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Marcello Pera e Gianni Letta

22 Gennaio 2013

L’ex presidente del senato Marcello Pera ha un anno meno di me, è nato nello stesso mese in cui sono nato io, gennaio, e mentre il mio giorno di nascita è il 14 il suo è il doppio del mio, il 28.
Forse è anche per questo doppio che egli è stato dotato di carismi ben superiori ai miei, che probabilmente nemmeno li ho.

È lucchese come me, ha fatto i miei stessi studi di ragioneria, e proprio qui vengono fuori le differenze notevoli e i carismi abbondanti di cui egli è dotato. Sebbene io sia stato un ottimo studente, per necessità familiari non ho continuato gli studi universitari, ho trovato un lavoro e ho portato i miei primi soldi a casa, di cui c’era gran bisogno.
Marcello Pera no, è stato caparbio, aveva i suoi obiettivi, voleva raggiungerli e li raggiunse.

Non contento del suo lavoro di ragioniere, intraprese privatamente gli studi classici, conseguì la maturità e affrontò gli studi universitari, riuscendo infine a divenire uno studioso di fama internazionale e a ricoprire la cattedra di Professore ordinario di Filosofia della Scienza dell’Università di Pisa.

Tutt’altra cosa è invece il Pera politico. Nonostante egli sia riuscito a ricoprire la carica di presidente del senato (la seconda carica dello Stato, diventando così il politico lucchese più insigne), funzione che ha saputo svolgere con autorevolezza, praticamente nulli sono stati i suoi risultati in termini di proposte e di leggi.

In politica ha attraversato orizzontalmente la militanza a partire dall’estrema sinistra (se non erro, il Psiup, nelle cui liste si candidò a Lucca insieme con la scrittrice Francesca Duranti, con scarso successo per entrambi) fino ad arrivare a Forza Italia, e poi al Pdl.

A lui addebito (insieme con Sandro Bondi) la responsabilità di aver frenato, per ragioni più personali che politiche, l’ascesa nel partito dell’ex giovane sindaco di Lucca, Pietro Fazzi, uomo di forte personalità, dal carattere spigoloso, ma dotato di qualità politiche eccellenti sia per doti di prospettiva che per doti di realizzazione. A Fazzi Lucca deve molte delle opere che l’hanno rivalorizzata come città a misura d’uomo e nelle sue bellezze naturali.

Lo scontro con Pera, ossia con una così alta carica, vide l’ex sindaco perdente all’interno del partito, finché se ne allontanò, fondando una piccola formazione che tuttavia, in mancanza di strutture, vive e muore in occasione di elezioni locali.

Se qualcuno del Pdl leggerà queste note, veda di rimediare all’errore commesso da Marcello Pera.

Perché mi occupo dell’ex presidente del senato mettendogli accanto nel titolo il nome di Gianni Letta?
È presto detto. In un’intervista rilasciata ieri a “La Stampa”, Pera conferma tutte le mie perplessità sul principale consigliere di Berlusconi.

Di Gianni Letta so poco o nulla. Però ho potuto conoscerlo attraverso i suoi comportamenti politici, e ne ho evidenziato in continuazione la sua scarsa capacità di interpretare una politica di avanguardia e di profondo rinnovamento. Dice Pera nell’intervista:

«La coalizione non ci crede ­va. Intendiamoci, Berlusconi ha ragio ­ne quando dice che mettere d’accordo Bossi, Fini e Casini sulle riforme era un’impresa impossibile: del resto quel ­la era una coalizione costruita solo per vincere, mica per governare. Però le re ­sistenze venivano pure da dentro ».

Dentro cosa?

«Forza Italia.  Dalla componente ex-de ­mocristiana, di cui il dottor Letta era il paradigma, colui che la rappresentava meglio di tutti. Non appena si avanza ­vano proposte liberali, queste venivano bollate come troppo rivoluzionarie ».

Eppure Berlusconi continua ancora oggi a predicare il rinnovamento dello Stato, anzi una vera e propria rivoluzione della sua architettura, e contemporaneamente si avvale, per praticare un percorso così impervio, di un uomo che, come dice Pera, ha sempre considerato le riforme promesse agli italiani dal suo leader come rivoluzionarie, impedendone, insieme con altri (Fini e Casini, ad esempio) la realizzazione.

Addirittura – immagino per ricompensare i suoi servigi – Berlusconi  lo candiderebbe – lo sapremo   in queste ore – al senato e dunque diventerebbe senatore, nonostante   si legga su Wikipedia: “Il  12 novembre  2011  ha espresso l’intenzione di lasciare la politica. Egli ha infatti dichiarato: “Ho fatto il mio percorso, in tutti questi anni ho servito il Paese, ora tocca ai giovani, con questa esperienza ho concluso.”

Dunque, anche a lui potrebbe interessare la poltrona compresi i molti privilegi che vi stanno incollati. Come interessa a Nichi Vendola che, pur di averla, sta cedendo alle lusinghe di Bersani e di Monti.

P.S. Stamani non trovo nella lista dei candidati Pdl pubblicata da “il Giornale” il nome di Gianni Letta. Evidentemente ha mantenuto la parola, e ciò va a suo merito.


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2 Comments

  1. Commento by Franco Cattaneo — 23 Gennaio 2013 @ 17:35

    egr. dr. Di Monaco,

    per quanto riguarda Marcello Pera che, non potendo esprimere giudizi fondati su conoscenza diretta, ho sempre stimato per la sua storia umana, vorrei dire che a suo danno Silvio Berlusconi commise quello che fu al tempo stesso un crimine ed un errore. Mi riferisco all’affidamento ad un suo avversario (o, molto probabilmente, nemico) di un incarico per il quale veniva ventilato il nome di Pera. Giuliano Amato, uno dei politici più spregevoli della storia d’Italia, alla presidenza dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana  (Treccani). All’epoca pensai subito, come Gilberto Govi nell’apprendere del decesso di un conoscente, “Ci avrà avuto la sua conveniensa”.

    Cordialità

    Franco Cattaneo

       

     

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Gennaio 2013 @ 17:55

    Concordo. Certamente quel posto lo avrebbe meritato di più Marcello Pera, per la sua serietà di studioso.

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