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MUSICA: I MAESTRI: I quattro compositori di Liverpool

30 Ottobre 2009

di Alberto Arbasino
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 20 gennaio 1969] ¬†

Quando i Beatles si esibivano nelle sale da ballo e nelle sale da concerto, raramente veni ¬≠vano paragonati a Liszt o a Pa ¬≠ganini. Non sono mai sembrati esecutori stupendi o sublimi. Invece, dopo che hanno abban ¬≠donato l’attivit√† concertistica per dedicarsi completamente al ¬≠la composizione, nessuno ri ¬≠schia pi√Ļ di confonderli coi tanti altri complessini con i ca ¬≠pelli lunghi e la chitarra elet ¬≠trica. Adesso, quando esce un loro disco nuovo, i critici mu ¬≠sicali del Times e dell‘Observer citano (come minimo) Beetho ¬≠ven e Schubert; e una saggisti ¬≠ca ormai vastissima si sente sollecitata a comporre finissime (e ammiratissime) analisi per tutti i periodici seri dell’area anglosassone.

Una pubblicistica addirittura smisurata tesse poi leggende po ¬≠polari √Ę‚ÄĒ malinconiche e senti ¬≠mentali √Ę‚ÄĒ intorno ai quattro eccellenti compositori di Liverpool, e alle costanti, inquietan ¬≠ti sventure toccate ai loro pa ¬≠renti, amici, impresari, vicini. Per√≤, fra molti particolari irri ¬≠levanti o vanerelli, un’attentis ¬≠sima biografia ¬ę ufficiale ¬Ľ co ¬≠me quella recentemente pubbli ¬≠cata da Hunter Davies, repor ¬≠ter del Sunday Times, riferisce almeno una circostanza carica d’interesse: come i Beatles com ¬≠pongono. Compongono musica esclusivamente in √©quipe, den ¬≠tro ampie stanze fornite di mol ¬≠ti strumenti e apparati stereo, in presenza di mogli, amici, ani ¬≠mali che vanno, vengono, in ¬≠terrompono, commentano. Il punto di partenza generalmen ¬≠te √® una Cosa Vista, o almeno ricordata: un luogo singolare, una persona bizzarra, un mani ¬≠festo buffo, un’insegna capzio ¬≠sa, un titolo che suona male, un modo di dire che invita alla confutazione. Su pretesti cos√¨ gracili, intorno a nuclei ogni volta esilissimi, si viene poi organizzando gradatamente la canzone, attraverso infinite pro ¬≠poste, varianti, aggiustamenti, tentativi approvati o rientrati.

Il loro gusto squisitamente ¬ę tecnologico ¬Ľ, e una attivit√† creativa-critica che sfiora la mi ¬≠mesi e gioca la parodia, hanno sospinto presto l’evoluzione dei Beatles verso il crocicchio pi√Ļ affascinante e ¬ę fatale ¬Ľ della musica contemporanea. Da un lato, ecco il recupero dell’orecchiabilit√† liberata: cio√® le nuo ¬≠ve avventure della voce umana oltre i confini accademici della vocalit√† ¬ę impostata ¬Ľ. Al di fuo ¬≠ri dei ristretti dominii di quel Bel Canto che addestra le voci esclusivamente a una competi ¬≠zione ¬ę tecnica ¬Ľ coi diversi stru ¬≠menti dell’orchestra melodram ¬≠matica, i tre ¬ę B ¬Ľ del vocali ¬≠smo contemporaneo (Berio, Bussotti, Boulez) esplorano piuttosto le possibilit√† √Ę‚ÄĒ spe ¬≠ricolate e coltissime √Ę‚ÄĒ propo ¬≠ste dalla raga indiana e dal mottetto gotico e dal madriga ¬≠le cinquecentesco, dal canto po ¬≠polare, dal canto orientale, dal canto africano, dal canto dei bambini. D’altra parte, ecco una genealogia ¬ę elettronica ¬Ľ ormai imponente: da Var√®se a Stockhausen s’impossessa del nastro magnetofonico quale strumento di ¬ę nuove dimensioni ¬Ľ di so ¬≠norit√† orchestrali inaudite e im ¬≠prevedibili fino all’era di Webern. Cos√¨ il ¬ę concerto ¬Ľ si presenta (per la Nuova Musi ¬≠ca) come un aleatorio assemblage di esecuzioni registrate ed esecuzioni dirette interagenti, trasformando lo spazio sonoro in un circuito vivente di comu ¬≠nicazione ¬ę sonica ¬Ľ reciproca…

Per√≤, da parte loro, anche pa ¬≠recchi complessini ¬ę pop ¬Ľ stan ¬≠no eseguendo operazioni di rag ¬≠guardevole spessore culturale e complessit√† strutturale. ¬ę The Mothers of Invention ¬Ľ a San Francisco, ¬ęThe Who ¬Ľ e i ¬ęRolling Stones ¬Ľ in Inghilterra, ri ¬≠visitano e ripensano tantissime rigatterie musicali del passato e del presente, dal musical al vaudeville, dal ragtime al folk-rock, dal Mersey-beat al Ganges-sound, dalla banda milita ¬≠re che esegue Wagner mica tanto bene, ai capziosi sotto ¬≠prodotti mitteleuropei di Janacek… Oppure inseguono le vi ¬≠sioni psichedeliche degli incubi delle droghe ¬ę moderne ¬Ľ… O magari compongono i pi√Ļ bei valzer dopo il Cavaliere della Rosa.

Qui i Beatles hanno comincia ¬≠to a usare i pi√Ļ disparati ma ¬≠nierismi ¬ę leggeri ¬Ľ come se fos ¬≠sero generi, o forme; e il loro capolavoro sar√† l’invenzione di tanti piccoli capolavori origina ¬≠lissimi, con gli strumenti del pastiche. La loro poetica spe ¬≠cifica consiste davvero in un ¬ę assorbire bagnandosi ¬Ľ le ma ¬≠niere musicali anche pi√Ļ scre ¬≠ditate e imbarazzanti del pas ¬≠sato prossimo. Le assorbono at ¬≠traverso i mass media e le arti ¬ę pop ¬Ľ. E le utilizzano gi√† con ¬≠taminate dal vettore. Cio√®, assi ¬≠milano antichi o recenti bran ¬≠delli di soap-opera o di square-dance completi di tutte le im ¬≠perfezioni di ricezione dovute ai difetti dello strumento elet ¬≠trico: radio di radica del Tren ¬≠ta, dischi a 78 giri con via un pezzo, grammofoni con la punti ¬≠na storta, vocine Parlophon da ¬≠tate con le deformazioni e oscil ¬≠lazioni dovute alle insufficien ¬≠ze tecniche di quella stagione perduta, e precisa… come per dar ragione alle tesi di Mar ¬≠shall McLuhan sull’assorbimen ¬≠to elettrico e simultaneo, ma ¬≠gnetofonico e televisivo, di ¬ę tut ¬≠ta quanta ¬Ľ la cultura da parte della giovent√Ļ contemporanea.

Il loro penultimo disco, Sergeant Pepper, inciso adoperan ¬≠do la New Philarmonia, enor ¬≠me e perfetta orchestra sinfo ¬≠nica, si presentava appunto co ¬≠me una grandiosa opera ¬ę mcluhanesca ¬Ľ, geniale e trionfale, polifonica e polimorfa, mistica ed enigmatica, fantasmagorica e geroglifica. L’arguzia teologica vi si sommava alla sottigliezza metafisica; e la sproporzione voluta degli impulsi istintivi si copulava aleatoriamente agli in ¬≠tenzionali squilibri dell’imme ¬≠diata sensualit√†. La forma coin ¬≠cideva perfettamente con l’ese ¬≠cuzione, e la coerenza interna col disegno esplicito, in una tra ¬≠ma eteroclita di materiali mu ¬≠tanti e di effetti cangianti, in assemblages maestosamente ca ¬≠leidoscopici di trovate incante ¬≠voli e di Kitsch redento… Non per nulla, questo Trionfo dell’Immaginazione finiva per asso ¬≠ciare i Beatles √Ę‚ÄĒ sulla coperti ¬≠na del disco e nella vita con ¬≠temporanea √Ę‚ÄĒ a quei grandi ‘ inventori ‘ come Jung e Marx e Lawrence d’Arabia e Mae West e Oscar Wilde e Stanlio e Ollio, che negli ultimi decen ¬≠ni hanno tentato di espandere con qualche splendore le possi ¬≠bilit√† fantastiche dell’esistenza umana e delle arti…

Gli ultimi due dischi (trenta canzoni nuovissime in un album con la copertina candida) se ¬≠gnano invece un passaggio deci ¬≠so dal momento polifonico alla fase liederistica: da Mahler a Schubert. Le invenzioni vi so ¬≠no abbondanti, e gli ammicchi profusi: da un falso Bob Dylan a un finto rock’n’ roll sovieti ¬≠co, ai rimbecchi per numerosi complessini y√©-y√© di successo, ai ritrattini femminili un po’ cecoviani e un po’ sadici. Il tono √® sicuro, struggente, in ¬≠confondibile… Come non si era pi√Ļ ritrovato √Ę‚ÄĒ appunto √Ę‚ÄĒ da Schubert in poi… E le canzoni sono sovente ¬ę aperte ¬Ľ, non secundum Umberto Eco, ma nell’accezione pi√Ļ esplicita e spalancata: hanno, cio√®, un inizio, ma non una fine.

 

 


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3 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 30 Ottobre 2009 @ 14:12

    “Non per nulla, questo Trionfo dell’Immaginazione finiva per asso ¬≠ciare i Beatles √Ę‚ÄĒ sulla coperti ¬≠na del disco e nella vita con ¬≠temporanea √Ę‚ÄĒ a quei grandi ‚Äė inventori ‚Äė come Jung e Marx e Lawrence d’Arabia e Mae West e Oscar Wilde e Stanlio e Ollio, che negli ultimi decen ¬≠ni hanno tentato di espandere con qualche splendore le possi ¬≠bilit√† fantastiche dell’esistenza umana e delle arti”

    Se non sbaglio fu proprio la copertina di questo album a scatenare la pi√Ļ celebre leggenda sui Beatles. In effetti, tra il prato di fiori antistante il quartetto si pu√≤ leggere ‘Paul?’, con allusione al fatto che Paul Mc Cartney, morto improvvisamente nel 66 e sostituito segretamente da un sosia, √® appunto morto. E’ una storia divertente e affascinante, forse alimentata dagli stessi Fabfour. Per anni ha scatenato da parte dei fans una vera e propria caccia agli indizi. In effetti in pi√Ļ copertine di albm e nei passagi di diverse canzoni ci sarebbero allusioni alla scomparsa prematura di Paul, avvenuta in un incidente stradale. L’indagine pi√Ļ approfondita ma sicuramente dai connotati scinetifici √® stata condotta da un gruppo di studiosi italiani – apprendo da Wikipedia – i quali hanno misurato le misure del cranio di Mc Cartney, cos√¨ come appariva nelle foto ante 66, con quelle delle immagini successive. Pu√≤ sembrare incredibile ma i due crani sono risultati di dimensioni differenti, come appartenessero a due persone diverse….

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Ottobre 2009 @ 15:12

    Curiosa leggenda. Mi domando: se i crani non combaciavano, combaciava la voce?

  3. Commento by Carlo Capone — 30 Ottobre 2009 @ 16:10

    Appunto, √® l’aspetto cruciale che smonta ogni illazione.

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