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Mia lettera al Procuratore Capo di Palermo

5 Settembre 2012

Ho spedito via fax alle ore 16,39 di oggi questa lettera al Procuratore Capo di Palermo dott. Francesco Messineo

Al Procuratore Capo di Palermo
Dott. Francesco Messineo
Piazza Vittorio Emanuele Orlando
90138 – PALERMO
Fax: 091 – 32  13  55

Oggetto: Intercettazioni Nicola Mancino – Giorgio Napolitano
______________________________________________

Ill.mo Sig. Procuratore,

mi permetto di scriverle come cittadino il quale desidera conoscere la verità sul contenuto delle telefonate intercorse tra l’ex presidente del Senato Nicola Mancino e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Come è noto, vi sono forti dubbi che quelle telefonate abbiano un contenuto “scottante”, come lo ha definito il senatore Luigi Li Gotti, tale che possa mettere in discussione l’imparzialità e la trasparenza dei comportamenti del nostro capo di Stato.

Dalle telefonate uscite sulla stampa intercorse tra il defunto consigliere giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio e il senatore Nicola Mancino, si ricaverebbe che il nostro Presidente abbia cercato in qualche modo di interessarsi alla posizione processuale dell’ex presidente del Senato, come apparirebbe confermato anche dalla lettera resa pubblica dallo stesso Quirinale in cui in sostanza si auspicava un miglior coordinamento tra le procure di Caltanissetta e di Palermo, che è ciò che il senatore Mancino richiedeva con insistenza a D’Ambrosio.

Ho motivo di credere che prima di arrivare alla stesura di quella lettera, tra Napolitano e Mancino siano avvenute conversazioni “scottanti”, che mi indurrebbero a dubitare della correttezza istituzionale del nostro Presidente.

Oggi su Il Fatto Quotidiano ho potuto leggere estratti del ricorso alla Consulta presentato per conto del Quirinale dall’Avvocatura dello Stato, e mi riconosco nelle osservazioni fatte dagli articolisti Beatrice Borromeo e Marco Travaglio (qui: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1JUQRS)

Non sono un esperto di diritto, ma dalle mie ricerche sui lavori dell’Assemblea Costituente (qui: https://www.bartolomeodimonaco.it/la-discussione-dellart-90-responsabilita-del-capo-dello-stato-allassemblea-costituente/)   trovo sconvolgenti gli assunti dell’Avvocatura, che mi paiono voler stravolgere sia la volontà dei Padri costituenti sia la sentenza della Consulta del 2004 contro il ricorso dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Inoltre, sono persuaso che dal contenuto di quelle telefonate tra Napolitano e Mancino, ove fossero in qualche modo davvero “scottanti”, potrebbero spiegarsi meglio le cause che hanno portato alla morte per crepacuore di Loris D’Ambrosio.

Molte cose lascerebbero credere, infatti, che il consigliere del Quirinale si aspettasse da parte di Napolitano un’assunzione diretta di responsabilità che non vi è stata, lasciando stupefatto e addolorato il fedele segretario, sul quale ancora oggi si continua a far gravare – a mio modo di vedere: ingiustamente – la responsabilità di ciò che lo stesso D’Ambrosio ha detto al telefono a Nicola Mancino, il cui contenuto non può che avere avuto – invece e a mio modo di vedere – l’avallo del presidente della Repubblica. Far passare Loris D’Ambrosio come un consigliere che ha agito in nome proprio, e con quel contenuto scottante!, ritengo che sia un insulto alla sua memoria che un cittadino ha il dovere di far cancellare.

Suppongo che sia molto probabile che nelle telefonate tra Mancino e Napolitano sia stato fatto, forse più volte, il nome di D’Ambrosio; se così fosse ciò testimonierebbe il collegamento nonché la conoscenza di Napolitano di ciò che Loris D’Ambrosio andava dicendo a Mancino.

Un tale collegamento porterebbe in primo piano la responsabilità di Napolitano, e il contenuto delle telefonate tra D’Ambrosio e Mancino andrebbe a gravare, come credo sia giusto, sulla responsabilità del presidente della Repubblica.

La sua procura sostiene che nelle telefonate tra Mancino e Napolitano non vi sia niente di penalmente perseguibile. Acquisito ciò, mi domando se quelle telefonate debbano essere distrutte, quando il loro contenuto interessa tanto la politica che la nostra Carta costituzionale, essendo in gioco l’imparzialità e la trasparenza del nostro capo di Stato.

Come cittadino credo di avere diritto a sapere se il Presidente della Nazione di cui sono figlio abbia rispettato i severi moniti della nostra Costituzione a riguardo della imparzialità e della trasparenza. Ove non fosse così, ritengo che il capo dello Stato debba rassegnare le dimissioni.

Mi permetto di farle osservare, inoltre, che quei nastri attualmente secretati, ove il loro contenuto fosse davvero “scottante”, servirebbero alla Storia, alla politica e ai cittadini. Distruggerli sarebbe, a mio avviso, una barbarie.

Le chiedo pertanto, oltre che di non distruggerli, di considerarli parte integrante di quel lungo capitolo oscuro della trattativa tra Stato e mafia, che non solo la magistratura, ma anche la Storia ha il diritto di indagare e approfondire.

Scusandomi per eventuali inesattezze ed improprietà, porgo i miei più sinceri ossequi.

(segue indirizzo e recapito telefonico)

Lucca, 5 settembre 2012


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