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Magistratura. Come il giudice Janning di “Vincitori e Vinti”

20 Ottobre 2013

Nel film di Stanley Kramer, “Vincitori e Vinti”, del 1961, uno dei quattro giudici accusati di aver tradito la giustizia, servendo il regime nazionalsocialista di Hitler, è anche un luminare del diritto, autore di molti libri apprezzati e studiati in tutto il mondo, Ernst Janning (vero nome Carl Schmitt), interpretato da Burt Lancaster. Durante il regime, come ministro della giustizia, ha firmato molti decreti disumani, come quello della sterilizzazione dei malati o comunque dei deboli di mente al fine di mantenere pura la razza ariana, e ha fatto condannare a morte, pur sapendolo innocente, un cittadino tedesco perché ebreo.

Sarà condannato all’ergastolo insieme con gli altri imputati. Quando il presidente del collegio (il giudice americano Dan Haywood, interpretato da Spencer Tracy) sta per partire e lasciare Norimberga, vengono a dirgli che Janning vuole parlargli. Sebbene manchi poco tempo alla partenza dell’aereo, Haywood acconsente, e quando si trova davanti al condannato questi, molto afflitto, confessa di non aver mai immaginato che il nazionalsocialismo arrivasse agli orrori dei campi di concentramento.
La risposta di Haywood è perentoria: Avrebbe dovuto accorgersene nel momento in cui condannò l’ebreo innocente.

Perché racconto questo film. Perché la magistratura politicizzata del nostro Paese è lo specchio dei quattro giudici condannati a Norimberga, e il resto della magistratura, nella sua gran parte, è lo specchio del giudice condannato Ernst Janning.
A questi ultimi si dovranno applicare le parole che il giudice Haywood stampò in viso all’eminente giurista tedesco: Siamo arrivati a questo, perché non avete voluto vedere e capire.

Da qualche tempo parlo dell’asse autoritario costituitosi nel nostro Paese tra il Pd e la magistratura rossa. Chi ancora crede che ciò sia solo frutto della mia fantasia, vada a rivedersi il celebre film di Kramer e scena per scena lo riversi sulla situazione del nostro Paese. Non c’è scena che non vi combaci a puntino.

Leggete quanto ha dichiarato ieri Fedele Gonfalonieri, a proposito della possibilità che scenda in politica Marina Berlusconi: “Poveretta, perché farle passare un calvario come è successo al padre?”
Il cui significato è questo: ci sono forze in questo Paese che stabiliscono chi può e chi non può mettersi in politica.
Poiché il paradigma di Marina è il padre Silvio, il riferimento alla presenza autoritaria di un asse egemone nel nostro Paese è implicito. Non solo, ma il richiamo alle disgrazie del padre identifica anche la composizione di questo asse che, come dichiaro da qualche tempo, è rappresentato dal Pd e dalla magistratura politicizzata.

Volete un altro esempio? Leggete qui: una cinquantina di giovinastri (non vi ricorda niente? Non vi ricorda gli anni ’20 del secolo scorso, quando la prepotenza fascista percorse tutto il Paese?) si sono fermati davanti all’abitazione milanese di Daniela Santanchè e hanno cominciato a lanciare insulti e minacce. È stata perfino minacciata la zia con un coltello.
Forse che la Santanchè si è macchiata di qualche delitto o di qualche reato? No, nient’affatto. La Santanchè è una normale imprenditrice che ha la colpa, non di essere ebrea, ma di militare nel Pdl e di essere una fedelissima di Silvio Berlusconi.

Dunque, Marina Berlusconi non può scendere in politica, poiché da subito, come nel 1994 accadde al padre, l’asse di regime incomincerebbe a torturarla fino a dannarle la vita allo stesso modo.
La Daniela Santanchè, che invece in politica c’è da molti anni, e a nessuno aveva mai dato fastidio, ora che sostiene con forza e determinazione il leader del suo partito (giudicato dall’asse il nemico n. 1) è fatta oggetto di rappresaglie, alla maniera nazista. Nessuno si accorge di tutto ciò?

Se per il giudice nazista Janning la colpa è stata quella di non essersi rifiutato di condannare un ebreo innocente, per parecchi giudici italiani la colpa è stata quella ed è ancora quella, di minimizzare fatti del genere e, soprattutto, di manipolare le leggi allo scopo di assecondare il regime e condannare i suoi oppositori.
Il lettore sa che di esempi scellerati e clamorosi ho costellato questo blog (in particolare a riguardo delle ultime sentenze); e comincio a provare per questi giudici lo stesso disprezzo che il giudice Haywood indirizzò all’illustre collega nazista.

Lo ripeto: i magistrati moderati italiani non si accorgono di ciò che sta accadendo alla giustizia per colpa di un manipolo di esagitati?
Sebbene non siano illustri come lo fu Ernst Janning, per tutto il resto gli assomigliano e meritano, senza attendere una nuova Norimberga, una immediata e dura condanna.


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8 Comments

  1. Commento by Emanuele Vinci — 20 Ottobre 2013 @ 06:36

    Concordo pienamente

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Ottobre 2013 @ 09:40

    Grazie. Spero che i cittadini aprano gli occhi prima che sia troppo tardi.

  3. Commento by Giacomo_P — 20 Ottobre 2013 @ 12:17

    Di Monaco, fai sempre piu’ pena. E non aggiungo altro perche’ altrimenti dovrei offenderti pesantemente.
     

  4. Commento by Giuseppe — 20 Ottobre 2013 @ 15:36

    Niente affatto, Giacomo! A fare pena (e rabbia) sei tu e tutti queli italiani che, come negli anni ’20 del secolo scorso, non si accorgono di essere in pieno regime e di rafforzarlo ogni giorno di più.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Ottobre 2013 @ 15:37

    @Giacomo

    Non sei obbligato a leggermi e puoi benissimo farne a meno e convivere con ciò che ti passa il convento del conformismo.

    @Giuseppe

    Mi sto convincendo, Giuseppe, che alcuni commentatori malevoli non ragionano con la loro testa, altrimenti non potrebbero non capire ciò che sta succedendo. Ti accorgi che non motivano mai il loro dissenso con argomentazioni di sostanza? Si limitano ad insultare.
    Ci crederesti se insinuassi che la sinistra più faziosa e ideologizzata ha sparpagliato suoi adepti con l’incarico di provocare e di insultare blog che ospitino idee diverse dalle sue? E’ un fenomeno presente nei quotidiani nazionali chiaramente di centrodestra. Un esempio lampante sono i commenti che compaiono su “Libero”.
    E se si presenta anche qui significa che colgo nel segno. Dunque, al lavoro, ché la direzione è quella giusta.
    Ci vorrebbero molti lettori come te, Giuseppe, e come Emanuele, i quali uscissero allo scoperto e smascherassero questo triste modo di fare.

  6. Commento by zarina — 20 Ottobre 2013 @ 16:01

    Oltre ad avere occhi e   orecchie chiusi con il superattack sono pure inutilmente   arroganti e intolleranti: sarà un effetto collaterale?
     

  7. Commento by zarina — 20 Ottobre 2013 @ 16:14

    BDM,
    non ho trovato nella tua mini   rassegna quotidiana   del 18 l’articolo di M.Veneziani (Il Giornale)   “Hanno partorito un mostro giuridico” :     illuminante!

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 20 Ottobre 2013 @ 16:32

    Grazie, zarina, lo metterò stasera.

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