi di fondo del problema “uomo.”
In esso si fa valere una duplice esigenza: per un verso, si sottolinea la necessità di una tale ricerca e questo ricorda Platone che nell’Apologia ci riferisce la famosa affermazione di Socrate: “Una vita senza esame non è degna per l’uomo di essere vissuta;” per un altro verso, il tema dell’interiorità come fonte di verità, non può che ricordare l’agostiniano “ non uscire fuori di te, torna in te stesso, la verità abita nell’interiorità dell’uomo.”
Il volume è diviso in tre parti: precede una lunga introduzione, in cui l’autore chiarisce i suoi intenti programmatici, sintetizzabili nell’esigenza di una riflessione che, partendo dall’interiorità, tenda ad approdare al senso dell’esistenza, colta nel momento dell’isolamento silenzioso, ritagliando tra il trambusto degli impegni quotidiani. Si tratta di pagina sentite e vigorosamente espressive del dramma umano, per il quale la pigrizia e la superficialità molte volte impediscono un’attenta riflessione.
Segue il corpo del volume costituito da una serie di affermazioni che spaziano in tutti i settori dell’esistenza. Caratteristica di questa parte è il costante tentativo di far capire, in una serie di aforismi espressi in forma lirica, che la realtà non è mai semplice e che ogni affermazione implica quasi costantemente il suo contrario. Si passano in rassegna fondamentali momenti della storia umana: Così tra i temi che vengono proposti alla riflessione del lettore troviamo il silenzio, la malinconia, la verità, l’omertà, la speranza. Il contrasto a volte diventa suggerimento all’impegno come in: “La speranza dell’umanità- vive – nel desiderio – di uccidere – la disperazione.” Il testo ricorda un testo classico. In un frammento di Eraclito si legge infatti: “ Se l’uomo non spera l’insperabile, non lo troverà, perché esso è introvabile e inaccessibile.”
Non manca in questa parte anche un riferimento di notevole rilievo alla poesia. Scrive l’autore: “quello che è consentito ad un poeta è vietato ad un uomo di pensiero. Quello che è consigliato ad un uomo di pensiero è di non fare il poeta.” Sono affermazioni che echeggiano molto da vicine espressioni che troviamo in Heidegger nel suo commento all’opera poetica di Holderlin. Scrive Heidegger: “La poesia è l’opera più pericolosa e al tempo stesso l’occupazione più innocente di tutte e solo pensando insieme queste due determinazioni capiamo l’essenza della poesia. Infatti per Holderlin il pensatore dice il vero e il poeta il sacro.”
Altre osservazioni di indubbio valore saranno reperibili da un lettore attento nell’ambito della seconda parte del volume.
La terza parte consiste per un verso in una serie di lettere che ruotano attorno ai temi trattati attraverso gli aforismi della sonda parte, per un altro verso l’autore si dilunga nel commento all’immagine stampata sulla copertina del volume, opera di Stefania Semolini, in arte Edhèra.
Il lavoro merita certamente una seria attenzione dal momento che risulta incentrato su due temi di massimo rilievo: quello della riflessione e quello dell’interiorità. Si esige quindi da parte del lettore una particolare attenzione per apprezzare il valore degli stimoli che l’autore propone.
La valutazione generale del lavoro non può che essere del tutto positiva.
Imperia 16/01/2013


Cara Franca,
ho preferito scrivere in questo modo quanto mi fa piacere dirti, allontanandomi dal comporre una semplice e poco approfondita e-mail, nella quale avrei forse espresso cose formali e di poco contenuto. E’ un documento, questo, e probabilmente come altri che ti invierò, che tu potrai tenere fra quei ricordi particolari della vita e che ti parlano di un uomo insolito, per lo meno per questi tempi moderni che viviamo, perché orientato alla ricerca di almeno un significato vero ed autentico del nostro effimero e veloce passaggio fra i nostri dubbi e fra il nostro sapere.
Nella nostra vacanza romana, effettuata con tutta la famiglia dal 21 di dicembre e sino al 2 gennaio scorso, in quel di Roma appunto, abbiamo passato le Sante Festività a casa di mia suocera Marcella e fra pranzi e cene molto colorite ci siamo ristorati bene in senso generale, affrancati dalla compagnia dei parenti e di alcuni amici che abbiamo incontrato in varie occasioni.
Marcella è una donna straordinaria, come tante ne esistono in questo mondo e per lei sono quasi come un figlio, sia pur che di figlie ne abbia in realtà solo due, mia moglie Paola e mia cognata Daniela. Sulla mia strada ho sempre incontrato donne straordinarie, a partire da mia nonna Agnese, mia zia Elma, mia suocera, mia moglie… ed “altre ancora” e forse questo è anche un po’ merito delle mie scelte, che mirano e che hanno sempre mirato alla qualità dei rapporti e non alla loro quantità. Nelle “altre ancora,” come ben sai non vi è da annoverare alcuna “storia” a secondo fine o a “doppio gioco,” ma quello che intendo dire è che mi capita di incontrare e di conoscere, ogni tanto, persone consone al mio modo di intendere i valori più essenziali della vita e con loro creo dei rapporti particolari di comunicazione.
Nel breve “periodo romano,” trascorso poco tempo fa, abbiamo avuto la possibilità di incontrarci nel centro storico della “Città Eterna” con la nostra cara amica Sonia e con suo figlio Tiberio dei “Coppi Rossi,” piccola borgata periferica di Imperia e per l’intera giornata siamo stati assieme visitando alcuni “luoghi” dell’immensità culturale e vitale presente nel nucleo urbano della Grande Roma. Personalmente ho attraversato momenti di forte emozione, per quanto ho visto per la prima volta o in certi casi rivisto, dopo anni che non percorrevo quelle vie colme di eventi storici e di segni lasciati da personaggi e da artisti di vario genere. Siamo partiti dal Pantheon e camminando siamo arrivati alla Chiesa di San Luigi dei Francesi dove abbiamo potuto osservare alcune delle opere di Caravaggio, passeggiando siamo giunti poi sino al Palazzo della Cancelleria dove erano esposte le invenzioni, ricostruite in base ai Codici Vinciani, di Leonardo da Vinci appunto.
In entrambi i casi, e non lo nego, sono stato preso da grandi ed importanti emozioni che non dimenticherò mai, ed immaginare, ancor più ora, che la nostra vita sia solo riassumibile in una immagine finale, che piaccia o che non piaccia a chiunque di noi e che racchiude un solo significato della sua profonda verità e quindi il senso definitivo del valore col quale l’abbiamo vissuta, non potendo figurarne altre opportunità, mi pare sempre meno possibile.
Leonardo è stato un genio a 360 gradi, ponendo nel contesto di una verità matematica o scientifica, espresso attraverso le sue invenzioni, altresì l’alone di mistero e di sacralità che è riservata solo agli artisti più sopraffini nelle varie forma espressive: pittura, poesia, pensiero, scultura, intuizione, intelligenza pura ed ogni altra “visione” che sappia far trasparire ciò che freme nelle viscere dell’uomo e che è immagine, almeno credo, della forma divina presente nell’essere umano nella sua completa ampiezza, come derivato e distillato di Dio… per me è Lui il più grande di tutti i geni mai esistiti!

Come ti dissi nell’esaustivo colloquio che abbiamo avuto il 16 c.m nel tuo studio, quando ritirai la prefazione al mio settimo libro: immagino che la nostra vita faccia parte di una “Grande Bolla,” forse paragonabile all’universo intero espanso, ed accostabile per similitudine al micro mondo di un feto che cerca il suo luogo e il suo spazio di crescita e di ricerca nella placenta di una madre. Ritengo che sia proprio nelle viscere della maternità che si nasconde il segreto più profondo della conoscenza intera, lì dove l’uomo vuole entrare per coglierne con interesse la ragione dell’esistenza e il motivo di contrapposizione all’ovvietà, all’irremovibilità apparente e all’inutilità fisica della morte. In quello “spazio placentare” fatto di incoscienza dei fatti della vita, ma reale nel senso e nel verso del mondo irrazionale, ogni piccolo essere vivente inizia il suo percorso di formazione per “nuotare fra le onde dell’esistenza.” Saper accordare al meglio e con maggiore sintonia gli strumenti che fanno parte della nostra essenza personale vuol dire esprimere la musica migliore, la miglior rappresentazione e quindi la maggior soddisfazione di noi stessi in questa dimensione ed è un qualche cosa al quale non si deve mai rinunciare.
Non c’è uomo che non si chieda il suo motivo, a meno che il motivo non sia quello di creare un uomo.
E’ per sola intuizione che, individui come altri, hanno così potuto scoprire i segreti di un mondo apparentemente nascosto alla vista dell’uomo, guidati da un senso particolare di orientamento che li ha portati, o anche se non loro personalmente, a comporre un altro tassello fondamentale di un significato ovvio di Dio e di quanto da egli creato. Il confine fra la possibilità, la probabilità e la verità è sempre lo stesso che accosta e allontana gli uomini dall’essere considerati pazzi o sani di mente, dove quello che non è dimostrabile o che non si vuol dimostrare fa parte del limite umano, dell’ignoranza o dell’arroganza dell’umanità. Per vivere in modo più completo la nostra vita credo occorra non smettere mai di sognare, figurando talvolta di percorrere una dimensione di sola immaginazione, ma che rappresenti una verità più vicina alle nostre sensazione più profonde. E’ lì, in quel luogo magico, ma non meno vero della nostra inafferrabile vita reale che l’uomo coglie aspetti fondamentali della sua esistenza, e dove al semplice trasporto della via emozionale traghetta se stesso nella profondità, nella verità della pace interiore e nella conoscenza degli alti valori di riferimento.
Non c’è una regola dove quel che regola è cambiare.
Sono concetti molto profondi, cara Franca e tu lo sai bene e io forse potrei esprimerli in modo più chiaro e bene a fondo, basterebbe, forse, solo volerlo, ma a che servirebbe tutto questo, se poi tanto non sarebbero utili a nessuno e non potendolo dimostrare rimarrebbero solo frutto di fantasia o di “stranezza umana”… appunto la mia in questo caso!
Fu proprio nel 2010, in occasione dell’uscita del secondo testo “La verità del sentire,” che sentendoci telefonicamente mi dicesti quello che pensavi riguardo ai miei contenuti interiori: “Fabio, dentro di te c’è una miniera.” Il contenuto del libro non era di facile interpretazione, ma tu lo sviscerasti con ottimo e approfondito dettaglio e questo mi fece molto piacere, rendendo onore a questo tipo di espressione.
In questo contesto sarebbe meglio che fossi un buon scrittore di romanzi, di racconti e di quant’altro possa allietare gli esseri umani nei loro momenti di ricerca della serenità e del rilassamento personale per allontanarsi dai molti problemi che talvolta ci assillano, ma purtroppo o fortunatamente questo non è il mio ruolo e non sono in grado di cambiare questo ago della bilancia che mi vede costantemente alla ricerca di un significato importante fra le tante cose che vivo.
Questi significati e te ne potrei dire molti altri, vivono dentro di me ed è probabile da parte mia saperli cogliere e sviscerare, naturalmente con la dovuta tranquillità e col necessario tempo, dove non occorre cercare nulla che abbia una forma definita e compresa dall’uomo, ma è sufficiente osservare ed ascoltare per cogliere il meglio fra ciò che non appare in modo così chiaro. E’ vero quel che dici tu riferendoti ai miei lavori nell’ambito della letteratura e cioè di approfondire e di raccogliere degli argomenti così da non propormi in modo sterile con soli pensieri e che talvolta non giungono direttamente a incuriosire i lettori, ripetendo anche e probabilmente sempre le stesse cose, ma tutta questa rielaborazione di me stesso richiede tempo, tempo che devo sottrarre alla mia famiglia e alle diverse attività ancor più importanti che porto avanti. Sottrarre tempo ad altre cose non è la sola ragione che mi toglie da questo disincanto e dal portare avanti questa azione, ma il dubbio è a che cosa possa servire tutta questa ricerca, ed anche se un giorno si dovessero dimostrare in modo provato certe intuizioni che ho avuto, tutta questa certezza non indicherebbe alcun riconoscimento in ciò per cui ho dato il mio più prezioso tempo.
L’uomo immagina d’essere un altro, ma di fronte ad esso lo uccide per l’ipocrisia del suo doppio gioco.
Non credo di voler “perdere tempo” oltre quel che necessità per esprimermi e per ampliare quei contenuti che nel senso reale della vita non interessano a nessuno, ma li coltiverò dentro di me, per non lasciarli morire mai, perché questo credo sia una parte della mia vita… forse la parte vera ed autentica della mia vita.
Mi è venuta in mente l’idea di creare un opuscolo, un piccolo libricino, che raccolga i pensieri più significativi del mio percorso interiore, lì da dove sono “rinato” e da dove negli ultimi 4 anni ho sviscerato oltre 2500 pensieri, posti singolarmente o messi nel contesto dei “concetti aperti” che ho voluto esprimere.
Certamente non tutti i pensieri che ho scritto sono belli e significativi, ma credo fra così tanti che ne ho tirati giù, se ne possano mettere assieme una quantità sufficiente a creare un percorso di evoluzione interiore che punti a dimostrare, per ogni individuo intenzionato, la possibilità di mirare ad una elevazione personale e quindi da porre, di riflesso, nel contesto sociale di una miglior convivenza.
Non è importante come io appaia agli altri, quanto io sappia apparire a me stesso ed è la vita colei dalla quale sto cercando la ragione o quanto meno il senso di una ragione, a creare dentro me stesso e in nessun luogo e in nessuna altra persona, ciò che non sia quel che sono.
Gli altri ci parlano di noi stessi, se noi li sappiamo ascoltare ed osservare, ma il vero lavoro è da svolgere in quell’immenso pozzo che fa parte del nostro vuoto e della verità che cambia gli uomini mantenendone la sacralità.
Scriverò quel che sento, così come sempre ho fatto a tappe, dove non è la fretta o il bisogno di dimostrare a nessuno che non vi creda, che la nostra vita esiste solo in un sogno vivo che raccoglie tutte le più belle sensazioni.

Franca, potrei scrivere molto altro, come ti ho già detto, ma credo non occorra dire quello che per altri a volte è difficile da ascoltare.

Un caro saluto a Te e un ulteriore ringraziamento per il tempo che mi hai dedicato e per l’ascolto che mi ha concesso.

Fabio Strafforello
Boeri (di Dolcedo) 18/01/2013


Parole riflesse nell’eco della coscienza

Il riflesso della coscienza devia fra la forma culturale e la forza dei sentimenti umani, mostrandone l’ipocrisia della morale. Fabio Strafforello (Vick)
… Fabio ha costruito a nostro uso e consumo un dizionario di parole riflesse, strutturato in aforismi-intuito dominati dal contrasto. Alberto Pulinetti

Il testo è edito da C.E.I (Centro Editoriale Imperiese) e numericamente è costituito di 144 pagine, divise fra corrispondenze, lettere-saggio e pensieri.

Pensieri riflessi…

La riflessione del
pensiero umano
crea
l’immagine doppia
della coscienza.

Dove non penso… ascolto!
La linea dell’orizzonte umano cade fra le speranze e le delusioni della nostra visuale.

La memoria del tempo umano ricorda la speranza di non essere dimenticati.

L’orgoglio dell’umanità allontana gli uomini avvicinandoli alle loro convinzioni.

La speranza dell’umanità vive nel desiderio di uccidere la disperazione.

L’omertà umana accetta il silenzio
come una spiegazione che parla.

L’amore umano ama gli altri con l’infedeltà di non aver amato solo
se stesso.
L’amore umano tradisce gli altri con la fedeltà di aver amato solo se stesso.

La forza umana finisce a pensare.

Il sentire dell’uomo è una voce che non parla.

La verità umana…stinge fra i colori dell’ipocrisia le necessità della vita
macchiandosi di bugia.

La necessità umana spinge la verità ai confini della bugia rendendola vera.

Il riflesso umano specchia le immagini e rispecchia l’immaginazione.

Lo spirito umano sacrifica se stesso sull’altare della volontà.

La meditazione umana pensa l’uomo e come sia meglio farlo sentire.

L’imbecillità umana spreca sorrisi e piange lacrime senza bagnare.

Il mare umano affonda nell’abisso delle sensazioni.

Ognuno vede dove vede quel che guarda.

Un giorno eravamo qualche cosa, ed ora siamo qualche cosa che sentiamo di essere.

Chi vive di odio muore di rimpianti.

L’ostinazione è credere di non credere.

Fra noto ed ignoto, quel che rimane è solo il dubbio.

Non esiste un senso contrario di vedere le cose, ma solo la contrarietà di vedere un altro senso.

Il calore umano è freddo a sentirsi da solo.

Un giorno tutto sarà senza luce.

La vita muore dove nasce.
La morte nasce dove vive.
Dove è il luogo senza tempo che trovi a pensare.


Chi ha scritto questo libro interamente si chiama Fabio Strafforello, nato ad Imperia il 25 marzo 1962 e residente in quel di Dolcedo nella frazione di Boeri, dipendente della Riviera Trasporti da 23 anni in funzione di conducente di linea. Felicemente sposato da 21 con Paola, ha due figli: Giulia e Lorenzo e una cagnolina di nome Sofia ben integrata negli affetti famigliari.
Non può mancare fra il mio scritto quello che avrei dovuto fare già in altre precedenti occasioni e cioè un particolare ringraziamento per Emilia Amirante Ferrari per la pazienza e la passione, ed ogni altra buona qualità che Ella sa porre con forza di carattere e decisione nell’attività editoriale e non meno nella capacità di vivere la sua vita con coerenza, non dimenticando tutto quello che porta avanti con le sue più ferme convinzioni. Una miglior riuscita dei miei lavori e credo anche quelli di altri autori è dipesa sovente dal suo impegno, dal sacrificio, dalla professionalità e dalla volontà che ella ha saputo mettere nella coscienza e nella conoscenza del suo mestiere, ed è con gratitudine che in queste poche righe l’ho voluta citare.
Se pensi che ogni giorno della tua vita sia finito in un lungo sonno, sappi che è da lì che riparte il sogno di un’altra vita. Il libro si compone di quattro lettere saggio e di alcune decine di pensieri, l’obiettivo che mi sono proposto in questa occasione è quello di sviscerare quanto vive e matura dentro di me, ponendo in rilievo la necessità per ogni essere umano di ascoltarsi per giungere ad una dimensione e funzione di se stessi di valore più elevato, anche se per ora di forma indefinita, per quello che non conosciamo dell’inimmaginabile ricchezza spirituale che vive in noi. Ho conosciuto così un altro mondo dove poter entrare e dal quale poter trarre o anche solo cogliere, e a volte a piccoli frammenti, parte del senso inspiegabile della vita a cui gli uomini aspirano anche solo per conoscenza o per sensazione di se stessi. Ogni essere vivente cerca la propria condizione di felicità spinto dai più disparati motivi che lo possano condurre in questa condizione e come in ogni cosa quel che si prova per contrasto di conoscenza o di emozione, ci porta oltre i confini del nostro sapere o del nostro limitato interesse, accendendo in noi le più alte energie di ricerca e di voglia di vivere le nostre opportunità di vita… l’antagonismo di due anime gemelle, che dal non potersi separare traggono l’amore di se stesse dalla loro forma speculare, attratte e respinte come sono dal provare odio e bisogno d’amare, inscindibili nel bene e nel male, nella malinconia e nella felicità, nel pianto e nel riso di un volto mai completo e mai pienamente finito, sono espressione di mondi a volti di sfaccettature a riflessi, con le sensazioni umane, posti fra l’irrazionalità del senso della realtà.
Anime perse cercano la stessa matrice dalla quale per obbligo o per mistero hanno scisso in due parti uguali la stessa identità di un unico grande amore.

Fabio Strafforello


Ringrazio per la bellissima immagine di copertina concessami Stefania Semolini, in arte Edhèra.
Per chi è interessato a conoscere maggiori informazioni che riguardano i miei lavori letterari può andare all’indirizzo www.rivistaparliamone.it   o su www.impressionisoggettive.it


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1 commento

  1. Commento by Daniela Franzoso — 24 Febbraio 2013 @ 17:11

    Non ho avuto ancora il piacere di leggere il nuovo lavoro di Fabio Strafforello,ma credo che  questa sua ultima fatica sia molto interessante e degna di un’attenta lettura. Ho letto la recensione di Franca Rambaldi e ho trovato molti elementi nei quali ho riconosciuto il “Fabio” che conosco ormai da molti anni essendo egli mio cognato. I temi a lui cari come l’onestà intellettuale, la speranza e l’invito ad una introspezione personale per ricercare in noi il nostro primo alito di vita, sono senz’altro condivisibili da ogni uomo che cerca se stesso nel mondo frenetico che lo calpesta e lo maltratta.Fabio riesce ad essere coerente nella vita quotidiana con i pensieri che esprime nelle pagine dei suoi libri.Leggerò quanto prima “Parole riflesse nell’eco della coscienza”per provare a ricercare anche in me questa nuova avventura letteraria.

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