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MUSICA: Per i duecento anni della nascita di Felix Mendelssohn

20 Settembre 2009

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attività ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli   dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci   farà conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

 

Felix Mendelssohn nasce ad Amburgo il 3 febbraio 1809 da una famiglia economicamente molto agiata  e di elevata estrazione culturale; basta pensare al nonno, Moses, assieme a Kant eminente figura dell’illuminismo tedesco a cui si ispirerà Lessing, dedicandogli una delle sue opere più significative: Nathan   il saggio.   Far parte della famiglia dei Mendelssohn equivaleva quindi crescere e svilupparsi in un ambiente di notevole cultura umanistica e musicale. Per Felix, grazie soprattutto alla dote della madre, Lea Salomon, proveniente da una affermata famiglia di ricchi banchieri, non c’erano quei problemi economici che di solito assillavano poeti e musicisti. E proprio la madre fu la sua prima insegnante di pianoforte, cui presto si doveva aggiungere la sorella maggiore Fanny, che, non potendo per i pregiudizi del tempo darsi alla carriera musicale,  viene addirittura accreditata come la vera autrice delle sue opere giovanili. Trasferitosi con la famiglia a Berlino, ha la fortuna di essere ammesso alla famosa scuola di musica (Singakademie ) di   Karl Friedrich Zelter, amico e consulente musicale di Wolfgang Goethe, da cui si recava spesso. In uno di questi “pellegrinaggi” a Weimar, dove il vero “padrone” era il vate della cultura tedesca, Zelter si porta dietro il suo allievo prediletto, orgoglioso di fargli conoscere quel ragazzo così precoce e tanto dotato. Goethe, allora settantaduenne, rimane moto impressionato da quel giovane pianista, capace di riempire le sue giornate piuttosto monotone in un’età in cui diventavano sempre più impietosi gli acciacchi e di conseguenza tristi le giornate che preludono al naturale crepuscolo. Mendelssohn, lusingato dall’ammirazione di quello che era considerato la figura più autorevole nel panorama culturale tedesco, rimarrà devotamente legato al poeta, ripetendo spesso le visite a Weimar, senza essere costretto, come la maggior parte dei suoi colleghi più o meno giovani, di implorare dal poeta qualche “raccomandazione”. Infatti egli al contrario dei compositori della sua generazione (Chopin, Schumann, Liszt, Wagner) poteva contare su un ambiente borghese “privilegiato”, che gli doveva procurare non poche critiche, soprattutto da parte di Wagner, da sempre un antisemita convinto e, inseguito com’era dai creditori, intimamente “invidioso” dei mezzi economici a disposizione della famiglia Mendelssohn. Anche per questi motivi uno dei più grandi musicisti tedeschi, dopo la sua morte, è  stato volutamente ignorato dalla cultura più o meno ufficiale del suo Paese e addirittura messo all’indice dal Nazismo…
Pianista particolarmente dotato, amorevolmente seguito assieme all’amata sorella Fanny, dalla madre a da ottimi insegnanti di musica, perfezionò la sua arte in privato esibendosi nei famosi “Sonntagsmusiken” (concerti domenicali), che a partire dal 1821 venivano regolarmente dati nella sua abitazione In quel periodo i Mendelssohn, per iniziativa del padre Abraham, adottano il secondo cognome Bartholdy e vengono battezzati divenendo cristiani protestanti. Ma non fu solo la musica la sua materia “educativa”; grazie a famosi istruttori privati gli furono impartite lezioni in tutte le materie classiche, lingue, educazione fisica e disegno compresi, perfettamente in sintonia con i  canoni del tempo che prevedevano un’educazione completa. Di particolare significato doveva dimostrarsi in quegli anni il suo amore per Bach, risalente ad una vera predisposizione della famiglia, la cui parte materna (la zia Sara Levi e la nonna Babette Salomon) aveva ottimi rapporti con i discendenti del grande musicista. Fu proprio la nonna a regalare al quattordicenne Felix per il Natale 1823 una copia del manoscritto della “Passione di Matteo” di Bach. In questo periodo era febbrile la sua attività di compositore operistico e la sua predilezione per le “sinfonie”, intese come composizioni di studio ispirate soprattutto a Mozart e Beethoven. Tra gli indubbi meriti dell’instancabile compositore, pervaso da una filosofia del lavoro   quasi religiosa (si alzava tutte le mattine alle cinque!) c’era anche quello di riportare alla luce la musica di Johann Sebastian Bach in particolare la Passione secondo Matteo (mai più interpretata dalla morte di Bach). I primi riconoscimenti non tardano ad arrivare; quando nel 1824 fu portato a lezioni da quello che era considerato uno dei pianisti più illustri dell’epoca, Ignaz Moscheles, fu proprio questi a rimanere colpito di fronte ad un musicista di 15 anni già maturo e pronto ad una carriera eccezionale. Felix si era del resto rivelato un compositore prolifico fin dalla più giovane età, pubblicando il suo primo lavoro, un quartetto per pianoforte, all’età di tredici anni e avendo già al suo attivo uno svariato numero di sinfonie, musica da camera e pianistica. Scrisse le sue prime dodici sinfonie durante i primi anni di adolescenza (più precisamente, dai dodici ai quattordici anni); a quindici anni compose la prima sinfonia per orchestra completa, op. 11 in Do minore (1824), a sedici, nel 1825, il celebre Ottetto per archi op.20, e a diciassette l’Ouverture per il   “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, forse il suo primo grande successo. In queste opere è notevole l’influenza di Goethe (La notte di Valpurga dal Faust) e dell’omonima opera di Shakespeare, molto nota in Germania grazie alle traduzioni di Tieck e Schlegel. Felix ebbe un ruolo determinante anche nella riscoperta dei lavori di Mozart, dal quale (congiuntamente a Bach) subì la maggior influenza musicale. Dopo aver iniziato l’attività compositiva e concertistica – ispirata alle opere di questi grandi compositori – si trasferì a Parigi (1825) e proprio in questa  città avrà occasione di conoscere Gioacchino Rossini, Giacomo Meyerbeer, Reicha, Kreutzer. Luigi Cherubini, allora direttore del Conservatorio di Parigi, darà un giudizio entusiasta al   “Klavierquartett in h-Moll” (dedicato a Goethe), che risulterà decisivo per l’assenso del padre Abraham a consentire all’amato figlio una “carriera” di musicista. Nel 1829  su consiglio (e finanziamento!) del padre hanno  inizio a quelli che verranno definiti i suoi “Bildungsreisen” (1829-1832), viaggi finalizzati a completare la sua formazione culturale. Il 10 aprile 1829 Felix lascia Berlino diretto in Inghilterra (e Scozia), dove rimane sette mesi. I concerti di Mendelssohn come direttore d’orchestra e pianista sono seguiti con grande entusiasmo e costituiscono la base per i suoi successi internazionali. Così avrà modo si soggiornare a Londra, incantando la regina Vittoria, e in Scozia. Tornato a Berlino, gli viene offerta la cattedra di Musica, espressamente creata per lui, alla quale rinuncia,   proponendo in sua vece il suo amico Bernhard Marx, fondatore nel 1824 della rivista Berliner   “Allgemeine Musikalische Zeitung”). Nella capitale prussiana rimane cinque mesi prima di dare inizio nel maggio del 1830 al suo secondo ciclo di grandi viaggi, con soggiorni a Roma, Parigi e   poi di nuovo a Londra. Il viaggio in Italia (da dove si porterà dietro il grande cruccio di non aver potuto visitare la Sicilia per espresso divieto del padre, pur sempre e anche da lontano una figura “dominante”…) viene preceduto dalla visita di sedici giorni a Weimar dal grande Goethe, a cui relaziona sul suo viaggio in Inghilterra e sul suo incontro con Hegel. Prima di varcare le Alpi avrà modo di visitare Monaco, dove si intrattiene due mesi, e poi le città austriache di Salzburg, Linz e Vienna. Il 9 ottobre  1830 è a Venezia, potendosi finalmente inebriare dell’Italia, il Paese tanto agognato. Da qui si reca a Firenze, dove rimane una settimana, per poi arrivare a Roma il 1 ° novembre. Nella città eterna si intrattiene sette mesi, avendo anche modo di fare delle brevi incursioni su Napoli e Pompei. Il 18 giugno 1831 lascia la città eterna tanto cara a Goethe e, attraverso Arezzo, Firenze, Genova e Milano, l’Italia. Dopo una serie di soggiorni nella Germania meridionale arriva, a metà dicembre, a Parigi, la cui vita politica dominata da Louis_Philippe, il Re dei borghesi, lo lascia indifferente. I rigurgiti “nazionalisti” del tempo, che incendieranno tanti suoi coetanei della “Giovane Germania” gli rimangono estranei.  Il 22 aprile 1832 è di nuovo a Londra, accolto calorosamente dal suo amico pianista Ignaz Moscheles. Qui si esibisce come solista, compositore e direttore d’orchestra in diversi concerti raggiungendo presto la fama di una delle personalità musicali più eccelse. È di questo periodo l’idea di comporre “Lieder ohne Worte” (Lieder senza parole) che vengono pubblicate nell’agosto del 1832 a Londra, Bonn e Parigi. Uno di questi Lied è dedicato a Clara Schumann (Frühlingslied). Nel maggio 1832 muore Zelter ed il padre lo richiama urgentemente a Berlino nella speranza che potesse   succedergli come direttore della “Singakademie”. Ma a vanificare queste speranze ci sarà l’elezione a direttore di Carl Friedrich Rungenhagen, già dal 1801 membro dell’Accademia e per lungo tempo vicedirettore della stessa. A ricompensarlo la possibilità di dirigere la “15. Niederrheinische Musikfest” (festival del basso Reno) di Düsseldorf; offerta a cui segue la proposta di assumere la direzione artistica della stessa manifestazione, forse la più importate della Germania di allora. Questa esperienza doveva diventare un successo personale e una piattaforma di lancio che ne fece ben presto il direttore di festival più richiesto di Europa. Nel 1844 gli perverrà ad dirittura un’offerta americana per dirigere il festival indetto dalla giovane New York Philarmonie Society. La nomina del 1833 come “Direttore generale della musica” a Düsseldorf, corona così un sogno che era anche quello del padre. Di questa città assume ad interim anche l’incarico di direttore teatrale. A Düsseldforf compone due “Oratori” (Paulus e Elias) e l’opera da lui considerata più intima e bella “Das Märchen von der schönen Melusine” (la fiaba della bella Melusina). Pur tuttavia le incombenze di Direttore lo impegnano al di là del previsto e vengono considerate inconciliabili con   la sua vocazione di compositore. A “liberarlo” da queste pesanti responsabilità arriva a gennaio 1835 la chiamata da Lipsia come direttore d’orchestra (Kapellmeister) nella famosa (Gewandhaus), un’istituzione paragonabile ad un’odierna filarmonica. Il 2 luglio 1835 esegue a Düsseldorf il suo concerto di commiato per assumere a Lipsia il nuovo incarico (1 ° settembre). La scelta di Lipsia, caduta su un giovane di 26 anni, si dimostrerà particolarmente felice. Per contratto veniva lasciato a Felix abbastanza tempo per comporre e ben sei mesi all’anno “liberi” per continuare le sue tournee concertistiche. La “Gewandhaus” (letteralmente casa della musica) di Lipsia diviene presto un punto di riferimento per tutta la Germania e la sua fama si propaga nell’intera Europa. Le opere preferite delle stagioni concertistiche (dalla fine di settembre fino a Pasqua) erano quelle di Bach, Beethoven, Mozart, Haydn, Cherubini e dello stesso Meldelssohn. Purtroppo la perdita dell’amato padre il 19 novembre 1835 – pochi mesi dopo il suo esordio a Lipsia – fu causa di una profonda depressione. Per sua fortuna l’anno dopo, durante una tournee a Francoforte, conosce Cecile Charlotte Jeanrenaud, figlia di un pastore francese, che sposa nel marzo del 1837. Dal matrimonio nasceranno tra il 1838 e il 1845 cinque figli, tre maschi e due femmine. Il periodo di Lipsia   doveva risultare tra i più produttivi. Autunno ed inverno erano dedicati ai suoi “doveri” di Kapellmeister, mentre primavera ed estate erano riservate alla composizione e alle tournée concertistiche. In questo periodo (1935-1940) Mendelssohn fa due viaggi in Inghilterra (1837 e 1840) ed assume la presidenza dei festival musicali di Colonia (1838), Düsseldorf (1839)   e Schwerin (1840). Dal 1841, pur mantenendo l’incarico di Lipsia, saranno  frequenti lunghi soggiorni a Berlino, espressamente chiamato dal nuovo re prussiano Friedrich Wilhelm IV.,   e a Francoforte, città della moglie. Nella capitale sarebbe ritornato nel 1843 quale responsabile della musica sacra. All’inizio di aprile 1843 ha luogo l’inaugurazione del Conservatorio di Lipsia, da lui fortemente voluto (tra gli insegnanti anche Robert Schumann e lo stesso Mendelssohn,  seguiti subito dopo da Clara Schumann e Ignaz Moscheles, che doveva assumerne l’eredità per quanto riguarda la direzione). Nel 1845, già malato, trascorre un lungo periodo a Soden ai piedi del Taunus; il suo critico stato di salute tuttavia, pervaso com’era da un senso “religioso” del dovere, non gli vieta di effettuare altri quattro viaggi in Inghilterra e di assumere la direzione dei Festival di Düsseldorf (1842), Zweibrücken (1844) e Aachen (1846). Questa febbrile attività accompagnata da continui viaggi per ritirare i tanti riconoscimenti che gli venivano offerti in tutta l’Europa doveva mettere a dura prova le sue condizioni di salute già duramente provate. Proprio al culmine del riconoscimento pubblico per il suo talento artistico (scrisse più di 120 opere musicali) e per le sue iniziative, Mendelssohn viene raggiunto a Francoforte dalla notizia dell’improvvisa  morte dell’adorata sorella Fanny (17 maggio 1847). Questo dolore lo prostra visibilmente e diventa causa di   una grave forma di depressione, da cui non avrà più modo di riprendersi. All’amata sorella dedicherà quella che sarà la sua ultima opera, “Requiem per Fanny”, ossia il quartetto op. 80, in fa minore, completata nel settembre del 1847. Muore nello stesso anno, all’età di 38 anni, a causa di una serie di infarti che avrebbero portato all’ictus, il 4 novembre 1847. Verrà sepolto a Berlino, nel Dreifaltigkeitsfriedhof (il Cimitero della Trinità), accanto all’amata sorella.


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Bart