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LETTERATURA: Non lo dico

17 Novembre 2007

racconto di Toni La Malfa

Io non gliel’ho mica detto.
No che non ho chiesto scusa.
Per cosa poi?
Io sono così e basta.
Sono così, non chiedo scusa e mi prendo la punizione.

Prima non ero così.
Prima era diverso.
Ora ho una sorella.
Io la odio.
Se non ci fosse lei allora sì che chiederei scusa.
Io ho detto a babbo e mamma: “Se sto una settimana da solo con voi, vedrete che sarò diverso”.
E loro: “Non è possibile che tu stia da solo con noi una settimana intera. Francesca ormai c’è, e ci sarĂ  sempre.”
“Ma perchĂ© l’avete fatta? Dovete spendere il doppio, faticare il doppio, arrabbiarvi il doppio. C’ero io da solo ed andava tutto bene, no? E poi è scema e stronza.”
Il babbo: “Chiedi scusa. Immediatamente.”
Io no, non immediatamente e nemmeno dopo un po’. Io sto lì zitto, a guardare le righe del parquet.
“Allora domani sarai in punizione. Dopo i compiti niente bici. Telefonino sequestrato per due giorni.”
A me dispiace per il telefonino. Che dentro ci sono dei filmati che ti fanno spanciare dalle risate. Pazienza. Ma io scusa non lo dico. PerchĂ© Francesca è stronza davvero. E’ vero, le faccio dispetti. Ma come la tocco, lei urla e piange. Poverina di qua, poverina di lĂ .
E poi lei dice un sacco di cose tipo: “Mamma sei la mia vita per me. Babbo non andare a lavorare, mi mancherai.   Oh nonnina come stai? Oh come è bello andare a scuola.” Che palle. Le cose che dicono in TV, in quei film dove tutti si baciano e si abbracciano di continuo, come deficienti.
Che poi lo so che Francesca va bene a scuola e ci va volentieri, lo so. Lo so che non è scema. Ma un po’ stronza sì. PerchĂ© lei trova sempre il modo di farsi voler bene. E io no, accidenti. E poi non vado bene a scuola, io voglio smettere dopo la terza media.  
Io comincio dalla mattina a non farmi voler bene. Babbo mi sveglia, mi bacia e mi abbraccia. Quello è un momento bello, uno dei piĂą belli. Poi però sono stanchissimo e non ce la faccio ad alzarmi. E lui si incazza. Mi dice che alle sette e venti c’è il pulmino. Anche quello è colpa di Francesca, almeno un po’. Sì, perchĂ© il pulmino prima fa il giro per le medie e ci scarica a scuola alle otto meno un quarto, e fa freddo e le bidelle ci aprono alle otto, e poi fa il giro delle elementari, e Francesca si può alzare dopo e cominciare a dire – che poi io non ci sono mica ma me lo immagino – “Oh babbino mammina come vi voglio bene”.

E insomma dopo che babbo si è incazzato mi alzo e poi faccio tardi, e arriva il pulmino e l’autista  si incazza: “Ma non ti puoi svegliare prima? Tua sorella non mi fa mai aspettare.”
Poi a scuola. Quest’anno suonano le campanelle ad ogni ora. E a ogni ora – quasi, che quella di italiano ci sta due e anche tre ore – cambiano le maestre, che mi hanno detto che si chiamano professoresse, si alzano senza salutare e poi arriva un’altra che non saluta. Che non sono mica educate. E poi interrogano e si incazzano. Io abbasso gli occhi e spero che non mi chiamino. Spero che passino tre anni in fretta.
Alla ricreazione – sono piccolo di statura e un po’ cicciottello – Davide che è il doppio di me mi tira su dalla maglia e mi appiccica al muro. E Matteo che ride. Io non li sopporto. Ma non piango, non chiedo pietĂ , e non dico nulla a nessuno.
Poi quando torno la mamma che dice di cominciare a fare i compiti. Io voglio guardare i Simpson e comincio dopo, oh un po’ di riposo almeno. E poi la mamma che si incazza e dice che babbo e mamma hanno studiato tanto, ora hanno un bel lavoro e leggono tanto e vorrebbero che io studiassi e leggessi tanto, come fa Francesca. Che palle. Ma non si può andare all’universitĂ  senza fare le medie? No, mi dicono.
Che poi arriva Natale, e se sono bravo a scuola ci scappa il computer nuovo. Se.
Il Natale mi piace, ma c’è Francesca.
Come lo scorso Natale.
Francesca recita una poesia lunghissima.
Tutti – babbo, mamma, nonna, zii, zie, cugini-tutti-maschi-Francesca-lei-l’unica-femmina-che-nonna-la-chiama-anche-principessa – tutti ad ascoltare con gli occhi lucidi, io a pochi versi dalla fine mi metto a cantare una canzone dei Greenday – quelli sì che mi piacciono, anche se sono piccolo – a squarciagola, quella bellissima che ogni tanto tirano un urlo “He!”, e a tutti passano gli occhi lucidi e si girano verso me   e mi urlano contro. E dopo un po’ mi dicono “Buon Natale” con un pacchetto in mano – un giochino del Nintendo DS – ma senza ridere.
Io per questo Natale vorrei che Francesca scomparisse, oppure che scomparissi io, insomma uno dei due. Si potrebbe fare il conto addosso. Ambarabacicciccoccò, eccetera. A chi tocca se ne va. Almeno uno dei due sta bene. Ora nessuno sta bene.
Il Natale bello era prima, prima di lei.
Ogni tanto lo vedo nei filmini vecchi, come quello di un Natale con babbo e mamma intorno a me con l’albero tutto pieno di luci e fili argentati. Io che gorgoglio di gioia e non parlo ancora e loro ridono, poi apro il regalo, strappo la carta e la butto per terra, un trenino di plastica che si mette sui binari, babbo che mi monta i binari e poi io che rido. E loro sono felici. E anche io.
A volte, quando non c’è nessuno, io entro nel ripostiglio, apro il barattolo della Nutella, poi spengo la luce e mi chiudo dentro.
Metto il dito nel barattolo, lo porto alla bocca e vorrei che quel dolce che sento in bocca fosse anche nei miei occhi, nelle mie orecchie, dappertutto.
Mi ricorda quel filmino. Il dolce che sento in bocca è in quel filmino.
No che non lo dico.
Io sono fatto così.    


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2 Comments

  1. Commento by marino — 17 Novembre 2007 @ 16:58

    Mi Ă© piaciuto parecchio, Toni. Complimenti.

  2. Commento by Toni — 18 Novembre 2007 @ 12:28

    Grazie tante, Marino!
    A rileggerti

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart