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L’unicost e le toghe rosse

26 Settembre 2013

È curioso quanto ho letto ieri qui. L’unicost, che sembrerebbe essere la corrente maggioritaria in Anm fa sentire la sua voce, dopo che Berlusconi ha rinnovato in tv gli attacchi alla magistratura politicizzata.
Il proverbio recita: La lingua batte dove il dente duole, ed è proprio il caso di applicarla alla protesta di quella che passa per la corrente moderata.

La domanda è: Dov’erano i magistrati moderati, quando i vari pm giravano il Paese promettendo di rovesciare i calzini a questo e a quello, ed in modo particolare al leader politico dei moderati?
Mica hanno preso coraggio ora che Silvio Berlusconi è un leone ferito?

Li avete mai visti quei film dove il vile se ne sta in un cantuccio e assiste alla sparatoria, e quando l’uomo che odiava cade a terra agonizzante, lui esce dal nascondiglio e si precipita a dargli un calcio alla testa?
L’Unicost mi ha ricordato queste bieche figure. Voglio dire forse che l’Unicost ha una qualche somiglianza con esse? Per carità, quelli dell’Unicost sono senz’altro dei gentiluomini e dei timorati di Dio e mi guarderei bene dal paragonarli a simili e abietti personaggi.

Però mi sarebbe piaciuto che avessero alzato la voce all’interno di Anm affinché i comunicati di quest’ultima non fossero unidiretti contro le dichiarazioni arrabbiate di Silvio Berlusconi, ma qualche volta anche contro i comportamenti politicizzati di certi pm che non vedevano l’ora di partecipare a questa o a quell’altra manifestazione per parlare di politica e soprattutto per dire peste e corna del leader dei moderati.

In quanti articoli ho richiamato i moderati di Anm a farsi sentire e a far valere il principio della neutralità politica nella loro professione.
Mai uno che si sia fatto vivo ed abbia preso posizione contro questo o quel magistrato politicizzato. Hanno lasciato che sparassero a loro piacere e a loro comodo sul leader dei moderati, ed ora che le toghe rosse lo hanno colpito, hanno preso il coraggio a quattro mani e hanno chiesto al Csm di dare un calcio alla testa all’agonizzante Berlusconi.
Di eroi di questa specie il nostro Paese è pieno fino ai capelli e non ha bisogno di arruolarne altri. Meglio avrebbero fatto a restare in silenzio come lo sono sempre stati e godersi lo spettacolo in prima fila, magari battendo le mani all’amica toga rossa per il coraggio che essi non hanno mai avuto.

Del resto non mi è parso di notare mai nelle dichiarazioni ufficiali di Anm accenti di responsabilità ma solo il “dagli addosso all’untore”, da quando Berlusconi tra i suoi deprecabili obiettivi aveva non solo quello della riforma dello sgangherato sistema giustizia, ma pure di togliere ai magistrati quegli scandalosi privilegi che, ad esempio, violando la costituzione, permettono di nominare presidenti delle corti supreme personaggi vicini alla pensione (durano in carica pochi mesi) onde consentire loro di aver in aggiunta alla già golosa pensione l’indennità prevista dalla qualifica di emerito che spetta quando il magistrato va in pensione ricoprendo il massimo grado della carriera.

L’Anm ha fatto mai niente per eliminare lo scandalo? L’Unicost è pienamente soddisfatta di questo andazzo? Ha mai alzato la voce affinché il Csm, invece di dare un calcio alla testa all’agonizzante Berlusconi, si interessasse a reprimere lo scandalo delle pensioni d’oro ai magistrati emeriti?

Mi domando quale delegittimazione temono, se sono già delegittimati, e questa bella medaglia – che si appunta al petto alla rovescia – se la sono guadagnata con il loro (di tutti) scandaloso consenso alle storture e alle inaccettabili parzialità dell’ordine a cui appartengono?

È di ieri la notizia che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha aperto un fascicolo a carico dell’Italia perché a distanza di 24 messi dalla condanna inflitta dalla stessa Corte al nostro Paese, ancora non si è attuato il principio europeo della responsabilità civile dei magistrati che sbagliano.

Quello che è stato assemblato in Italia è considerato un nulla di fatto, poiché in sostanza è lo Stato italiano a pagare gli errori dei magistrati.
Invece devono essere loro direttamente, ossia mettendo le mani nel loro gonfio portafoglio, a provvedere ai risarcimenti.
Troppo facile, altrimenti, credersi dei Padreterni che possono fare e disfare la vita umana a piacimento.

Qualcuno si è permesso di opporsi a tale introduzione di responsabilità diretta sostenendo che i magistrati eviteranno di condannare temendo l’errore. Gli rispondo: Se temono l’errore, significa che non hanno le prove che la costituzione pretende per infliggere la condanna. E se non hanno queste prove (ben diverse dal “non poteva non sapere” e dalla “prova logica”, sconosciute alla costituzione) hanno solo una scelta da fare: assolvere. Perché è questo che chiede loro la costituzione.
E invece, proprio loro, la calpestano.

L’Unicost si preoccupa della delegittimazione che può derivare dal recente messaggio televisivo di Berlusconi.
Perché invece non fa una sacrosanta battaglia all’interno del Csm e di Anm affinché i giudici ripudino per sempre la vergognosa scappatoia del “non poteva non sapere” e della “prova logica” (che non significano altro che questo: Confessiamo di non avere la prova richiesta dalla costituzione e dalle leggi), e si mettano in linea con i doveri che gravano sulle loro spalle in uno Stato di diritto?


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