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Napolitano e la bandiera italiana sul pennone del Quirinale

23 Novembre 2013

Non sono mai stato tenero con Giorgio Napolitano, salvo in qualche rara occasione in cui m’era parso che volesse superare la guerra tra berlusconiani e antiberlusconiani richiamando i duellanti al rispetto reciproco nell’interesse del Paese. Poi ho potuto registrare che la sua posizione era ambigua e più volte schierata nelle file dell’antiberlusconismo. Basta per tutti il caso di Gianfranco Fini lasciato correre come un cavallo brado nell’ampia prateria antiberlusconiana.

Oggi non sono più il solo, o uno dei pochi, che si sono accorti che Napolitano, dopo essersi preso un dito, si è permesso, come se fosse una divinità, di prendersi il tutto delle istituzioni, sottoponendole ai suoi voleri: magistratura, governo, parlamento, perfino i partiti, in specie il Pd.

Se non si ha ancora il coraggio di chiamare tutto ciò dittatura (ci si limita ad appellare Napolitano Re Giorgio, anziché Duce) ciò dipende dal fatto che di lui si ha paura. Donde derivino le sue forze (le sue truppe) in quantità tali da incutere un tale timore, non è ancora del tutto chiaro, ma non vi è dubbio che egli ha trovato in Europa amici molto potenti, come ad esempio la cancelliera Merkel, i quali lo hanno designato a tenere sotto controllo il Paese in nome di un Europa dominata da tedeschi e francesi. Non si dimentichi che fu la cancelliera Merkel ad imporre a Napolitano la sostituzione di Berlusconi (recalcitrante sull’euro) con il più mite e arrendevole Mario Monti, e Napolitano si distinse per un “Obbedisco” assai più forte di quello che pronunciò Garibaldi a Teano davanti al re Vittorio Emanuele II.
Dunque Napolitano è l’uomo giusto al servizio dei poteri che contano nel continente, e fa valere questa sua condizione speciale all’interno del Paese, senza riguardo per nessuno.

Ma i giorni passano anche per i potenti, soprattutto quando la loro potenza è derivata, indiretta, e sospesa alla volontà altrui. Senza un tale supporto, Napolitano sarebbe un politico piccino piccino, non in grado nemmeno di figurare nei libri di storia, se non per quell’aberrante sostegno che diede con tutto l’entusiasmo possibile all’invasione sovietica a suon di carri armati di un’Ungheria che tentava di liberarsi, così come poi cercò di fare la Cecoslovacchia, dall’oppressione sovietica.

Ogni volta che capito a Roma, (l’ultima è stato tre anni fa, mi pare) non manco di fermarmi davanti al palazzo del quirinale e volgo lo sguardo alla bandiera italiana issata sul pennone e visibile da tanti punti della città eterna, e non riesco a scacciare il pensiero che sotto quel tetto passeggia e vive un uomo che ha disprezzato la libertà dei popoli, e ha plaudito ai soldati che dalle finestre dei palazzi intorno alla piazza principale di Budapest sparavano alla folla, composta da tanti giovani, che si era radunata per inneggiare alla libertà. Uomini, donne, vecchi e bambini falciati da colpi di fucile e di mitragliatrice sparati con crudeltà e cinismo. I corpi si ammassarono fino a diventare una montagna di cadaveri.
Ora sulla piazza di Budapest si erge uno scarno monumento a ricordare quell’eccidio che fu applaudito dall’inquilino del quirinale, il palazzo su cui s’innalza proprio quella bandiera italiana che fu la bandiera del Risorgimento e della Resistenza.

E ogni volta mi dico che quella bandiera non può convivere con l’uomo che, sotto di lei, abita il palazzo, e che il permanere di una tale condizione orripilante è il maggior spregio che la nostra politica ha reso alla democrazia e alla libertà.
Guai a dimenticare.


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1 commento

  1. Commento by zarina — 23 Novembre 2013 @ 10:03

    Non ho mai creduto alla pantomima recitata per la   sua rielezione.   Sono convinta che fosse tutto prestabilito e concordato con i poteri forti . Infatti   era   troppo impegnato in incontri internazionali per essere uno a fine mandato e che   diceva di voler andare a fare il nonno (a proposito, qualcuno sa come sbarcano il lunario i due poveri principini giulio e giovanni? Faranno i precari a 800 euro al mese? O forse rischiano in proprio con una partita iva?)
    E da buon monarca ha preteso pure   un’investitura solenne.    

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