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Napolitano rispetti i cittadini dicendo la verità

29 Luglio 2012

Travaglio ha ragione (qui). E aggiungo: la morte di Loris D’Ambrosio esige, in mancanza di chiarezza e trasparenza, le dimissioni di Napolitano, il quale avrebbe potuto benissimo rasserenare il clima e alleggerire, fino anche ad annullarle, le pressioni della stampa sulla triste vicenda che ha coinvolto il consigliere giuridico del capo dello Stato.

Il silenzio a cui il capo dello Stato – come scrive il Fatto Quotidiano – ha vincolato Loris D’Ambrosio non ha consentito a costui di sgravarsi di molti sospetti, ed è questo accumulo di dispiaceri e, perché no?, di risentimento che molto probabilmente ne ha causato la morte.

Napolitano ha un nemico formidabile che lo accusa: la ragione, contro la quale non può opporre risibili interventi (qui e qui), come quelli con i quali ha accusato in pratica il Fatto Quotidiano di avere causato la morte del suo consigliere.

Le cose non stanno così. Il quotidiano di Padellaro e di Travaglio ha fatto solo ciò che ha sempre fatto, come dovrebbero ricordare tutti, compreso Napolitano, a cui le pubblicazioni delle intercettazioni su Berlusconi andavano bene poiché facevano il suo gioco come facevano il suo gioco le forzature del presidente della Camera Gianfranco Fini.
Ora è toccato a lui di essere intercettato e allora si ribella. Troppo comodo.

Questa vicenda, con la morte di D’Ambrosio cambia volto, però, è inutile girarci intorno, e diventa tragica. Da ciò l’esigenza che si faccia chiarezza. Ne hanno diritto i cittadini. Napolitano deve ricordarsi che è garante delle Istituzioni e deve sgravarle di ogni sospetto, e nel caso delle sue telefonate con Mancino, egli deve fare l’unica cosa che deve essere fatta: autorizzare che le sue telefonate siano pubblicate. Se egli non ha compiuto illeciti, ne acquisterà in rispetto e fiducia. Se ha commesso, invece, illeciti, deve dimettersi.

Il silenzio è contro di lui. Deve decidersi in fretta. Tra il suo silenzio e la verità c’è ora una vittima. Non si può aspettare che la situazione precipiti. È in gioco la democrazia. Non è una esagerazione. Chi lo pensa, non ha alcun rispetto per le Istituzioni.

Un cittadino come me, ad esempio, considera Napolitano implicato, con quelle sue telefonate, in un qualche illecito. Ho il diritto-dovere di considerarlo fortemente sospettabile, poiché le cose che sono state rese note da il Fatto Quotidiano  sono oggettive, come afferma anche Barbara Spinelli, cioè documentate, e parlano tutte contro di lui, il quale non può, per il ruolo che ricopre, lasciare zone d’ombra sulla correttezza del suo mandato.

Non tergiversi, dunque, non si arrampichi sugli specchi, non gridi al lupo al lupo, non si faccia difendere da paggetti e lecchini, ma si difenda a viso aperto, nel solo modo riconosciuto in una sana democrazia: il rispetto e l’ossequio alla verità.


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Bart