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Napolitano porta iella?

9 Dicembre 2012

Parrebbe di sì. Portò iella agli ungheresi nel 1956 che invece di avere un alleato per fermare l’invasione dell’Urss, ebbero al contrario, dal Pci e da Napolitano in specie, il plauso alla strage di popolo che insanguinò le strade di Budapest.

Ha portato iella a Mancino, che ora si trova addosso il disprezzo della vedova di Borsellino. Mancino pensava di trovarsi al confessionale con Napolitano, invece era intercettato e così quella sua richiesta di soccorso è finita su tutti i giornali travolgendo in qualche modo la sua dignità di uomo delle istituzioni.

Infine ha portato iella a Mario Monti, il quale fu insediato da Napolitano con una forzatura scandalosa della volontà popolare, ed oggi si trova ad aver accumulato in ogni settore dell’economia dati talmente negativi da far rabbrividire e vergognare. Rabbrividire noi e vergognare chi gli ha dato l’autorizzazione a compiere lo scempio che è sotto gli occhi di tutti, affamando il popolo e salvaguardando gli interessi della finanza e dei poteri internazionali.

Non v’è dubbio che con il duo Napolitano-Monti, e con l’aiuto dei partiti della strana maggioranza, la casta italiana ha pensato bene di farsi bella agli occhi del mondo che conta, mostrandosi inflessibile nell’uso della frusta nei confronti del popolo, al quale ha fatto pagare per intero il conto di un’amministrazione dello Stato irresponsabile e corrotta.

Se qualcuno ancora non lo avesse capito, Monti non ha fatto, in nessun momento, gli interessi degli italiani, ma ha voluto mostrare a chi lo ha scelto (non solo Napolitano) di essere capace di tenere a freno il popolo, frustandolo e umiliandolo.

Ma ecco che il gingillo che stava manovrando, all’improvviso si è rotto. Qualcuno ha capito. Alcuni da qualche tempo, altri da poco allorché si sono trovati di fronte a dati econometrici allarmanti e in peggioramento continuo. Berlusconi non ha fatto altro che cogliere l’occasione di questo scontento per ritornare sulla scena, dando l’altolà al governo.

Non credo che il suo rientro faccia bene all’Italia. Già si vedono scorrere a fiumi, a distanza di poche ore, odio e desiderio di vendette reciproche, e già si prepara la proiezione di un film già visto, sicuramento sgradito e bocciato da tutti i cittadini. Ma una cosa è certa, almeno secondo il parere di molti elettori, questo governo non era più apprezzato, e nemmeno era più apprezzato Mario Monti, la cui popolarità, insieme con quella di Napolitano, era in precipitosa discesa. Si aspettava qualcuno che avesse il coraggio di fermarlo. Chi mai poteva pensare che fosse proprio lui, l’odiato pericolo pubblico n. 1 ad imporsi ad un Pdl confuso e recalcitrante? È certo che non l’hanno spuntata i suoi consiglieri dalle ali bianche e morbide, ma forse nemmeno i falchi, poiché questa iniziativa sembra quella di un uomo disperato che solo nella disperazione ha trovato la forza di rompere gli indugi.

Non credo che l’abbia fatto per le motivazioni che sta illustrando nei suoi discorsi. Forse, più che il bene del Paese, c’entra un orgoglio ferito e umiliato, che vuole avere la sua rivincita. Però, agli elettori occorreva un uomo che ponesse fine alla disastrosa esperienza montiana. E dunque sono sicuro che la maggioranza di essi ha accolto con favore la notizia della resa del professore bocconiano, così sicuro di sé tanto da non accorgersi, come del resto Napolitano, del disastro che ha combinato nei riguardi dei suoi concittadini.

I sorrisi e le strette di mano che riceveva continuamente nei suoi numerosi e costosi viaggi all’estero gli bastavano a rassicurarlo che egli godeva ancora di porte aperte per future missioni, e la sua vanità non gli ha mai fatto rivolgere lo sguardo verso il basso, dove la massa di popolo frustato e indebolito annaspava nella decadenza materiale e morale più nera.

Ieri si è spaventato, dopo aver ascoltato il discorso durissimo svolto alla camera dal segretario del Pdl Angelino Alfano, ed ha pensato che forse tutto era perduto, soprattutto il suo prestigio di fronte ai poteri che avevano contato su di lui e lo tenevano in considerazione per chi sa quali altre missioni future.
Così si è dimesso, prima che la sua umiliazione lo facesse cadere troppo in basso da non potersi più rialzare.

Napolitano chi sa quante volte, esaltato da un potere che si è dato da sé, gli deve aver promesso il suo posto sul Colle. Dunque, indugiare a dimettersi avrebbe potuto precludere anche questa ultima possibilità per continuare a servire il potente mondo da cui proviene e che forse stava decretando un suo esilio a vita dalla scena internazionale.

Ora la poltrona del Colle resta la sola sua speranza. Quella carica ha preso i connotati di una specie di riscatto ed ultima difesa. Con queste dimissioni egli potrà continuare ad alimentarla.
E a fargli gioco, ecco che i prosseneti del potere nazionale e internazionale hanno cominciato sin da ieri, ma stamani in modo speciale, a levare i peana in suo onore, come un Achille al quale sono legate le sorti dell’umanità.
Quasi un Dio, proprio come Achille.

Se vi sforzerete di leggere gli editoriali usciti oggi, a firma di autorevoli direttori, vi farete quattro risate, tanto è ridicola la loro piaggeria.
Tutti danno l’allarme per lunedì quando i mercati riapriranno e faranno pagare lo sfizio del Pdl al nostro Paese.

Ma finiamola con questa storia dello spread! Esso è manovrato da quei poteri che decidono le sorti dei Paesi, soprattutto dei più deboli. La dimostrazione più lampante ci viene dal governo Monti. Egli ha peggiorato tutti gli indici economici che ci riguardano. Eppure da qualche tempo lo spread è fermo sui circa 300 punti. Una cosa che non risponde alla logica. Ma risponde alla politica. Monti deve essere lasciato lavorare in pace, giacché il suo lavoro è utile alla grande finanza. Punto. Siccome ora è stato costretto alle dimissioni, la reazione di quel mondo arcipotente è scontata. L’uragano che si scatenerà contro l’Italia sarà astioso, ma non sarà per le sue disastrate e peggiorate (con Monti) condizioni economiche, bensì perché i desiderata supernazionali sono stati fermati e umiliati. Pochi si accorgono che è in atto uno spartizione del mondo secondo i dettami della finanza internazionale,  assecondata e modulata dalla politica che le è asservita.

L’Italia è stata declassata a zona di conquista, così come lo era stata, dopo l’impero romano, per tanti secoli, fino alla seconda metà dell’Ottocento. Altrove è stato deciso che deve tornare come era allora, terra di vassallaggio.
Monti, come lo furono tanti italiani, a partire dal lucchese Castruccio Castracani, ricordato da Machiavelli, in realtà stava svolgendo le mansioni di vicario del Sacro romano impero, cosicché, ora che è spodestato, l’imperatore (ossia i poteri internazionali) ridiscende la penisola per ripristinare le regole violate.

Chi ha difeso finora Monti ha difeso questa struttura internazionale, che si rifà all’antico, sostituendo semplicemente le armi materiali con quelle finanziarie.
I prosseneti del potere, i cantori dei peana, sono assai più realisticamente i lacchè di un vicariato che vorrebbero fosse insediato in Italia per sempre, per ragioni forse legate a promesse e privilegi assai più munifici rispetto a quelli che potrebbe concedere loro un’Italia determinata e orgogliosa di sé.

Vi siete mai domandati perché il governo Monti, e anche per la verità i governi precedenti di ogni colore, non abbiano mai voluto realmente abbattere o anche ridimensionare, il nostro enorme debito pubblico?
Eppure ci sono stati tempi in cui qualcosa poteva essere fatto, come poteva essere fatto con il governo Monti, sollecitato peraltro in modo massiccio e continuo da tanti economisti. Non è stato fatto giacché un’Italia senza debito, o perlomeno con un debito dimezzato, non sarebbe stata e non sarebbe più alla mercé dei giochi speculativi delle nazioni e dei potenti. Con un possente debito pubblico, invece, è e resterebbe una pedina manovrabile e ricattabile, al punto che la sovranità del suo popolo è e resterebbe ridotta a zero, e solo formalmente e ingannevolmente mantenuta.

Chi aggredirà il debito pubblico, chi lo renderà non più il tallone di Achille del nostro Paese, amerà e farà davvero gli interessi dell’Italia. Tutte le altre promesse potranno solo essere complementari, poiché da sole non riusciranno  mai a dare al nostro popolo il prestigio che merita.


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Bart