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L’ipotesi Barbara Berlusconi

23 Settembre 2013

Ne leggo qui, e mi pare uno sfottò. Un divertissement per far ridere un po’ gli italiani in tempi foschi come questi, dove non c’è più limite alla dissennatezza e alla follia.
La politica sta sbaraccando, e la si può comprare con poche lire, come si diceva una volta. Come con poche lire gli stranieri si stanno comprando il Paese.
Lo sanno bene i francesi e lo sanno bene i tedeschi che, riconfermando Angela Merkel, riconfermano il loro dominio in Europa quali unici eredi della antica potenza del Sacro Romano Impero. Ricordate gli imperatori alemanni che scendevano in Italia a dispensare cariche ed onori e poi se ne tornavano al Nord con le borse piene di denari?

I tedeschi si sono riempite le tasche di denari anche ai giorni nostri. Possono correre in banca ogni volta che desiderano fare buoni affari e ottengono dalla banca di fiducia tutto il denaro che occorre, e praticamente a tasso zero.
Così in men che non si dica, tra l’uscita dalla banca e l’incontro presso il notaio con il venditore italiano delle proprie aziende, si fanno belli tondi e pasciuti. L’immagine del tedesco di oggi è tornata ad essere quella del grassone con il sigaro in bocca e la risata sonora di chi ha la pancia piena e sa di essere temuto e rispettato per la propria ricchezza.
E noi come si risponde?
Come ai tempi delle Signorie quando i padroni delle città si facevano la guerra e poi chiamavano l’alemanno a  decidere la vittoria dell’uno o dell’altro.

Il Pd è ormai l’ombra di se stesso, tanto mai ha assottigliato il suo spessore politico. Con la comparsa di Matteo Renzi, delle cui capacità si sa poco o nulla, mentre lo si conosce come ottima calamita di voti e di simpatie, il Pd sta collassando. La novità che si è prepotentemente inserita nei suoi consolidati – anche se arrugginiti – meccanismi, gli sta facendo perdere molle e rotelline, al punto che ci si comincia a domandare se il partito che uscirà dal congresso sarà più vecchio e scalcagnato di quello che al congresso ci è entrato, o sarà tutta un’altra cosa sradicandosi dal passato e ponendo fine alla vecchia leggenda del partito comunista italiano più forte d’Europa. Siamo al bivio. O, con il vecchio apparato vincitore al prossimo congresso, ci troveremo in casa un partito conservatore alieno ad ogni mutamento e praticamente una palla al piede per il Paese, oppure, con la vittoria di Renzi, potremo sperare finalmente nel confronto elettorale tra due partiti che guardano al futuro con lo stesso proposito di riaffermare la dignità di un Paese che ha costruito la storia della civiltà dell’Occidente.

Ma anche in casa Pdl non ci si trova a vivere una stagione migliore. Il successo della magistratura politicizzata contro Berlusconi (a mio avviso una vittoria di Pirro, che causerà il suo declino) ha inferto un duro colpo ad un partito che non ha leader alternativi da contrapporre, ad esempio, alla novità rappresentata sull’altra sponda da Matteo Renzi, ove questi dovesse prevalere (ed è faccenda non semplice) all’interno del Pd. Marina Berlusconi poteva essere la novità vincente, ma la primogenita del cavaliere sembra respingere le numerose sollecitazioni a prendere il posto del padre.
E allora se ne inventano di tutte. L’ultima è quella che io considero una barzelletta: dare il Pdl, o meglio la nuova Forza Italia, nelle mani di Barbara Berlusconi, uno dei tre figli avuti dal matrimonio di Berlusconi con Veronica Lario.

Perché non può che essere una barzelletta, e nemmeno tanto ben riuscita? Perché tra Marina e Barbara (che è solo più bella di Marina, ma ciò ha una qualche importanza?) ci corre come tra il giorno e la notte. Marina è un’imprenditrice capace e apprezzata nel mondo. A Barbara, che chiedeva molto al padre, è stata affidata la squadra del Milan. Troppo poco per considerarla all’altezza di governare un partito, che è faccenda assai più complessa, in cui la bellezza fisica conta assai poco. Barbara, al contrario di Marina, ed anche del sindaco di Firenze, non può vantare esperienze tali che possano assicurarne intelligenza politica ed autorevolezza.

Poi, ma questo è una mia convinzione personale, che ho già manifestato al tempo in cui Veronica colpì alle spalle il marito con le note dichiarazioni pubbliche, nessuno dei tre figli di Veronica ha mai sul serio difeso il padre nei suoi momenti di difficoltà. Hanno preferito starsene al calduccio del loro benessere. Barbara ha cominciato (ed era ora!) a balbettare qualcosa negli ultimi mesi. Mossa a compassione nel vedere il padre legato alla ruota smembratrice e sempre di più mostrato al Paese nella sua sofferenza? Può essere, ma non ne sono così sicuro. Marina è di un’altra pasta. È una combattente di razza. Non si è mai tirata indietro ogni volta che al padre sono stati riservati colpi sotto la cintura e lo ha fatto con la durezza di chi non teme lo scontro.

Perché allora non scende in campo, se davvero vuole reagire alle prepotenze fatte al padre?
Si dice che le sue perplessità siano legate alle sorti delle aziende di famiglia, che senza di lei e con lei in politica sarebbero messe sotto tiro da chi si è posto in testa di impedire le riforme di cui l’Italia ha bisogno, in primis quella fondamentale della magistratura.
Può bastare questa giustificazione? Non credo, ma si è tenuti a rispettarla.

Ma la scelta alternativa su Barbara non ha alcun senso. Portare il cognome del padre non è una garanzia né nella vita privata né in politica.
Dunque si lasci perdere, e non si insista con questa sciocchezza.


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