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Mi raccomando, sangue freddo

25 Aprile 2010

Dopo la direzione nazionale del Pdl, non riesco a levarmi dalla testa questo scenario, che desidero ipotizzare anche a voi, ma soprattutto agli elettori dei partiti dell’opposizione e del Pd in particolare. I quali spesso non si rendono conto che il loro partito usa due pesi e due misure.

Ecco lo scenario, tutto fantascientifico, ma di accettabile valore dimostrativo.

Immaginate che la direzione nazionale del Pdl si svolga in presenza di una alleanza tra il Pdl e il Pd, che ha dato vita ad una solida maggioranza e ad un altrettanto solido governo.

All’inizio della legislatura il Pdl e il Pd si sono spartiti le due presidenze e al Pdl è toccato di scegliere il proprio candidato, e così è stato eletto Fini.

Ma succede che Fini dal luglio scorso non è più contento dell’alleanza Pdl-Pd e comincia a fare esternazioni affinché Berlusconi rompa con il Pd. A Fini, il Pd non piace più.

Credete che il Pd se ne starebbe zitto oppure che criticherebbe la carica istituzionale gridando che è super partes e non può fare quelle esternazioni? Io penso a questa seconda ipotesi. Ma ammettiamo che il Pd scelga il silenzio.

Fini chiama i suoi fedelissimi nell’Aula Tatarella, fa la conta e decide di partecipare con un proprio intervento alla riunione del direttivo nazionale del Pdl.

Pensate che il Pd continui a tacere? Io penso di no.
Ma ammettiamo invece di sì.

La riunione si tiene lo scorso giovedì e Fini sale sul palco. Dice che il governo non va e che trascura i problemi del Paese. E il Pdl si sta appiattendo sul Pd.
Credete ancora che il Pd se ne stia zitto? Io penso di no. Ma ammettiamo che stia ancora zitto.

Finita la direzione Fini dichiara che ci si vedrà in parlamento e i conti si faranno in quella sede. Una chiara minaccia.

Credete ancora che il Pd tenga la bocca cucita? Il troppo stroppia, dice un vecchio proverbio, e, secondo me, se il troppo non era prima, ora lo è. Anche per un Pd che si è voluto rappresentare taciturno (cosa che, quando gli importa, non è). In quattro e quattr’otto vengono aizzate le piazze al grido: Fini dimettiti. Non sei più un presidente super partes.

Ho sbagliato qualcosa? Credo proprio di no. Anzi, credo di essere stato anche troppo indulgente
Bene. Vorrei che gli elettori di sinistra, nel prendere in considerazione ciò che sta facendo la terza carica dello Stato contro l’alleanza Pdl-Lega Nord, tenessero conto dell’ipotesi di cui sopra: ossia, lo stesso comportamento di Fini ma questa volta nei confronti dell’alleanza immaginaria Pdl-Pd.
Non ci penserebbero su due volte a mobilitarsi e a cacciare Fini.

Ma voglio ora tornare alla realtà, con la quale dobbiamo fare i conti.
Si dice che se Fini tirerà troppo la corda non ci sarà altra strada che tornare alle urne. Sono d’accordo, ma con questa pregiudiziale.

Le elezioni anticipate devono essere l’ultima ratio, quella cioè da prendere in considerazione nel momento in cui il governo si trovi paralizzato dall’azione destabilizzatrice di Fini.

Ma nel frattempo che fare?
Nel frattempo Berlusconi, che finora non ha sbagliato le mosse sulla scacchiera della partita con Fini, deve mantenere sangue freddo. Lasciare che sia Fini a fare la mossa sbagliata, e consentirgli così lo scacco matto. Lui deve partire dal fatto che con la direzione nazionale di giovedì ha messo al tappeto Fini. Gli ha assestato un terribile destro. Alla Monzon (ricordate l’incontro dell’8 maggio 1971 del povero Benvenuti con il potente argentino, che mise fine alla sua carriera?) Perché, dunque, pensare subito ad elezioni anticipate? Non è necessario e sarebbe controproducente.

Esaminiamo, infatti, per un momento, l’ipotesi delle elezioni anticipate.

Le elezioni metterebbero in grande difficoltà soprattutto gli elettori del Pdl, che si aspettano, invece, grazie alla forte maggioranza concessa a Berlusconi, la modernizzazione dello Stato.

Vogliono che tutte quelle cose elencate nella direzione nazionale del Pdl dai ministri siano continuate e realizzate entro il 2013.

Se dovessero trovarsi di nuovo davanti ad una scheda elettorale, la crocetta di molti di loro quasi sicuramente verrebbe tracciata sul simbolo della Lega Nord, la quale appare la più decisa, la più compatta ed una vera e propria macchina da guerra in direzione delle riforme.
Darebbero alla Lega Nord quella forza che vedrebbero inutile e dispersiva affidare al Pdl.
Quindi: elezioni anticipate solo come ultima ratio.

Come muoversi, dunque?

Vigilando e aspettando l’errore di Fini.
Si proceda perciò sulla strada delle riforme senza alcuna esitazione e paura. Cento parlamentari in più alla Camera dovrebbero assicurare alla maggioranza una certa tranquillità. I capigruppo assicurino che non ci siano assenze ingiustificate, e se ci saranno, esse siano segnalate agli elettori e, se è previsto, punite.

Tutte le volte che si può si faccia a meno del voto segreto, e se questo dovesse essere inevitabile, si analizzi il voto, anche chiedendo apertamente ai singoli parlamentari (che certo possono mentire, ma a loro rischio),  in modo da scoprire quelli che una volta erano spregiativamente chiamati i franchi tiratori.

Non si devono ammettere eccezioni. Fini e i suoi, con le esternazioni dei giorni scorsi, hanno dichiarato guerra alla maggioranza, che condurranno con tutti i mezzi a disposizione. Ogni parlamentare, perciò, non può più nascondersi, deve metterci la faccia. L’elettore deve conoscerlo per ciò che è veramente (ossia: se è un cachetta o tutto d’un pezzo), sapere da che parte si schiera, in modo da giudicarlo e punirlo eventualmente nell’urna.

Evitare di commettere errori o rilasciare dichiarazioni fuori delle righe. Di ciò si avvarrebbero le opposizioni, molto abili a costruire teorie astruse e falsità. Tutto deve funzionare in perfetta armonia con le regole democratiche. Vi sarete accorti che si comincia già a insinuare la presenza di una sorta di centralismo democratico nel Pdl (prima si parlava addirittura di cesarismo: qualcosa è migliorato dunque anche per l’opposizione), ignorando che un partito deve avere sempre una linea chiara per non confondere gli elettori. Fra poco – aspettatevelo -, Ezio Mauro, Eugenio Scalfari, Marco Travaglio, cominceranno a scrivere che Berlusconi è uguale a Breznev. Si diano loro delle risposte pacate, ben convinti che gli elettori sanno bene che le decisioni si devono prendere a maggioranza e che queste devono valere per tutti. Gli elettori hanno assai più buon senso di tanti intellettualoidi.

Se saranno individuati dei parlamentari traditori, non solo si dovranno applicare le regole previste per casi del genere, ma anche pubblicare i loro nomi sui siti della maggioranza.

Se la loro azione, sia all’interno delle aule parlamentari che all’esterno, dovesse assumere una valenza di rottura continua con la maggioranza, si potrà anche espellerli dal partito, come del resto fece il Pci ai suoi tempi.

Credo che nessuno potrebbe, a quel punto, avanzare obiezioni. Se un partito non ci piace più, se ne fonda un altro o si trasmigra altrove.

Se poi il comportamento ostruzionistico apparisse evidente anche da parte di Fini, nella sua veste di presidente della Camera, occorrerà salire sul Colle e far rilevare l’anomalia costituzionale. Almeno una prima volta. Ma anche una seconda, forse una terza. Infine, se nulla si muove, dare in Aula la sfiducia a Fini.

Fini, ovviamente, se ne farà un baffo, forse ci riderà perfino sopra. Ma il caso che si presenterà sarà davvero nuovo nella Repubblica ed eclatante.

A questo punto non credo che Napolitano potrà ancora ignorarlo.

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