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Montezemolo già una delusione

18 Novembre 2012

L’estratto più completo del programma annunciato ieri da Montezemolo si può leggere qui, ed è già una delusione.
Sono proposte trite e ritrite. Se dovessimo scegliere sulla base di esse, bisognerebbe ammettere che il programma di Berlusconi del 1994 era assai più ambizioso. Eppure è fallito.

Ed è fallito per varie ragioni, alcune delle quali molto evidenti: l’inaffidabilità di due alleati che si sono succeduti nel tempo e che lo hanno tradito per convenienze personali, parlo di Casini e di Fini; la debolezza di Berlusconi che non ha saputo resistere agli attacchi degli avversari e, piuttosto che tornare a chiedere consenso e forza ai suoi elettori (che gliel’avrebbero data, si pensi all’autunno del 2010), ha preferito essere addomesticato dalle sue colombe, in primis da Gianni Letta, e, anche per il suo tramite, da Napolitano.

Grazie soprattutto a questi fattori, ai quali si può aggiungere la sua vita privata bersagliata dalla stampa scandalistica e dalla magistratura, Berlusconi ha dovuto cedere il governo, senza nemmeno passare dal corpo elettorale, all’uomo designato dalla Merkel e dai poteri forti, con l’acquiescenza di Napolitano.

Non sto a segnalare la retorica dei punti evidenziati da Montezemolo nel suo programma. Il lettore li troverà da sé e si renderà conto che sono obiettivi inseguiti invano da moltissimi anni, al punto che ormai sono stati ridotti dalla nostra politica a mere chiacchiere da bar.
Se non ce l’ha fatta Berlusconi – ci si potrebbe domandare – può farcela Luca di Montezemolo?
Assolutamente no, perché a Montezemolo mancano le doti che occorrono oggi in politica: determinazione e resistenza.
Basterebbe chiedere a Cesare Romiti che lo ebbe compagno in Fiat e che, ricordo, non ha mai apprezzato il suo modo di operare.

Ma oltre alla retorica di un programma rimasticato, ci sono altri fattori che lo rendono inaffidabile, ed essi portano il nome di Pierferdinando Casini e di Gianfranco Fini.
Da quel che è dato capire finora, costoro si affiancherebbero al movimento di Montezemolo per realizzare la cosiddetta agenda Monti.

Sarà una fatale coincidenza, ma sono gli stessi due uomini che, per loro ambizioni e giravolte, hanno fatto fallire il programma di Berlusconi.
Montezemolo ha già scritto in faccia, dunque, il suo fallimento. Con questi due uomini a fianco non si va molto lontano.

Si dirà: Ma Fini forse non riuscirà neppure ad essere eletto, e quindi sparirà dalla scena politica. Siamo sicuri? Ho il forte sospetto che a mano a mano che ci si avvicinerà alle elezioni, Fini cercherà il modo o di confluire con tutto il suo misero Fli nel movimento montezemoliano, oppure di abbandonare i suoi fedelissimi per aderirvi singolarmente. L’uomo, lo si è visto, è troppo attaccato alla poltrona per non essere disposto a tutto pur di difenderla.
Montezemolo cadrà nella rete?
Credo che ci sia già cascato, ma avremo tempo di riparlarne.

L’ultimo punteruolo che ha fermato il cuore del movimento di “Italia Futura”  è l’appoggio dato con forza al governo Monti e alla sua agenda.
L’appoggio a Monti significa una cosa sola: continuare a favorire la classe al potere, la borghesia ricca e la finanza, e continuare a far pagare il conto della crisi al solo ceto medio, ormai arrivato allo stremo dei sacrifici.

Credo che si possa dire, ed anche con una certa sicurezza,  che non ci siamo. Non è apparso ancora un rinnovatore forte e credibile.
La novità Samorì non mi ha ancora convinto. Bisognerà attendere di vedere come si muoverà nell’arena.
Renzi è toscano, come me, dice cose buone, soprattutto a riguardo del cambio generazionale, ma anche lui non mi pare che intenda contrastare l’agenda Monti, e non mi sembra forte abbastanza per affrontare la battaglia delle riforme istituzionali di cui l’Italia ha bisogno.

É il momento, insomma, in cui sulla scena dei primattori si prepara un affollamento senza precedenti.
Ne nascerà una gran confusione.
Bisognerà mantenere lucidità e calma, poiché sarà un grande azzardo dare la fiducia a qualcuno di costoro.

P. S. Poco fa mentre pranzavo con mia moglie, mi sono posto la domanda che cosa mangiasse Monti o anche uno qualsiasi della casta, vecchia e nuova. Che cosa mangiassero Napolitano, Fini, Casini, Schifani e tanti altri come loro. Tutta gente che vive alle spalle della collettività, riccamente stipendiati dal popolo, responsabili però della nostra bancarotta.
Non certo il frugale pasto a cui ci hanno costretto. Nel bere lo champagne o nel gustare l’aragosta, avranno avuto un qualche rimorso di coscienza?
Non credo proprio.


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Bart