Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Lo storico Lucio Villari di che parla?

9 Dicembre 2009

Ciò che indigna di più un uomo qualunque come me è sentire qualche intellettuale dichiarare con sicumera delle autentiche castronerie. Quando poi a dirle sono più d’uno, ciò diventa un problema del Paese. Come e dove vivono gli intellettuali? Hanno a che fare con la vita reale del Paese o sono chiusi nel loro mondo di idee, che applicano su una realtà che non esiste?

E’ finita da poco la trasmissione Ballarò. Uno degli invitati partecipanti alla discussione era il prof. Lucio Villari, docente di storia contemporanea presso l’università di Roma.

L’argomento riguardava la deposizione recente di Gaspare Spatuzza davanti a oltre 250 televisioni di tutto il mondo. Una delle critiche mosse dalla maggioranza presente in trasmissione (i ministri Brambilla e La Russa) ha riguardato l’anomalia di una trasmissione mandata in mondo visione in cui al presidente del consiglio sono state indirizzate da parte di un criminale pentito gravi accuse senza che prima si sia proceduto ad un minimo di verifica. Per cui il nostro premier è stato fatto passare come un capomafia, e l’Italia un Paese governato dalla mafia.

Il giornalista Paolo Mieli ha condiviso questa osservazione. Ma non solo lui. Leggo qui le dichiarazioni di un giudice:

“Proprio perché sono un magistrato le uniche cose che mi convincono sono le sentenze passate in giudicato. E anche in ordine a quelle mi riservo, talvolta, come cittadino, il beneficio del dubbio. L’unica convinzione che ho è che mettere alla gogna una persona, sia questo un quisque de populo o il presidente del Consiglio, prima di avere la prova sicura di un fatto, è cosa indegna di un paese civile.”

Invece Lucio Villari, come se vivesse sulla luna, ha sostenuto che in un paese democratico non ci si deve scandalizzare se un pentito lancia un’accusa al presidente del consiglio.

Probabilmente il 4 dicembre quando Spatuzza lanciava in mondovisione la sua accusa, Villari doveva essere occupato a risolvere qualche interrogativo storico e non si è accorto di ciò che stava succedendo a Torino.

Ossia, non si deve essere reso conto che Spatuzza non si trovava dentro l’ufficio di un pubblico ministero, che avrebbe raccolto la sua deposizione per poi vagliarla e quindi, se del caso, archiviarla (come soleva fare, nei termini di legge di sei mesi, Giovanni Falcone), ma si trovava di fronte alle telecamere di mezzo mondo a lanciare delle accuse che, prive di riscontro, dipingevano il presidente del consiglio italiano come un capomafia.

Se Villari non capisce la differenza, siamo messi male in quanto a intellettuali. Perché se tanto mi dà tanto, noi abbiamo perso la misura della realtà, e il lume della ragione.

Un altro degli argomenti toccati, per esempio da Francesco Rutelli, ha riguardato l’avvio dei lavori del ponte sullo stretto di Messina. Rutelli sostiene che, in presenza di una crisi economica di questa gravità, quei soldi andrebbero spesi a sostegno delle famiglie bisognose.

Una simile richiesta era stata già avanzata mesi fa dall’opposizione, e non v’è dubbio che tocca un aspetto delicato di questa crisi, che colpisce in modo feroce le classi meno abbienti. I rappresentanti della maggioranza hanno risposto che misure a tutela delle classi più deboli sono presenti anche nella finanziaria, e il ministro La Russa ha confermato la validità del progetto del ponte.

E’ su questo punto che vorrei soffermarmi, giacchè nessuno si è posto la domanda se il ponte sullo Stretto possa essere un contributo alla uscita dalla crisi economica. Lo è, infatti, come lo sono tutti i contratti che Berlusconi e il suo governo hanno stipulato negli ultimi mesi con la Libia, con la Bielorussia, con l’Arabia Saudita, con la Russia.

Sono iniziative che dispiegheranno i loro effetti in un arco di tempo abbastanza lungo, ma già da subito creano quel movimento positivo necessario a ridare fiato agli investimenti nelle nostre aziende. Sono sicuro che la Confidustria ha valutato assai positivamente questo tipo di iniziative.

Per quanto riguarda il ponte: l’avvio dei lavori comporterà l’apertura di un cantiere di immense proporzioni che alimenterà anche l’indotto ed assorbirà un buon numero di lavoratori che usciranno, perciò, dallo stallo della disoccupazione. Ma la nascita del ponte avrà conseguenze anche sulle cantierizzazioni future, giacché la Sicilia, ed anche il Sud più profondo, mancano delle infrastrutture, allo sviluppo delle quali si dovrà porre mano per completare i benefici che arrecherà la presenza del ponte. Il quale collegherà la Sicilia al continente, ossia non solo all’Italia, ma all’Europa.

Ne deriverà una circolazione di beni che, attraversando tutta la penisola, favorirà gli scambi in ogni parte di Italia.

Rinunciare al ponte sarebbe come mangiarsi l’uovo e buttare la gallina.

Articoli correlati

Allarme Giustizia. Qui. Qui. Qui.

I sondaggi dopo la deposizione di Spatuzza. Qui.

“Processo Dell’Utri. Domani tocca ai boss Graviano. I timori del premier”. Qui.


Letto 1643 volte.


2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 9 Dicembre 2009 @ 13:18

    Ecco qui per fruire di eventiali commenti

  2. Commento by Ambra Biagioni — 9 Dicembre 2009 @ 16:56

    I commenti in questa pagina

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart