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STORIA: I MAESTRI: Bibbia viva

26 Settembre 2013

di Virgilio Lilli
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 6 agosto 1970]

Tiro, agosto.


A guardarlo da vicino, sen ¬≠za i diaframmi della ragione politica o delle emozioni sog ¬≠gettive che ci inducono a sen ¬≠timenti di simpatia o antipa ¬≠tia, il conflitto arabo-israelia ¬≠no √Ę‚ÄĒ attraverso le vicende che di giorno in giorno deter ¬≠mina √Ę‚ÄĒ simboleggia il con ¬≠flitto che anima e allo stesso tempo tormenta il mondo in ¬≠tero dei nostri giorni.

Come sempre da alcuni mil ¬≠lenni, la Palestina riesce ad essere ancora un teatro ter ¬≠ribilmente serio, nel quale il dramma degli uomini e della loro convivenza assume valo ¬≠ri rigorosi d’una verit√† defi ¬≠nitiva, destinata a divenire paradigma, modello esempla ¬≠re per il resto del mondo, e quindi mito. E’ proprio que ¬≠sta terra, sono proprio questo cielo, questo mare, questo cli ¬≠ma, questa vegetazione; √® in ¬≠somma questa placca di mon ¬≠do, non pi√Ļ Europa o Afri ¬≠ca e non ancora Asia, non pi√Ļ mare e non ancora de ¬≠serto o steppa, √® proprio que ¬≠sta latitudine, dico, a gene ¬≠rare il mito. Ogni gesto d’uo ¬≠mo, e ogni sua voce, e ogni sua passione, e ogni suo ragionamento e perfino ogni sua follia vi assumono uno spes ¬≠sore biblico.

 

*

 

Esiste entro questo oriz ¬≠zonte una Bibbia vissuta, con ¬≠dendo direi, che sar√† un gior ¬≠no messa sulla carta dalle ro ¬≠tative invece che dagli scribi, ma che non per questo sfugge al suo destino: d’essere il di ¬≠gesto d’una esemplificazione da servire come pietra di pa ¬≠ragone della storia. Arafat, capo dei guerriglieri palesti ¬≠nesi, e Dayan, stratega del po ¬≠polo di Sion, sono gi√† due personaggi della Bibbia (vivi, da toccarsi con le dita). E so ¬≠no frammenti di Bibbia le in ¬≠cursioni aeree dei Phantom dell’aviazione israeliana sul Canale come gli attentati ai kibbutzim della valle del Gior ¬≠dano o del Mar Morto da parte dei commandos arabi. Se sapessimo leggere il ¬ę li ¬≠bro dei libri ¬Ľ, vi troveremmo il seguito delle vicende in cor ¬≠so questi giorni, e la loro con ¬≠clusione. Ma gli uomini san ¬≠no vivere la Bibbia, non la sanno leggere. Ed √® forse la loro condanna.

Il conflitto arabo-israeliano √® lo scontro, in realt√†, fra la campagna e la citt√†, lo stesso che empie d’affanno (e di san ¬≠gue) il mondo, in Africa, in America latina, in Asia e, del resto, in Europa dove √® in atto una sollevazione di con ¬≠tadini (anche quando si parla d’operai) il cui supremo ane ¬≠lito tende disperatamente alla citt√†. La campagna, intendia ¬≠moci, non come fatto agrico ¬≠lo, bens√¨ intesa come antica natura, legato tradizionale del ¬≠le generazioni alle generazio ¬≠ni: un certo modo di vita, di lavoro, di emotivit√† e di sof ¬≠ferenze, tutto ci√≤ in dimen ¬≠sione immediata ed elemen ¬≠tare, per qualche verso con una condanna a una perenne infanzia o perfino a una la ¬≠tente idiozia nel senso greco della parola. Insomma una campagna che non √® necessa ¬≠riamente il campo, la terra, il grano, la zappa; e che pu√≤ es ¬≠sere perfino una citt√†; che pu√≤ essere un mobile, un rito ma ¬≠trimoniale, un dolce. Ma so ¬≠prattutto √® una forma della mente, nella quale le frustra ¬≠zioni determinate nell’uomo dai traumi della natura si fan ¬≠no sentire in tutta la loro de ¬≠gradante virulenza.

Allo stesso modo la citt√† pu√≤ essere precisamente un campo, per esempio una fat ¬≠toria degli Stati Uniti in ¬≠dustrializzata scientificamente, gestita da tecnici, e cio√® da non-contadini. In questo senso l’America del nord √® un esem ¬≠pio classico di citt√† tutta intera (i suoi contadini sono forse solo i negri, compresi quelli delle citt√†), costruita tutta sulla astrazione e sui suoi corollari pratici, correzio ¬≠ne e rifacimento dell’uomo a somiglianza del suo intelletto e non delle sue passioni, o meglio delle sue passioni rige ¬≠nerate dall’intelletto e rivissu ¬≠te secondo convenzioni con ¬≠cordate fra la volont√† e le cose.

 

*

 

In termini semplici, gli ara ¬≠bi sono contadini, gli israe ¬≠liani sono cittadini. E inten ¬≠diamoci bene: non sono con ¬≠tadini gli arabi perch√© siano degli agricoltori, n√© cittadini gli israeliani perch√© non lo siano. Tutti sappiamo che gli arabi sono pastori, sono no ¬≠madi, sono mercanti e perfino pescatori. Come sappiamo che gli israeliani sanno mutare il deserto in campo produttivo. Senonch√© nel paesaggio psico ¬≠logico dell’arabo c’√® il rifles ¬≠so indistruttibile dell’aratro a chiodo, del gregge: la visione del mondo al primo stadio della intelligenza e del lavoro, e cio√® il rapporto di simbiosi intelletto-terra (sia la terra la sabbia del deserto o il villag ¬≠gio di fango o addirittura il serraglio, l’harem e perfino la scimitarra di Sallah Eddin). Mentre nel paesaggio psicolo ¬≠gico dell’ebreo c’√® la speculativa, l’elaborazione della real ¬≠t√† grezza in una soprarealt√† mentale che tende con tutte le sue forze a estraniarsi da ¬≠gli inviti elementari della na ¬≠tura-natura. Sono due tipi di umanesimo, il primo scritto senz’acca, originario e maga ¬≠ri sorgivo; il secondo scritto con l’acca, mediato dalla vo ¬≠lont√†.

Due ingrate parole hanno da qualche tempo il compito di definire questi due tipi di umanit√†: sottosviluppata (o in via di sviluppo, ch’√® un eufe ¬≠mismo ma sostanzialmente √® la stessa cosa) e soprasvilup ¬≠pata. Andrebbero sostituite a pi√Ļ giusto titolo √Ę‚ÄĒ secondo quanto si diceva pi√Ļ sopra √Ę‚ÄĒ con le parole ¬ę contadina ¬Ľ e ¬ę cittadina ¬Ľ. Precisamente la posizione degli arabi e degli ebrei di Israele (e quella di certe regioni meridionali e set ¬≠tentrionali di certi paesi d’Eu ¬≠ropa, non solo, ma addirittu ¬≠ra del proletariato e della bor ¬≠ghesia nella stessa citt√†, anche se quel proletariato lavora nel ¬≠le officine ove si fabbricano apparecchi elettronici e se quella borghesia costituisce i quadri d’un partito comuni ¬≠sta).

Improvvisamente, ventidue anni fa, √® nata in Palestina la citt√† nel senso che s’√® detto. Come per una insopprimibile esigenza d’aggiornamento da parte della storia, al di fuori della volont√† degli uomini, √® sorta questa astrazione prima

che questa realt√†: lo Stato di Israele. D’un colpo, da un giorno all’altro, la natura-natura s’√® trovata ad ospitare la metropoli, sia pure in ger ¬≠moglio: la lotta al deserto, al ¬≠la capra, al laisser aller e al laisser faire dei retaggi tradi ¬≠zionali; la lotta alla mosca e al fato, al tracoma e alla sic ¬≠cit√†, al sapore genuino delle emozioni e della sonnolenza mentale; la lotta insomma al ¬≠l’accettazione della vita come incorreggibile imperativo da parte della natura. Da un gior ¬≠no all’altro si √® instaurata nel ¬≠la polpa della innocenza pas ¬≠siva dell’uomo (ch’√® una ca ¬≠ratteristica appunto della cam ¬≠pagna) la correzione della na ¬≠tura, anzi la sua revisione sul ¬≠la base di schemi astratti (ch’√® appunto la caratteristica della citt√†).

Pensiamo a un piccolo oro ¬≠logio che cada al centro d’un enorme formicaio: il formi ¬≠caio √® la campagna, l’orolo ¬≠gio la citt√†. Le formiche ci si avventeranno sopra, lo copriranno letteralmente con la lo ¬≠ro brulicante massa nerastra, cercheranno perfino di distrug ¬≠gerlo: se potessimo attribuire loro una facolt√† di pensare, per esse sarebbe un attentato da parte di un corpo estraneo, una bestemmia oltre che un non-senso. Finch√© finiranno con l’esserne condizionate, ne studieranno il solfeggio delle pulsazioni meccaniche, il mo ¬≠to delle sfere, il gioco degli ingranaggi. Ammessa, ripeto, una intelligenza delle formi ¬≠che, quell’orologio sar√† un uragano e una rivoluzione al ¬≠lo stesso tempo.

Nel giro di un ventennio la Palestina s’√® empita di can ¬≠noni e di antibiotici, di carri armati e di trattori agricoli, di trincee e di librerie, d’urla disperate e di gelidi commenti fondati sulle statistiche e sui dati degli elaboratori elettro ¬≠nici. Con la ghiaccia violenza dell’ingegneria e della banca la citt√† ha continuato a pren ¬≠dere corpo, ad allungare i ten ¬≠tacoli sulla campagna (sia pu ¬≠re deserta). Israele √® cresciu ¬≠to; √® cresciuto pi√Ļ qualitati ¬≠vamente che quantitativamen ¬≠te, ha letteralmente iniettato l’Europa e l’America nell’Asia minore.

Ne √® nata la lotta, appunto, fra la campagna e la citt√†, fra i contadini e i cittadini; la stessa che, dopo tutto, ha opposto la Russia e l’Europa Orientale, contrade eminente ¬≠mente di contadini fino a qualche decennio fa (e in par ¬≠te tuttora), agli Stati Uniti e all’Europa Occidentale, con ¬≠trade, al contrario, di citta ¬≠dini, sia pure con qualche ec ¬≠cezione frammentaria, da cen ¬≠tinaia d’anni. In questo senso il conflitto arabi-Israele, qualunque debba essere la sua conclusione pratica, muter√† il volto della Palestina, non so ¬≠lo, ma di tutti i paesi arabi legati ad essa dalla geografia materiale e mentale.

La Bibbia sar√† sempre pi√Ļ viva, sempre pi√Ļ aderente al ¬≠la storia del mondo: i pastori diverranno ingegneri, la tenda dei beduini diverr√† building d’acciaio e di vetro, il Corano diverr√† un genere di comfort dello spirito, la citt√† insom ¬≠ma si insedier√†, con tutta la forza del suo laicismo, sul terreno della sacralit√† conta ¬≠dina, via via spegnendola. Co ¬≠me sta avvenendo in Unghe ¬≠ria e in Polonia, in Russia e perfino in Cina. Quel giorno sar√† difficile distinguere un arabo da un israeliano. Sa ¬≠ranno, in versioni diverse, i termini di una stessa equazio ¬≠ne, come gi√† lo sono gli astro ¬≠nauti americani degli ¬ę Apol ¬≠lo ¬Ľ e quelli sovietici delle ¬ę Soyuz ¬Ľ.

 

 


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Bart