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LETTERATURA: Lo sparatore cieco e Tramaglino

3 Dicembre 2007

di Carlo Capone

[L’ultimo romanzo pubblicato da Carlo Capone: “Il naso di Pinocchio”, Sovera Editore, 2004]

La teoria dell’universo piatto, sul quale un Creatore ‘sparerebbe’ eventi da una terza dimensione, è tra le piĂą accreditate nel tentativo – io dico improbabile – del calcolo di Dio. Ma può anche funzionare da primo membro di un’equivalenza il cui secondo è il rapporto tra personaggio e autore.

Primo membro. A metĂ  mattina m’è venuta voglia di una sigaretta. Ne fumo un cinque o sei al giorno e non intendo cominciare a quell’ora. Ho frugato nella tasca, estratto la confezione di cicche, e ci sono rimasto. Nemmeno una. Allora esco, corro al bar e nel pagare sento “carissimo, prendi un caffè?”. E’ un buon amico, cui da un po’ di tempo dico sempre di no. SarĂ  una coincidenza, un capriccio dei fatti, ma spunta sempre nei momenti peggiori, specie se vado di fretta. E perciò ho esitato, quel tanto che lui accennasse al barista ‘due caffè!’. Il quale caffè, per chi capisca di fumo è quanto di peggio per ammazzarne il desiderio. Sorseggio, maledico, abbozzo convenevoli e scappo. Tastiera, sbuffi, desiderio di succhiare. Le cicche! ne addento un paio e mi viene l’angoscia. Che solo la miscela di menta e caffè può innescare. Intense e disgustose salivazioni e il miracolo avviene. Mi è passata ogni brama, forse anche di campare. Stando alla teoria di prima lo Sparatore ha scaricato sul mio piatto universo una serie di eventi che io, essere bidimensionale, ho percepito come insulsi o casuali, non certo ascrivibili a un’EntitĂ  Superiore. La quale EntitĂ , nel suddetto schema, ha due possibilitĂ  teleologiche. La prima riconducibile all’esclusiva creazione di spazio e tempo, seguendo un impulso cieco e incessante, la seconda a un Disegno in cui ci sia margine per la salvezza della mia salute, la gratificazione dell’amico e mezz’ora di sollievo per la poltrona dello studio.

Secondo membro. E’ buio, c’è nebbia e L’Adda è lontano. Mettiamoci nei panni del Tramaglino. Attraversa borghi di notte, si impaurisce ai latrati dei cani e sa di essere braccato. Che fine fa? di sicuro non dipende da lui, ma dalle finalitĂ  che muovono lo sparatore. Se avranno connotati provvidenziali, sentirĂ  uno sciabordio, traghetterĂ  e sguscerĂ  ai Cappelletti. Ma se allo sparatore la Provvidenza risulta neutrale, anzi agisce per il semplice gusto di scrivere e raccontare, può accadere di tutto. Inciampare, battere la testa e consumarsi in lenta agonia. Essere catturato e rispedito da Ambrogio Fusella. Sistemarsi a Bergamo e innamorarsi di un’altra. Farsi crescere il ciuffo, tornare al paese e pugnalare il rivale.
Ora una cosa va detta. A prescindere da che sorte gli tocchi, Tramaglino vivrĂ  gli eventi come dettati da Provvidenza, caso, fortuna, disgrazie, a seconda di chi è lo Sparatore. Ma il punto è questo: lui ne ignora l’esistenza, per il fatto che gli manca una dimensione, e soprattutto non sa neanche se appartiene alla prima o seconda specie postulata a primo membro. Povero Tramaglino: senza libero arbitrio, prospettive, speranze di un domani diverso. E poveretto lo Sparatore: con i dubbi, le angosce, le trepidazioni, sulla fine piĂą adatta da fargli sortire. Sempre si tratti di quello provvidenziale però.

Nota. Stamattina non ho fumato, non sono andato al bar nè ho masticato cicche. La scatolina è sufficientemente piena.


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Bart