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L’imperatore e la campagna elettorale

22 Maggio 2009

Si sa che le elezioni europee sono poco sentite dagli italiani, e forse anche dagli altri Paesi della Comunità. In realtà, si tratta di posti ambiti. Alcuni vi si candidano per contribuire a costruire l’Europa sognata dai padri fondatori, tra i quali soprattutto De Gasperi, Schuman e Adenauer (il Trattato fu firmato a Roma il 25 marzo 1957), altri invece per collocarsi in una posizione di sicura rendita economica. Ossia: qualcuno si mette al servizio della Comunità, qualcun altro la sfrutta per i propri personali interessi.   Avendo, dunque, le elezioni europee scarso seguito, i partiti ne approfittano anche per sistemare vecchie pendenze, assegnando posti a chi non fu accontentato, per vari motivi, nelle precedenti competizioni, specialmente nazionali.
A campagna incominciata (dopo la mezzanotte non sarà più possibile pubblicare sui media l’andamento dei numerosi sondaggi commissionati dai partiti italiani), di ciò che si richiede all’Europa la maggior parte di noi non sa niente. E questo perché, ancora una volta, al centro dell’attenzione torna ad essere posto Berlusconi. L’eco delle dichiarazioni pubbliche rilasciate da Veronica Lario ancora non si è spenta nei palazzi della politica; così, appena un politico apre bocca, quasi sempre se la riempie con il suo nome.

Ciò è più che sufficiente per attrarre su di sé l’attenzione degli interlocutori, di ogni parte, di ogni età e di ogni sesso. Marco Travaglio, ad esempio, pare aver costruito tutta la sua fama nella lotta personale che sta conducendo contro quello che la divorzianda moglie ha definito l’imperatore. Mi domando che cosa ne sarebbe di Travaglio, se Berlusconi uscisse di scena.   Che cosa avrebbe di interessante da dire a noi italiani. Prima di Berlusconi – se non ricordo male –  non era nessuno, ed ora è ospite fisso di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, e va in giro a tenere conferenze contro il reggitore dell’impero Italia.

Non ho condiviso il modo pubblico con cui Veronica ha denunciato il suo dissidio con il marito, e ne ho scritto qui: https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=4724.  Ma quando ha coniato per il marito il titolo di imperatore, mi sono chiesto se in questo non avesse ragione. Mi sono risposto di sì.
Alcuni affermano che ci troviamo immersi in una dittatura. Come Veronica, anch’io l’ho sempre contestato. Una dittatura è ben altra cosa, e ne potrebbero parlare gli ultimi superstiti che l’hanno vissuta.   Ci si giustifica: E’ una dittatura più raffinata, moderna, populista. No, non è nemmeno questo, ed oggi, grazie a Veronica Lario, so che cos’è: una repubblica retta da un imperatore.

Mi viene in mente Giulio Cesare, che perfino rifiutò la corona (a che gli sarebbe servita? Lui lo era già nei fatti; non a caso lo si ritiene il primo imperatore di Roma). I suoi nemici, soprattutto Cassio e Bruto, lo definivano un dittatore che ostacolava l’affermazione della repubblica. È davvero così anche Berlusconi?

Abbiamo vissuto in Italia un lungo periodo grigio, fatto di una politica esangue e corrotta. I cittadini l’hanno subita e si sono resi acquiescenti. Poi hanno visto comparire sulla scena un volto nuovo di grande presa, con alle spalle tante chiacchiere, è vero, ma anche con una capacità imprenditoriale riconosciuta, una intraprendenza insolita, un talento comunicativo raro, e soprattutto presidente di una delle squadre più amate dagli italiani, quel Milan che l’uomo nuovo della politica aveva portato  alle più prestigiose  vittorie e alla fama leggendaria nel mondo. Nessuno poteva vantare un tale carisma. La sua discesa in campo, contrastata con tutti i mezzi dagli avversari, fu consacrata dalla decisione degli italiani di scegliere lui come loro rappresentante, così come il popolo di Roma   acclamava sulla piazza del Campidoglio i suoi imperatori.

Da quel 1994, la crescita della sua popolarità è stata costante. Nessuno dei tentativi messi in atto per arrestarne l’ascesa ha avuto successo. L’antiberlusconismo predicato ad alta voce dagli avversari per demolirlo si è ritorto su di loro come un boomerang. Oggi vediamo Dario Franceschini, il leader dell’opposizione, ridursi ad un bambino che grida alla mamma: Voglio anch’io le caramelle.

Che cos’ha di speciale quest’uomo che, come la salamandra, sembra sfidare il fuoco?  

La risposta, dunque, l’ha data Veronica Lario, e la condivido. Berlusconi è un   imperatore, ne ha il carisma. Può piacere o non piacere che Veronica lo abbia definito così ma, facendolo, credo che non sia andata molto lontana dalla verità.

Allora, ecco che nella mia testa sono sfilati i nomi di uomini che la Storia ancora celebra, a distanza di secoli. Furono per lo più uomini viziosi, violenti, senza scrupoli. Alessandro Magno fece uccidere il padre Filippo per salire al potere; Giulio Cesare espropriò il Senato dei suoi poteri e si fece dittatore a vita di Roma; Gengis Khan distrusse intere popolazioni nei territori occupati per incutere timore e rispetto verso i Mongoli; Napoleone Bonaparte spadroneggiò sull’Europa e  distribuì senza ritegno interi regni ai  suoi familiari e ai suoi uomini fidati. Se è vero che anche Mussolini si fece imperatore (non dobbiamo dimenticare che uscì dal ventre molle della sinistra e fu punto di congiunzione, checché se ne dica, tra fascismo e comunismo. Non per niente tanti intellettuali trasmigrarono senza difficoltà dal fascismo al comunismo), è altrettanto vero che Alessandro Magno, Giulio Cesare, Gengis Khan e Napoleone sono stati perdonati  dalla Storia delle loro colpe ed oggi sono annoverati con rispetto e ammirazione tra i grandi.

A questo punto, mi pongo due domande:

1 – La Storia ricorderà Berlusconi come un imperatore dei tempi nostri? Gli perdonerà le sue colpe?
2 – Nell’attuale campagna elettorale perché ancora si parla di lui, sempre di lui? È così grande il suo carisma da confondere gli avversari, costringendoli a piatire per lui?


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4 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 23 Maggio 2009 @ 09:38

    Ottima inquadratura, Bart. Vedremo come andrà a finire. Se non ci annoieremo, sarà tanto. Ma gli imperatori, in genere, non fanno brutta fine?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Maggio 2009 @ 09:56

    Qualcuno sì e qualcuno no. Oggi è bene che le battaglie si mantengano nell’agone politico, senza spargimenti di sangue, come fecero le BR, sbagliando. Credo che tutti abbiano la possibilità di far conoscere le proprie idee. Devono essere i cittadini con libere elezioni a scegliersi chi li governa.
    Bisogna riconoscere che ai nostri giorni nessuno può competere per carisma con l’imperatore, ed è profondamente sbagliato combatterlo sul piano personale (“berlusconite”). Se si hanno proposte migliori, devono essere queste a prevalere.
    Lo sbaglio che si sta facendo in Italia, è che non abbiamo più un’opposizione di idee, ma solo l’antiberlusconismo, al punto che mi sono convinto che Berlusconi è il male minore.
    Anche sul lodo Alfano si sta perpetuando l’antiberlusconismo, e non ci se ne accorge.
    Quando avrò un po’ di tempo, forse ne scriverò qui.

  3. Commento by Felice Muolo — 23 Maggio 2009 @ 10:36

    Considerazione senza scopo alcuno che mi frulla in testa da tempo.
    A destra, l’italiano vota Berlusconi. A sinistra, chi potrebbe votare? C’è solo gente che spara a pallettoni in casa propria, come ampiamente dimostrato.
    Credo sia la ragione predominante per cui il Berlusca vincerà ancora le elezioni.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Maggio 2009 @ 10:57

    Sono perfettamente d’accordo. La sinistra che ha governato ha mostrato tutta la sua fragilità e inconsistenza d’idee, secondo me. D’Alema ha fallito; Prodi non se ne parli, Veltroni ha fatto ridere. Ecco perché gli italiani oggi (anch’io tra questi) desiderano vedere all’opera uomini del fare, non allevati nelle sedi dei partiti, ma che si siano confrontati con la vita reale. Siano essi di destra o di sinistra. Berlusconi è parso a molti (me compreso) l’uomo da mettere alla prova. E’ di destra, ma è uomo del fare. Se fosse stato a sinistra, avrebbe ricevuto gli stessi consensi, secondo me. E’ un uomo da non adottare per sempre, ma da misurare di volta in volta, senza pregiudizi. E cercando di non mescolare il privato al lavoro pubblico. Non dobbiamo misurarlo per le corna che fa o che subisce o per le intemperanze a cui soggiace quando si trova con i colleghi di altre Nazioni. Dovrebbe comportarsi meglio. Ma se riuscisse a risolvere i nostri problemi? Non apparirebbero quei difetti delle piccolezze da perdonargli? Se invece dimostrerà agli italiani di essere un pallone gonfiato, allora sarà bene che tutto il corpo dei suoi difetti gli sia addebitato come facente parte del suo nulla. Attendiamo.

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