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Nessuno ricorda più gli editoriali di Sandro Curzi

14 Marzo 2010

Ho sempre avuto simpatia per Sandro Curzi, il direttore del Tg3 morto nel novembre 2008. La pensava diversamente da me, ma aveva un modo accattivante di parlare e convincere. Negli anni della guerra in Afganistan il suo telegiornale aveva avuto da i suoi denigratori l’appellativo di Telekabul.

Però nessuno aveva mai sollevato la piazza contro di lui, che faceva editoriali un giorno sì e un altro pure, per dire la sua. Non ricordo che gli oppositori abbiano mai invaso piazza del Popolo e alzato striscioni contro di lui, o che qualcuno abbia aizzato la folla gridando che andava cacciato a pedate nel sedere.

Davvero due democrazie.

Quando si scende in piazza, le folle di sinistra e di destra gridano gli stessi slogan, ma è sbagliato credere che ci si comporti nel concreto allo stesso modo.

Quando Curzi faceva i suoi editoriali si è guadagnato semplicemente l’appellativo di telekabul, mentre Augusto Minzolini, direttore del Tg1, è fatto oggetto da qualche tempo di un’aggressione senza pari.

Perché Curzi no e Minzolini sì. Eppure Minzolini è meno parziale del parzialissimo Sandro Curzi.

È che alla sinistra non vanno giù le voci che non cantino lo stesso suo concerto e quando succede di incontrarne una, cerca di abbatterla. Sulla sua strada semina terrore e deserto.

Pensate allo scandalo delle liste. Abbiamo due situazioni agli antipodi. La sinistra si batte in tribunale per negare il voto a milioni di elettori del centrodestra, a Roma il Pdl si batte per consentire ai suoi elettori di poter votare.

Due democrazie.
Vorrei che gli elettori si soffermassero su queste differenze. Ma non basta.

L’attenzione da parte di certi giornalisti si sta spostando sul tema dell’astensionismo alle prossime regionali. A partire da Sergio Romano, i loro toni sono falsamente drammatici, in realtà paiono augurarselo.

Perché si sottolinea questo rischio e lo si mette negli editoriali? Lo si fa perché tutti sanno che l’astensionismo penalizza il centrodestra, composto in maggioranza da elettori moderati.

A forza di parlare di astensionismo – sperano questi giornalisti – succederà che quei grulli di elettori moderati a votare proprio non ci andranno. E così il centrosinistra passerà all’incasso.

Dunque, quale democrazia si vuole scegliere per il nostro Paese? Quella che ha avuto nell’inefficiente Romano Prodi il suo rappresentante di massimo spicco, una democrazia addormentata, tesa a spargere nel paese il “Grande sonno”, una coltre di nebbia in cui il cittadino non aspiri più ad avere idee proprie, ma solo quelle dettate da una nomenclatura asservita? Oppure una democrazia, che pur in mezzo ai suoi tanti difetti, ancora respira di una propria vitalità?

Berlusconi – con così tante pecche, così ordinario nei suoi errori politici e umani – è l’uomo che sta cercando di scuotere l’Italia dal torpore e dall’immobilismo degli ultimi cinquant’anni. Con l’elezione diretta del premier restituirà la sovranità al popolo scippatagli da uomini come Oscar Luigi Scalfaro. Per il vecchio e stantio regime, Berlusconi è un nemico da abbattere.

Si fa di tutto per impedirgli di realizzare il rinnovamento. Lo si contrasta con ogni mezzo, magistratura compresa. Non gli si dà modo di governare, tenendolo impegnato in beghe che non riguardano il fare, per poi dire a tutti gli italiani che Berlusconi non è stato capace di niente e che le sue promesse valgono un soldo bucato.

Dei danni che questa strategia procura all’Italia alla sinistra non importa un bel fico secco. Per lei importante è contrastare la governabilità. Immobilizzare l’Italia per darne la colpa a Berlusconi. Sì, un disegno perverso ed eversivo. Da disperati, ma anche da irresponsabili. Vogliamo che l’Italia sia governata da questi irresponsabili?

Ecco perché gli elettori devono guardarsi bene da chi scaltramente preannuncia un astensionismo di grandi proporzioni, al fine di auspicarlo.

Le elezioni regionali sono diventate per tutti una prova politica di carattere nazionale. Non perché lo dice Berlusconi, ma perché lo dimostra l’assedio violento in cui è stato messo il premier. La magistratura di Firenze che attacca Bertolaso, le liste del Pdl che vengono escluse, la magistratura di Trani che passa il suo tempo ad orecchiare con le intercettazioni telefoniche, sono fatti che, ancora una volta, accadono prima di una consultazione elettorale.
Non dicono proprio nulla queste continue e puntuali coincidenze?

Dunque svegliamoci. Fare i moderati non significa lavarsene le mani. Non significa essere presi per imbecilli.
Se crediamo che abbandonare il Paese alla sinistra significa sprofondarlo in un lungo e grande sonno, è il momento ora di   intervenire. Se crediamo che Berlusconi sia l’occasione che non abbiamo mai avuto per rinnovare il Paese, e che passato lui tutto piomberà nel solito tran tran del nulla, incoraggiamolo recandoci a votare per lui, perché possa darci il rinnovamento prima di uscire di scena.

Se reagiremo, la magistratura e Bersani metteranno a segno un altro fallimento. La magistratura dovrà rimangiarsi quel: Lo rivolteremo come un calzino, D’Alema quel: Dovrà elemosinare sul sagrato di una chiesa; e Bersani quel suo tracotante: Berlusconi è vicino alla fine.

Se cadremo in mano a costoro non ci sarà più avvenire nel nostro Paese. Ma il grande sonno.

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“Peggio del McCarthy di sessanta anni fa” di Eugenio Scalfari. Qui.

“Ma in questa corrida muore la politica” di Marcello Veneziani. Qui.

“Napolitano: “Ma ne valeva la pena?”‘ di Federico Geremicca. Qui.

“L’equilibrio e la forza” di Concita De Gregorio. Qui.


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5 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 14 Marzo 2010 @ 10:53

    Da Libero su Minzolini e le intercettazioni a Londra

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 14 Marzo 2010 @ 11:10

    Grazie, Ambra, il terzo articolo (quello di Farrell) è di una lucidità impressionante! L’ho linkato sotto il post “Telefonare è pericoloso”.

  3. Commento by Ambra Biagioni — 15 Marzo 2010 @ 09:08

    I commenti sul Legno

  4. Commento by Guglielmo — 19 Marzo 2010 @ 10:56

    Forse abbandonare il paese alla sinistra significa sprofondarlo nel sonno (anche se, con tutte le loro limitazioni e porcherie, a partire dal 1962 i governi di centro-sinistra,   giustamente criticati ma ingiustamente dimenticati,   sono stati gli unici a far qualcosa in questo paese), ma se crediamo che un personaggio come   Berlusconi, votato al suo personale interesse e alieno a qualsiasi senso dello Stato e del Diritto,   sia l’occasione che non abbiamo mai avuto, significa voler sprofondare il Paese in qualcosa di ben peggio che il sonno.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Marzo 2010 @ 12:04

    Guglielmo, la nostra democrazia, come ti sarai accorto, è tutta da rifare. Ti sarai pure accorto che gli elettori non contano niente.
    Berlusconi non è e non sarà il meglio, ma oggi è l’uomo che può fare le riforme. Quelle che riguardano la giustizia, e quelle che riguardano l’elezione diretta del premier, a me piacciono molto. Le considero fondamentali.
    Chi altri le porta avanti, se non il centrodestra? Non parliamo di Fini, che già ha fatto marcia indietro. Punto su Berlusconi, perché queste due riforme cambieranno l’Italia, e secondo me la cambieranno in meglio. Poi ci sono le altre riforme, tra cui quelle sul fisco e così via.
    Insomma, io desidero che quando gli elettori scelgono un premier e una maggioranza, sia questa a governare il Paese, e nessuno possa, come avveniva in passato, cambiarla. Questa maggioranza e questo premier dovranno rendere conto al Paese di ciò che avranno fatto.

    Come ti sarai accorto, io mi gioco tutto su questa scommessa. E voglio augurarmi di avere ragione.

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