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Sette articoli

9 Maggio 2012

Monti ammette: ci ha stangato per far piacere alla Merkel
di Massimo De’ Manzoni
(da “Libero”, 9 maggio 2012)

I tecnici, per assecondare il rigore voluto dalla Cancelliera, hanno caricato il Paese di tasse portandolo alla recessione.

Con la modestia e la finezza che lo contraddistinguono, ieri Mario Monti ha elegantemente scaricato sulle spalle di chi lo ha preceduto la catena di suicidi per motivi economici che sta costellando i suoi primi mesi di governo: ¬ęLe conseguenze umane della crisi dovrebbero far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire ¬Ľ, ha scandito un premier sempre pi√Ļ nervoso per l’inefficacia dei provvedimenti adottati e per la fibrillazione dei partiti che lo sostengono, duramente puniti nelle urne elettorali e quindi tentati di fargliela pagare. Di fronte alle reazioni degli uomini del Pdl e dei leghisti, Palazzo Chigi ha poi emanato l’ormai consueta nota di rettifica (¬ęnon ha parlato di suicidi ¬Ľ) che non ha rettificato alcunch√©, essendo le ¬ęconseguenze umane ¬Ľ nient’altro che le tragedie indotte dalla disperazione, delle quali il Professore ritiene Berlusconi colpevole, mentre lui si considera immacolato come le sue camicie. Ora, che i problemi del Paese abbiano radici lontane √® fuori discussione. E che l’esecutivo del Cavaliere abbia responsabilit√† per non averli affrontati con la dovuta risolutezza questo giornale l’ha scritto decine e decine di volte. Ma √® piuttosto grave che Monti parli della crisi come di un prodotto esclusivamente italiano, anzi dei governanti italiani, ignorandone l’origine internazionale e fingendo di non sapere che, ben pi√Ļ delle nostre colpe, a portarci in questa situazione √® stata la pessima gestione dell’attacco speculativo da parte della governance europea e in primo luogo della sua amica Angela Merkel.

E ancor pi√Ļ sbalorditivo √® che se ne chiami fuori fischiettando, proprio lui che sulle spalle gi√† curve degli italiani ha caricato una mole impressionante di nuove tasse, portando il Paese in recessione. Anche perch√© c’√® una pesantissima ombra sulla necessit√† della bastonata fiscale da 40 miliardi inflittaci da Monti non appena insediato dal blitz di Napolitano nella stanza dei bottoni. Lui l’ha sempre giustificata con la sua litania preferita: ¬ęEravamo sull’orlo del baratro, abbiamo rischiato di non pagare gli stipendi, senza di me facevamo la fine della Grecia ¬Ľ. Ma tra gli economisti i dubbi c’erano, eccome. Gi√† l’8 dicembre scorso su Libero scrivevamo: ¬ęDiciamo le cose come stanno. La manovra Monti √® stata fatta per compiacere la Germania. Le precedenti stangate non avevano fatto schizzare abbastanza sangue e, di conseguenza, oltre le Alpi non avevano sentito i lamenti di quei lazzaroni degli italiani. Ora, finalmente, s√¨. E forse adesso la Merkel acconsentir√† a ritoccare un po’ le regole europee ¬Ľ.

Il governo dei sobri si era guardato bene, ovviamente, dall’ammettere le vere ragioni della spremuta di tasse. E anzi aveva poco sobriamente continuato ad aggiungere pennellate al quadro apocalittico che, parola di Professori, ritraeva alla perfezione l’Italia prima del loro provvidenziale intervento.

Per√≤ ieri, 8 maggio, a pagina tre di Repubblica, abbiamo letto il seguente virgolettato attribuito a Mario Monti: ¬ęLa Germania, prima di accettare di discutere di crescita, voleva che gli europei del Sud piangessero un po’. Adesso abbiamo pianto abbastanza ¬Ľ. Non essendo stavolta arrivata alcuna smentita dai solerti portavoce montiani (usi, come detto, a smentire con prontezza qualsiasi affermazione priva del bollino doc, fosse pure favorevole al premier, come per esempio l’intenzione di parlare con l’uomo asserragliato con ostaggi all’Agenzia delle Entrate), siamo autorizzati a registrare che, esattamente cinque mesi dopo, il nostro leader in loden ammette di aver scarnificato il Paese per essere ammesso alla tavola di Frau Merkel e non per reale stato di disastro dei conti pubblici.

Ha pensato di accreditarsi attraverso le nostre sofferenze, il bocconiano preferito dal Quirinale. Ha voluto dimostrare che lui i compiti a casa li sa fare meglio di chiunque altro, l’italiano che si considera pi√Ļ tedesco dei tedeschi. L’ha fatto, ha spiegato, per poi avere pi√Ļ voce in capitolo con i partner europei. E noi speriamo naturalmente che sar√† cos√¨ e che qualche risultato per il nostro povero Paese prima o poi dai suoi viaggi a Berlino, Parigi e Bruxelles lo porter√† a casa. Ma non ci venga a raccontare che con ¬ęle conseguenze umane ¬Ľ della crisi lui non ha nulla a che fare: perfino ai robot pu√≤ crescere il naso.


Dai Silvio, molla Monti
di Vittorio Feltri
(dal “Giornale”, 9 maggio 2012)

Caro presidente Berlusconi, mi scusi per questa incursione nei suoi affari di partito, ma sento che è dovere del-Giornale farle notare quali siano gli umori dei lettori, in particolare, e, in generale, dei cittadini vicini al Pdl.
Umori che, tra l’altro, emergono nettamente dagli ultimi risultati elettorali. √ą vero: √® stata una consultazione che ha coinvolto poco pi√Ļ di 9 milioni di italiani, un campione significativo, ma non sufficiente per capire dove andr√† il Paese. √ą altres√¨ vero che la scelta dei sindaci non comporta necessariamente un’adesione politica: sul piano locale, talvolta pesa di pi√Ļ la reputazione dei candidati che non il loro partito. Ma c’√® un ma. In questa congiuntura tira aria cattiva.
Trionfa l’antipolitica,che √® poi generica protesta verso un sistema (anche istituzionale) inadeguato e obsoleto, e verso partiti traviati dalla corruzione e dall’inefficienza. In pi√Ļ, abbiamo un governo tecnico che ha tradito la fiducia, inizialmente eccessiva, del Parlamento e del popolo, cui non mancava certo la speranza di veder risolti i problemi causati dalla crisi economica: la disoccupazione, la cosiddetta stagnazione (ora la recessione), i ritardi dello Stato nell’onorare i propri debiti, le angherie di un fisco cattivo con i buoni contribuenti e indulgente con gli elusori e gli evasori, eccetera. Per andare gi√Ļ piatti, il voto, dato il clima, √® stato fortemente influenzato dalla politica dell’esecutivo; e le vicende locali sono passate in secondo piano, anche perch√© le casse municipali piangono ancora di pi√Ļ di quelle statali. Chi √® andato al seggio non ha pensato al campanile, bens√¨ a quanto avviene nelle stanze romane del potere. E ha approfittato della circostanza per manifestare un profondo dissenso nei confronti di Mario Monti, accusato, specialmente dagli elettori del Pdl, di aver promesso molto e di aver realizzato poco, e quel poco a danno degli italiani: tasse a iosa in ogni campo, perfino sulla casa, di norma acquistata con denaro gi√† ipertassato alla fonte e spesso gravata da mutui con rate cospicue che falcidiano gli stipendi, quindi di fatto di propriet√† della banca per effetto dell’ipoteca. I tecnici hanno fatto del loro meglio per comprimere i consumi, costringere imprese piccole e medie a chiudere i battenti, aumentare la disoccupazione e indurre al suicidio gli imprenditori pi√Ļ deboli, massacrati da un fisco crudele e sordo a ogni appello alla clemenza. Non bastasse, √® diffusa la sensazione di vivere in uno stato di polizia, dove le intercettazioni telefoniche costituiscono un fenomeno unico al mondo (per quantit√† e continuit√† nel tempo), dove l’Agenzia delle entrate trasforma in show ogni controllo. C’√® dell’altro. Il governo, mentre si √® accanito col bastone delle imposte sul groppone dei connazionali, ha bellamente trascurato di tagliare la spesa pubblica. Nessun risparmio, se si esclude quello introdotto dall’innalzamento dell’et√† pensionabile. Per il resto la spending review √® stata una bufala. I ministri ne hanno discusso fino alla nausea, ma non hanno combinato un accidente. Totalmente incapaci, tant’√® che,da tecnici privi di tecnica, hanno assoldato altri tecnici per individuare i rami secchi da recidere. Comicit√† involontaria. Sarebbe bastato leggere i libri di Mario Giordano e quelli di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo per farsi un’idea degli sprechi da eliminare. Zero. I professori geniali si sono ridotti a chiedere ai cittadini qualche consiglio, attraverso il sito web di Palazzo Chigi, circa le voci su cui intervenire con le cesoie. Per√≤, che professori. Perdoni l’ardire, presidente. Ma lei, con il suo partito, appoggia un governo cos√¨ sgangherato e pressappochista senza immaginare di far girare le scatole agli elettori che le sono fedeli? Mi sembra strano che sia tanto ingenuo. La gente di centrodestra detesta tutto ci√≤ che hanno fatto, e non fatto, bocconiani e ¬ęcomplici ¬Ľ. Guardi l’articolo 18. L’hanno menata mesi e mesi con l’abolizione di questo obbrobrio. Poi Giorgio Napolitano ha starnutito e l’hanno accantonato terrorizzati. Non ricordo quanti decreti il capo dello Stato abbia firmato per approvare in fretta provvedimenti montiani, ma quando si √® trattato di far passare la riforma del lavoro, alt! Nessun decreto. Si discuta la legge in Parlamento.
Come dire: ci√≤ che dispiace alla sinistra non s’ha da fare. E non si far√†. Davanti a questo spettacolo, gli aficionados del Pdl sono inorriditi, e alla prima occasione, domenica e luned√¨ scorsi, molti di essi si sono prodotti nel gesto dell’ombrello.Scheda bianca o voto di protesta. Molti altri non si sono nemmeno presi la briga di recarsi alle urne: astensionisti. L’atteggiamento dei suoi ex elettori, se lei non muter√† indirizzo, se non abbandoner√† al suo destino infausto l’esecutivo dei docenti e dei bidelli,sar√† ancora pi√Ļ severo col Pdl il prossimo anno, quando si torner√† alle urne per rinnovare il Parlamento. Mi consenta – per usare un verbo a lei caro- un suggerimento: dimentichi la mossa dorotea dell’appoggio esterno; esca dalla maggioranza, e cos√¨ sia. In questo modo riconquister√† quelli che, disgustati dalle manfrine montiane, le hanno voltato le spalle. Tenga conto, per concludere, che il premier √® implicato nelle politiche europee di cui, anzi, √® interprete e difensore. Politiche che fanno il gioco della Germania e penalizzano noi. Politiche superate, esiziali. La Ue √® una struttura burocratica, i Paesi membri sono diseguali, non hanno un comune denominatore, parlano lingue diverse, hanno economie diverse, culture diverse. Per√≤ la loro moneta √® unica. Una forzatura. Sono i popoli che esprimono una moneta e non viceversa. La Grecia rifiuter√† l’euro, la Francia non lo ha in simpatia, l’Olanda rimpiange il fiorino, la Spagna e il Portogallo sono perplessi. E noi che facciamo? Ci lasciamo infinocchiare dai burosauri e dai banchieri che tutelano gli interessi di tutti tranne i nostri? Presidente, saluti la maggioranza scellerata. Vada all’opposizione. Gli esattori delle tasse si arrangino. Cadono? Amen. Gli elettori del centrodestra non hanno cambiato maglietta, l’hanno gettata,pronti a riprendersela se lei sar√† all’altezza delle loro attese.
Silvio BerlusconiIngrandisci immagine


L'”eliminazione” tecnica del Pdl
di Mario Sechi
(da “Il Tempo”, 9 maggio 2012)

C’√® qualcosa che non torna nel rapporto tra Monti e il Pdl. E va al di l√† della normale dialettica tra un partito che sostiene l’esecutivo e il presidente del consiglio. Anche al netto di una situazione certamente anomala e straordinaria come quella in cui si trova il governo Monti, non si pu√≤ fare a meno di notare un atteggiamento che spesso √® da due pesi e due misure rispetto a quello usato con il Pd. C’√® sotto una questione culturale che non va sottovalutata: i tecnici si sentono antropologicamente superiori alla politica, in particolare al centrodestra italiano che, √® vero, non si ispirava a Lord Brummel, ma ha pur sempre esercitato il potere attraverso la via democratica del voto. Monti difende il suo lavoro e fa bene, ma deve essere pi√Ļ cauto, rispettoso della storia politica di chi va in Parlamento e vota i provvedimenti del governo. Ho sostenuto il suo arrivo a Palazzo Chigi, lo ritengo senza alternative credibili (per ora) ma non condivido certi discorsi che provengono da Palazzo Chigi. I partiti avranno ancora una funzione, liquidarne la storia – sia essa di destra o di sinistra – significa non capire in quale campo da gioco si sta correndo. Il Pdl ha pagato a caro prezzo nelle urne la sua scelta di sostenere Monti e in queste ore tantissimi parlamentari si chiedono se sia il caso di continuare con il ¬ęsuicidio tecnico ¬Ľ. Il disagio di dover votare provvedimenti che massacrano l’elettorato di centrodestra √® palese. Consiglio al premier: ci vada piano, non stuzzichi deputati e senatori, ritorni alla sobriet√† e dica ai suoi ministri e consulenti ¬ęesternator ¬Ľ di parlare di provvedimenti specifici senza lasciarsi andare a giudizi politici. A meno che Monti non stia cercando l’incidente utile per innescare un progetto politico alternativo che punta alla liquidazione dell’esperienza berlusconiana tout court. In quel caso le elezioni anticipate sarebbero la via maestra non del Pdl ma del Pd della foto di Vasto con la stampella di Casini. Il risultato sarebbe quello di trarre d’impaccio Monti dalle difficolt√† attuali e rilanciarlo come candidato non pi√Ļ di una larga intesa ma di un’armata ¬ęNormal ¬Ľ indecisa tra hollandisti, merkeliani e inciucioni. Bonne chanche.


Napolitano pi√Ļ furbo che cieco
di Alessandro Sallusti
(dal ‚ÄúGiornale‚ÄĚ, 9 maggio 2012)

Il presidente Napolitano ieri ha detto di non aver visto un boom del partito di Grillo. E dove diavolo stava guardando? Forse pe ¬≠sano i problemi che l’ et√† porta inevita ¬≠bilmente alla vista. Se fosse cos√¨ sareb ¬≠be scusato, prima o poi sono guai che toccano a tutti. Ma a pensarci bene, per Napolitano, la miopia √® un proble ¬≠ma non nuovo, ne √® afflitto fin da giova ¬≠ne. A met√† degli anni Cinquanta, gi√† politico d’alto bordo, non ve de le atro ¬≠cit√† commesse dai soldati russi nell’invasione dell’Ungheria, che infatti benedice sventolando la bandiera rossa in segno di festa. Passa il tempo e, da vicesegretario del Pci, non vede il flusso di rubli che Mosca riversa in nero nelle casse del partito (finanzia ¬≠mento illecito ai partiti). La vista poi continua a peggiorare. Negli anni No ¬≠vanta non vede i privilegi di cui gode come presidente della Camera, e nep ¬≠pure vede bene come i partiti, compre ¬≠so il suo, decidono di finanziarsi con soldi pubblici nella misura in cui oggi sappiamo. Le cose non migliorano al Quirinale: la miopia gli impedisce in ¬≠fatti di vedere che mentre fuori la gen ¬≠te tira la cinghia lui vive come un re nel ¬≠l’istituzione pi√Ļ costosa al mondo (quattro voltela Casa Bianca).

√ą da capire Napolitano. Che forse non ci ha visto bene neppure quando, dopo aver volutamente fatto macera ¬≠re il governo Berlusconi nella palude del conflitto istituzionale, ha insedia ¬≠to Monti come salvatore della Patria. Perch√© le cose non stanno andando come aveva pre-visto, soprattutto √® in forse la fase due del piano: consegna ¬≠re il Paese alla sua adorata sinistra. Gi√†, perch√© come se non bastassero gli inciampi di Monti √® pure arrivato imprevisto quel pazzo di Grillo a pro ¬≠sciugare il gi√† arido mercato dei voti.

Da suonatore, il presidente rischia di diventare suonato e pi√Ļ che la vista perde nervi e controllo. L’arbitro si rivela giocatore, quale √®, e non riconosce i milioni di legittimi voti raccolti dal capocomico genovese. Napolitano mi sembra co ¬≠me Scalfaro nel ’93: con i suoi amici e colleghi magistrati aveva preparato la salita al potere della sinistra di Occhet ¬≠to quando all’ultimo spunt√≤ dal nulla tal Berlusconi, che non era comico ma ci divert√¨ uguale. Apra gli occhi, presidente Napolitano, ma soprattut ¬≠to teniamoli ben aperti noi.


Adesso nel pdl c’√® bisogno di una rivoluzione
di Maurizio Belpietro
(da ‚ÄúLibero‚ÄĚ, 9 maggio 2012)

Come immaginavamo, nonostante la scoppola elettorale non abbia risparmiato nessuno dei partiti tradizionali, il giorno dopo c’era chi cantava vittoria e chi, non potendo festeggiare per l’evidenza della sconfitta, si accontentava di minimizzare. Qui a fianco potrete trovare un articolo in cui il nostro Bechis smonta l’esultanza di Bersani e compagni: non solo il Pd non ha conquistato un voto in pi√Ļ, ma studiando con cura i dati ci si accorge che ne ha persi parecchi. Per quel che ci riguarda, ognuno √® libero di raccontarsi quel che gli pare, anche con le balle, ma non vorremmo che l’abitu ¬≠dine assai diffusa a sinistra contagiasse pu ¬≠re la sponda opposta.

Dagli esponenti pi√Ļ in vista del centro – destra, abbiamo infatti ascoltato discorsi un po’ troppo auto assolutori, che non ci piacciono. √ą, vero che Pdl e Lega hanno per ¬≠so perch√© si sono presentati divisi all’ap ¬≠puntamento elettorale e per di pi√Ļ sba ¬≠gliando nella scelta dei candidati. Prendete ad esempio Verona, dove il sindaco uscen ¬≠te era un leghista stimato e molto popolare come Flavio Tosi. Invece di riconfermarlo senza star troppo a discutere, il Pdl si √® mes ¬≠so a litigare. Risultato: una parte dei suoi esponenti √® passata armi e bagagli con l’uomo di Maroni e l’altra si √® avviata alla scon ¬≠fitta scegliendo come suo rappresentante un banchiere, dimenticando che gli istituti di credito, di questi tempi, non godono di ottima reputazione. Stessa storia a Genova, dove contro il marchesino rosso di Sinistra e Libert√† √® stato schierato un uomo di Cari ¬≠ge, altra banca. Cos√¨, tra Rifondazione (co ¬≠munista) ela Fondazione(bancaria) gli elettori hanno votato la prima. Il peggio √® per√≤ quanto capitato a Parma, dove anzi ¬≠ch√© cercare l’alleanza con altri partiti mo ¬≠derati, il centrodestra ha deciso di candida ¬≠re l’ex vicesindaco di una giunta cacciata coi forconi, ottenendo una percentuale omeopatica.

Tuttavia se il Pdl ha dovuto dire addio a capoluoghi che controllava fino a una setti ¬≠mana fa non √® solo perch√© ha litigato e sba ¬≠gliato cavallo, ma anche per la scelta di ap ¬≠poggiare il governo. Dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi il Popolo delle Libert√†, in ¬≠vece di pretendere le elezioni come aveva sempre sostenuto, ha accettato di sostene ¬≠re Mario Monti: una scelta dettata dalla responsabilit√†, √® stata la giustificazione dei vertici per l’improvviso cambio di rotta. Pu√≤ darsi, ma, appena insediatosi, il neo presidente del Consiglio ha fatto il contra ¬≠rio di quanto fino al giorno prima il centrodestra aveva promes ¬≠so ai propri elettori.

I quali magari non si aspettava ¬≠no che si riducessero le tasse, ma almeno che nessuno mettesse le mani nelle loro tasche. Il nuovo esecutivo invece non solo le mani le ha messe, ma le tasche dei contribuenti le ha pure svuotate, au ¬≠mentando il prelievo e ripristinando le imposte sulla prima casa. Dei tagli alla politica e di quelli promessi alla spesa pubblica, altri cavalli di battaglia dell’area moderata, invece nemmeno l’om ¬≠bra: di rinvio in rinvio siamo arrivati ai tecnici che nominano altri tecnici per decidere dove vanno fatti i tagli tecnici. Una barzelletta.

Non meglio √® andata con la riforma del mercato del lavoro: dove ¬≠va essere epocale – cos√¨ la defin√¨ il premier – ma a forza di ¬ęritocchi ¬≠ni ¬Ľ √® diventata un mostro, un po’ come capita a quelle signore che a forza di interventi di chirurgia plastica non si riconoscono pi√Ļ.
Poteva essere contento l’elet ¬≠tore di centrodestra di tutto ci√≤?

Poteva riuscire a mandar gi√Ļ e andare allegramente a votare candi ¬≠dati sbagliati dopo i pasticci combinati prima dal governo Berlusconi e poi dal governo Monti? Ovviamente no. Una buona parte infatti se n’√® rimasta a casa, delusa e sconfortata, mentre un’altra per rabbia non ha esitato a mettere la croce sul simbolo con le cin ¬≠que stelle. Che le cose siano anda ¬≠te cos√¨ √® del tutto evidente. L’elet ¬≠torato moderato non √® evaporato e neppure ha cambiato bandiera: si √® solo scocciato. Inutile dunque minimizzare o dare la colpa al ronzino divenuto candidato. Se il Pdl e il centrodestra sono stati sconfitti √® perch√© non ne hanno combinata una giusta negli ultimi tempi e se vogliono tornare a vin ¬≠cere devono darsi una mossa.

Anche se ai vertici non piace sentirselo dire, bisogna dunque rifondare il partito e l’area che es ¬≠so rappresenta. Serve un nuovo programma di pochi ma credibili punti, sulla spesa pubblica, sui ta ¬≠gli alla Casta e sull’economia. Ma soprattutto c’√® bisogno di una nuova classe dirigente e di una nuova leadership. Sono pronti i capi del Popolo della Libert√† a fare tutto ci√≤ senza occuparsi solo del ¬≠la loro poltrona, ma anche di quelle assai scomode su cui sie ¬≠dono gli italiani? Noi ce lo augu ¬≠riamo, ma il tempo stringe. Le prossime elezioni politiche sono alle porte.


Crisi di nervi al Quirinale
di Antonio Padellaro
(da ‚Äúil Fatto Quotidiano‚ÄĚ, 9 maggio 2012)

Perch√© mai Giorgio Na ¬≠politano, in piena campagna per i ballot ¬≠taggi del prossimo 20 maggio, si lascia andare a una battuta sprezzante contro Beppe Grillo, negando l’in ¬≠discutibile successo del Mo ¬≠vimento 5 Stelle alle elezioni comunali di domenica scor ¬≠sa? Come √® possibile che un personaggio politico di lun ¬≠ghissimo corso, sempre cos√¨ attento alle liturgie istituzio ¬≠nali, non si renda conto che al presidente della Repubbli ¬≠ca, mentre la partita eletto ¬≠rale √® in corso si addice un silenzio assoluto, tombale per non sentirsi dire, altri ¬≠menti, di avere comunque interferito? E che dire della immediata replica dell’altro che, giocando in punta di Costituzione, ricorda che il ruolo di garanzia del Presi ¬≠dente riguarda tutti ma pro ¬≠prio tutti i cittadini, anche quelli che l’inquilino del Col ¬≠le ha sulle scatole. Talch√© alla fine, tra battute e moniti, non si capiva chi era il co ¬≠mico e chi l’uomo di Stato. Che il grillismo parlante met ¬≠ta Napolitano di pessimo umore si era gi√† capito lo scorso 25 aprile, nel discor ¬≠so che partiva dai valori re ¬≠sistenziali per difendere la democrazia dei partiti e de ¬≠plorare il qualunquismo dei “nuovi demagoghi” eredi di Guglielmo Giannini. Ne se ¬≠gu√¨ vivace polemica che mol ¬≠ta acqua port√≤ al mulino di 5 Stelle, come del resto auspi ¬≠cato dall’ex comico, fedele alla regola: molti nemici mol ¬≠ti voti.
Chissà, forse il boom di Gril ­lo ha scompigliato il sottile disegno quirinalesco della grande coalizione, pietra an ­golare della prossima legisla ­tura tecnica e costituente. Di
cui restano solo macerie, co ¬≠me ha lealmente riconosciu ¬≠to Pier Ferdinando Casini con il de profundis sul centro moderato. Perch√© di mode ¬≠rati, in un paese devastato da crisi, tasse e disoccupazione, ce ne sono sempre di meno. E di crisi di nervi sempre di pi√Ļ. Anche Lass√Ļ.


Fini, fine di un traditore
di Salvatore Tramontano
(dal ‚ÄúGiornale‚ÄĚ, 9 maggio 2012)

Sotto la poltrona niente. Ormai non √® pi√Ļ un sospetto.
Forse perfino Gianfranco Fini si √® reso conto che tutto il suo pa ¬≠trimonio politico √® quella presidenza della Camera dove si √® seduto grazie alla vittoria di Berlusconi nel 2008. √ą per questo che quando la sua pattuglia di uomini lo invita a dimettersi, a lasciare il ruolo istituzio ¬≠nale e discendere nell’arena politica, magari prendendo davvero in mano le redini del partito, lui, vec ¬≠chio delfino da decenni in cerca di una consacrazione, si aggrappa a quella poltrona come fosse una zattera. √ą tutto quel che ha, come le medaglie d’ottone sul panciotto di certi sottufficiali di carriera, false ono ¬≠rificenze di battaglie mai com ¬≠battute. Fini non √® stupido. Ha capito che lo strappo con Berlu ¬≠sconi non ha pagato.

Quel ¬ęche fai, mi cacci? ¬Ľ dove ¬≠va essere il gesto d’orgoglio di un numero due finalmente pronto a diventare grande, un colpo alle certezze del Pdl gettato sul tavo ¬≠lo per sparigliare le carte. Era, do ¬≠veva essere, la mossa furba del braccio destro che abbandona la nave prima di fare la fine del co ¬≠mandante e ricominciare un’altra vita senza pi√Ļ il peso del berlu ¬≠sconismo sulle spalle. Era, come √® stato, anche il ripudio dei co ¬≠lonnelli che avevano condiviso con lui la metamorfosi del Msi, l’avventura di An e anni di fred ¬≠da amicizia. La certezza di rico ¬≠minciare da un’altra parte con la compagnia gracchiante di Boc ¬≠chino e Granata. Solo che il viag ¬≠gio √® finito presto. IlFli, con i suoi futurismi, era una barchetta sen ¬≠za rotta. Cos√¨ dopo poche miglia ha gettato l’ancora nel primo por ¬≠ticciolo a disposizione, quello che con molta presunzione l’ar ¬≠chitetto Casini ha battezzato co ¬≠me grande centro.

La beffa per Fini √® che come navigan ¬≠te vale come il suo alter ego, quel Francesco Rutel ¬≠li che sfid√≤ nel 1993, quando Gianfranco sem ¬≠brava una promes ¬≠sa sicura. Tutti e due a fare i vassalli a quella volpe post democristiana di Casini. Se un anno fa qualcuno ancora si chiedeva quanto pesa in voti il Fli, da un po’ di tempo si dava pi√Ļ o meno per scontato che era un partito leggerissimo. Volatile. Le amministrative di domenica e luned√¨ hanno dato l’ultima conferma. I pessimisti si sbagliavano per difetto. √ą anda ¬≠ta molto peggio. Si mormora di un due per cento a livello nazio ¬≠nale. Ma al di l√† di questo, l’evi ¬≠denza √® che il Fli non conti nulla, non sposta, non entra in compe ¬≠tizione, √® marginale come quei partitini che nelle percentuali fi ¬≠gurano nella casella ¬ęaltri ¬Ľ. Co ¬≠me una margherita nell’acqua di un vaso d’appartamento, sem ¬≠bra viva, ma √® gi√† defunta (che so ¬≠lo uno Stato in catalessi pu√≤ con ¬≠tinuare a concimare fregandose ¬≠ne degli sprechi).

Fini per restare aggrappato al ¬≠la sua zattera ha lasciato a Casini il palcoscenico politico. √ą Pier ¬≠furby che si √® inventato il grande centro. √ą lui in prima fila come sponsor dei tecnici. √ą la sua C a comparire nel pacchetto di mag ¬≠gioranza che sorregge Monti. √ą lui, sempre lui, quello che ha chiuso l’Udc per aprire il partito della nazione, ipotetico conteni ¬≠tore per il popolo dei moderati, con l’ambizione di fare concor ¬≠renza a Berlusconi sul suo terre ¬≠no. Ma anche in questo Fini ap ¬≠pare sfortunato. Non solo fa la fi ¬≠gura dell’eterno numero due, ma il suo principale non sta otte ¬≠nendo i successi sperati. Seguire la scia di Berlusconi gli aveva per ¬≠lomeno permesso di costruirsi una carriera. Stare l√¨ a succhiare le ruote di Casini significa inve ¬≠ce vivacchiare al centro del gruppo, sempre pi√Ļ stanco, sempre pi√Ļ invisibile. Gianfranco Fini al momento √® quindi solo un ruo ¬≠lo. Tutto il suo peso politico √® nel vestito blu che porta addosso. Il risultato √® che ha l’appeal di un attaccapanni.


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Bart