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LETTERATURA: Milena Agus, Mal di pietre, Nottetempo 2007

17 Ottobre 2007

di Marisa Cecchetti

[L’ultimo libro pubblicato da Marisa Cecchetti: “Straniero tu che non mi accogli l’anima”, Edizioni Del Cerro, 2005]

La voce narrante in Mal di pietre di Milena Agus (Nottetempo), è la nipote. La protagonista, la nonna,  non ha nome, come non lo hanno gli altri personaggi. La nonna “si era sposata tardi, nel giugno del ’43, dopo i bombardamenti degli Americani su Cagliari, e a quei tempi avere trent’anni senza ancora sistemazione era come essere già un po’ zitella”. Allora, nella società sarda dell’interno, una adolescente che scrivesse poesie d’amore infuocato ai ragazzi che la avvicinavano, in una famiglia abituata solo al lavoro dei campi, era considerata assai originale.

Tanto più se non chinava gli occhi davanti all’uomo, ma lo divorava con lo sguardo e in sua presenza si scioglieva sensuale le crocchie dei lunghi capelli neri. Sua madre la trattava come se non fosse sangue del suo sangue, la colpiva col nerbo di bue fino a farle venire le piaghe persino sulla testa e malediceva il giorno in cui l’aveva mandata in prima elementare e aveva imparato a scrivere. Ma la nonna voleva l’amore, la sua era una specie di follia amorosa, e lo chiedeva a Dio, l’amore, perché era l’unica ragione per cui valesse la pena vivere, altrimenti che Dio l’ammazzasse pure. Nella morsa del pregiudizio culturale e dell’incomprensione, anima alata e sognatrice – “Dio non aveva voglia delle solite donne in serie e gli era venuta la vena poetica e l’aveva creata – ribelle fino a tentativi di suicidio, la nonna è vista come una pazza e considerata un peso dai parenti.
Così, quando da Cagliari bombardata arriva un vedovo che si è visto annientare la famiglia nel giorno del suo compleanno e viene accolto in casa di lei come sfollato, da lì ad un mese si celebrano le nozze. Lui è più anziano, impiegato alle Saline di Cagliari. Amata fin dal primo momento che l’ha vista, pensa lei. Sposata per ripagare la famiglia dell’accoglienza, dice la gente. Sono due estranei che dormono sulle sponde opposte del letto dandosi educatamente la buonanotte. E lei, per rispondere al suo dovere di moglie, gli lascia la colazione in fondo al letto e se ne va. Figura bellissima, il nonno, nella sua incapacità di dire una parola affettuosa, ma protettivo, democratico e rispettoso della libertà della moglie. Lei lo guarda, lo apprezza e si colpevolizza di non provare amore, anche se diventa complice delle sue notti. Così, perchè è preferibile la morte ad una vita senza amore, quello che non trova se lo inventa. Il Reduce è l’oggetto di questa sua fantastica storia d’amore che la trasforma, dà finalmente spessore ad una vita in cui mancava qualcosa. Incontra il Reduce alle cure termali in Continente, dove è andata per curarsi i calcoli renali che le impediscono di portare avanti le gravidanze. Con lui si sente finalmente completa.

Mal di pietre è il secondo romanzo della Agus, genovese che vive e insegna a Cagliari, un libro di un centinaio di pagine, a capitoli brevi. Ma ogni parola, ogni frase, assoluta, unica, portano dentro di sé una stratificazione di rimandi, senza concessione alcuna alla retorica. Ad ogni passo si aprono finestre sul periodo storico, sulla cultura e sulla mentalità, sulla bellezza, sulla letteratura, sulle fasi del nostro dopoguerra.
La nipote   racconta   la storia della nonna come l’ha ascoltata da lei, finché è stata in vita. Allora si guarda ogni cosa con gli occhi della nonna, figura sospesa sopra il reale, che osserva con stupore e con la capacità del poeta di trasformare in bellezza anche lo squallore. Perché lei guarda la realtà con occhi puliti. Ed ha anche idee chiare ed è concreta nel perseguire i suoi scopi. Non ama suo marito ma lo stima. Siamo al tempo delle Case Chiuse: “Spiegatemi cosa fate con quelle donne e io farò tutto uguale”. Il senso del contrario affiora costantemente, creando un pathos non privo di umorismo che ci riporta alle più belle pagine del teatro e della letteratura. Effetto, quest’ultimo, rinforzato dal cambiamento di punto di vista, alla morte della nonna, che porta il lettore ad ascoltare, sui fatti, la versione delle prozie.  Per loro la nonna era “sa macca”. Ma intanto da lei prende vita una discendenza di artisti, quasi a conferma di qualità ereditate. Se si seminano dubbi sulla paternità reale di suo figlio – il Reduce unico amore della sua vita – è bene attendere l’epilogo per fare ordine nella storia.
Scrittrice di indiscusso talento, la Agus non ha tralasciato di disseminare nelle pagine un canto alla bellezza della Sardegna, che si sente ancora di più   da lontano, dal Continente, in mezzo alla nebbia, quando diventa nostalgia di bellezza.


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