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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

L’offensiva di Oscar Luigi Scalfaro

30 Gennaio 2010

Nel giorno i cui l’Anm ha imposto ai suoi iscritti di assentarsi dalle aule nel momento in cui prendeva la parola il rappresentante del governo, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario, Oscar Luigi Scalfaro non ha voluto mancare all’appuntamento.
In una lettera inviata al popolo viola del No B-day, anch’esso in piazza per difendere – così credono – la Costituzione, Scalfaro scrive:

“esprimo soddisfazione per le numerose iniziative e manifestazioni di sostegno alla Costituzione repubblicana e alla sua perdurante attualità, organizzate in un momento nel quale essa è nuovamente esposta sia al rischio di proposte di revisione non rispettose dei suoi valori e del suo impianto fondamentale, sia a una strisciante e quotidiana inosservanza dei suoi principi (prima di tutto quello dell’equilibrio tra i poteri costituzionali e dell’autonomia e indipendenza della funzione giurisdizionale). D’intesa con il direttivo di “Salviamo la Costituzione”, che si è riunito a Roma il 26 gennaio, invito i comitati locali della nostra associazione a partecipare a queste iniziative.”

Così, dopo l’Anm, con Scalfaro facciamo il bis. Un bis in una giornata in cui proprio la Costituzione viene ridotta a carta straccia da coloro che si arrogano il diritto di rappresentarla e di difenderla.

E in che modo lo fanno?

I magistrati di Anm manifestando contro il governo, ovverosia contro una delle Istituzioni più importanti del Paese, in ciò mostrando di non averne alcun rispetto, mentre il loro dovere è quello di osservare le leggi e di rispettare la Costituzione che questo obbligo impone. Se – come ha scritto qualcuno – invece di portare sottobraccio la Costituzione, si mettessero a leggerla e tornassero a ricordarne i principi, dovrebbero condannarsi da soli.

Ci si domanda come sia possibile far rispettare le leggi e la Costituzione da costoro, che sono  i primi a violarle e a dare il cattivo esempio.

Naturalmente il Csm farà finta di non aver né sentito né veduto, e la giornata nera di oggi verrà subito archiviata.

Il discorso ancora caldo del procuratore generale della Cassazione non ha nemmeno fatto in tempo a rimbalzare sui giornali che i magistrati dell’Anm gli hanno già fatto marameo.

Dirà niente il capo dello Stato, che del Csm è il presidente? Da Mancino, il vice del Csm, c’è ben poco da sperare. A lui va bene così, e non gli parrebbe vero se l’Anm andasse anche oltre e magari fischiasse nelle piazze i comizi dei candidati del centrodestra alle regionali.

Giacché, se non si mette un argine all’arroganza di Palamara & C., dopo i fatti di oggi  a questo si arriverà, prima o poi.

Ma a  completare il bis ecco, dunque, quell’Oscar Luigi Scalfaro che, nei pochi mesi che esercitò la funzione di magistrato, non mancò di emettere, da cattolico osservante,  qualche sentenza di morte:

“Dopo il 25 aprile 1945 fece richiesta ed ottenne di entrare nelle Corti d’Assise straordinarie, istituite il 22 aprile (per una prevista durata di sei mesi) su richiesta degli angloamericani per porre un freno ai processi sommari del dopoguerra, talora degenerati in veri e propri linciaggi [2].
Queste corti furono anche chiamate, con sinistra eco fascista (vedere i Tribunali del popolo ed i Tribunali volanti nazifascisti), Tribunali speciali; in veste di pubblico ministero presso queste corti, Scalfaro ebbe a richiedere (ed ottenere) una condanna a morte. La condanna tuttavia non fu eseguita a causa dell’accoglimento del ricorso in cassazione suggerito, a quanto sostiene Scalfaro, dallo stesso Scalfaro al condannato, tal Stefano Zurlo.[3]
Secondo altre fonti Scalfaro avrebbe richiesto altre condanne alla pena capitale[4].
Nel luglio 1945 sostiene con altri due colleghi la pubblica accusa al processo che vede imputati per «collaborazione con il tedesco invasore » l’ex prefetto di Novara Enrico Vezzalini e i militi Arturo Missiato, Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno e Raffaele Infante. Per tutti e sei viene chiesta ed ottenuta la condanna a morte dopo tre giorni di dibattimento. La condanna viene eseguita il 23 settembre successivo, quando i condannati non verranno uccisi alla prima raffica dal maldestro plotone di esecuzione, e sui poveri corpi si accanì poi un gruppo di donne.[5] (Qui, anche per andare a leggere le note). E anche qui (digitare: “Il caso Scalfaro”).

La lettera di Scalfaro non è altro che il gesto disperato di chi vuole ancora caparbiamente lasciare gli italiani nelle mani di una prima Repubblica ormai agonizzante e vicina a morire.
Si batte perché essi continuino ad essere i cafoni di un potere che continuerà ad essere esercitato dai tanti don Circostanza, di cui parla Ignazio Silone in “Fontamara” (qui).

Il ridicolo è che questi cittadini in viola rischiano di cadere nella trappola e di comportarsi proprio come i cafoni di Fontamara, senza accoprgersi che Scalfaro è il don Circostanza di turno che ripete loro:

“Queste donne pretendono che la metà del ruscello non basta per irrigare le loro terre. Esse vogliono più della metà, almeno così credo di interpretare i loro desideri. Esiste perciò un solo accomodamento possibile. Bisogna lasciare al podestà i tre quarti dell’acqua del ruscello e i tre quarti dell’acqua che restano saranno per i Fontamaresi. Così gli uni e gli altri avranno tre quarti, cioè un po’ più della metà. Capisco” aggiunse don Circostanza “che la mia proposta danneggia enormemente il podestà, ma io faccio appello al suo buon cuore di filantropo e benefattore”.

Scalfaro – è questo che i cittadini in viola e tutti gli altri devono capire – si batte con rabbia affinché il popolo, una volta esercitato il voto, lasci decidere al parlamento chi debba governarlo. Non solo, ma che lasci al parlamento anche il diritto di fare e disfare i governi a suo piacimento senza minimamente preoccuparsi di ciò che pensano e vogliono gli italiani.

Scalfaro lo ha fatto con il ribaltone nel 1994, e vorrebbe che questo suo gesto, spregiativo della volontà popolare, fosse assunto a modello anche per il futuro.

No. Noi dobbiamo pretendere che questo malcostume finisca per sempre. Le maggioranze e il premier vogliamo sceglierceli noi, direttamente nell’urna. Nessuno potrà modificare la nostra volontà, se non tornando a consultarci con regolari elezioni.

Fate attenzione, uomini in viola, a soppesare bene la lettera di un uomo che, come il lupo con l’agnello, vi invita ad essere protagonisti non per modernizzare lo Stato, ma per perpetuarne i vizi, i difetti, gli intrallazzi e i giochi di potere.

Lo Stato non ha più bisogno di queste idee che ostinatamente vogliono ancorare il Paese ad un passato che nessuno vuole ricordare.


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11 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 16:45

    Nella Liturgia il viola rappresenta il lutto dei lutti e, per quanto ormai sia diventato una moda che non rifiutano più nemmeno i teatranti, mi pare si addica proprio   a quel popolo radunato da Di Pietro che opera alacremente a distruggere la democrazia.

    Niente di che meravigliarsi se Oscar Luigi Scalfaro lo elegge ad interlocutore privilegiato, ma io credo che, con molto suo dolore, si sentirà rispondere dal Popolo Italiano con le sue stesse parole : “Io non ci sto”.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 17:12

    PG CARBONE E FACCI   da Libero

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Gennaio 2010 @ 21:09

    Ottimo il link, Ambra.

  4. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 22:12

    Icommenti su Legno

  5. Commento by Andrea — 2 Febbraio 2010 @ 12:55

    Voi che credete che il PdL sia una sana forza politica, voi che pensate che la libertà di pensiero sia un attentato ai vostri piccoli e grandi privilegi, voi che inorridite alle malefatte della parte politica avversa e scusate (o vi turate il naso) sulle nefandezze del signor B. e dei suoi accoliti, voi che inneggiate alla libertà ma poi invocate manganello ed olio di ricino per coloro che hanno un’idea diversa dalla vostra …

    RICORDATEVI:   29 APRILE 1945 – PIAZZALE LORETO (MILANO)

    Questa è la fine riservata ai dittatori ed ai loro tirapiedi.

    Meditate, gente, meditate…

    P.S. Spero che Fini sia il prossimo Presidente del Consiglio e che vi faccia un **LO COSì (O) <– quelle sono le mani del gesto esplicativo

     

    VIVA IL POPOLO VIOLA, VIVA LA COSTITUZIONE

  6. Commento by Andrea — 2 Febbraio 2010 @ 13:07

    « È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto […] perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari.   Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri. »

    Ricordate di chi erano queste parole? Non vi sembrano quasi evocate dalla conclusione dell’articolo di cui sopra?

    Le parole citate sono la conclusione del “Manifesto del Futurismo” di Filippo Tommaso Marinetti.   «Può essere interessante leggere questo testo perché, nella sintesi degli articoli, permette una comprensione più nitida dell’evoluzione culturale in Italia all’inizio del XX secolo, che avrebbe, nel giro di pochi anni, contribuito al successo del Fascismo. » Non lo dico io, è scritto su Wikipedia alla voce Manifesto_del_futurismo.

    Morale della favola. Forse siete in buona fede, ma non vi state accorgendo che state pavimentando la strada per un ritorno del Fascismo in Italia?

    Ma forse la cosa non vi dispiacerebbe poi tanto…

  7. Commento by Andrea — 2 Febbraio 2010 @ 13:14

    «Lo Stato non ha più bisogno di queste idee che ostinatamente vogliono ancorare il Paese ad un passato che nessuno vuole ricordare. »

    Un passato che nessuno vuole ricordare… Parla per te, perché io ho dei parenti che sono stati assassinati dai nazifasciti ed io VOGLIO RICORDARE IL PASSATO, GLI ORRORI PASSATO, affinché nessun cretino possa più permettersi il lusso da creare le condizioni perché si ripetano ancora.

    Abbiamo l’OBBLIGO DELLA MEMORIA.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Febbraio 2010 @ 14:23

    Ti replico più sotto quanto ti ho già scritto, ricordandoti che forse io sono assai più antifascista di te, che ti auguri che Fini (il delfino di Almirante) diventi presidente del Consiglio e magari anche presidente della Repubblica. Ti rendi conto di ciò che dici?
    Ti consiglierei di leggere qui per schiarirti le idee, tu che presumi di essere antifascita e non lo sei nel momento in cui stai dalla parte di Fini. Fini fu il pupillo di Almirante, non dimenticarlo. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Devi ancora maturare per leggere la storia.

    Questo è quanto ti ho risposto prima:
    “Come ti ho già scritto, tu leggi troppo in fretta. Ciò per cui mi batto non è certo l’auspicio di un ritorno al fascismo, ma per un non ritorno alla prima nefasta Repubblica.
    Penso che se tu vuoi tornare alla prima Repubblica, sei contro il popolo sovrano e a favore dei pasticci della prima Repubblica.
    Sei tu che devi pensare e ragionare. La battaglia che oggi è nel Paese è tra coloro che vogliono tornare alla prima Repubblica, e quelli che vogliono che il voto elettorale sia rispettato dal parlamento. Tu da che parti ti schieri?
    Se sei fermo al fascismo, non partecipi al dibattito di oggi. Sei fuori tempo. Non stai capendo un’acca di ciò che accade nel Paese.”

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Febbraio 2010 @ 14:08

    Mi dispiace per te Andrea, ma qui di fascista ci sei solo tu. Almeno per quanto mi riguarda. io sono per non ripetere la cattiva esperienza della prima Repubblica, dove il voto degli elettori non contava niente, e voglio invece che d’ora in poi conti, con l’elezione diretta della maggioranza e del premier, con modifica costituzionale. Il parlamento non può modificare le maggioranze a suo paicimento. Come vedi il fascista sei tu.
    Si vede che leggi in fretta o non capisci ciò che leggi.

    Voglio raccomamdarti per il futuro di usare un linguaggio corretto, privo di insulti, perché altrinmenti sarò costretto a censurarti. Qui la buona educazione non è un optional ma è una regola da osservare. Il confronto di idee deve essere rispettoso nei riguardi dell’interlocutore.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 2 Febbraio 2010 @ 14:13

    Come ti ho già scritto, tu leggi troppo in fretta. Ciò per cui mi batto non è certo l’auspicio di un ritorno al fascismo, ma per un non ritorno alla prima nefasta Repubblica.
    Penso che se tu vuoi tornare alla prima Repubblica, sei contro il popolo sovrano e a favore dei pasticci della prima Repubblica.
    Sei tu che devi pensare e ragionare. La battaglia che oggi è nel Paese è tra coloro che vogliono tornare alla prima Repubblica, e quelli che vogliono che il voto elettorale sia rispettato dal parlamento. Tu da che parti ti schieri?
    Se sei fermo al fascismo, non partecipi al dibattito di oggi. Sei fuori tempo. Non stai capendo un’acca di ciò che accade nel Paese.

  11. Commento by luca — 22 Maggio 2010 @ 00:32

    Se chi commenta le parole del Presidente Scalfaro avesse un briciolo della Sua intelligenza, o lealtà od onestà o voglia di libertà, si inchinerebbe devotamente ed in silenzio mediterebbe quanto questo grande uomo ha fatto per la giustizia e la libertà in Italia               averne a centinaia ancora in Parlamento….peccato sia ormai una mosca bianca     Luca

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