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Pannella. Napolitano ora basta

7 Febbraio 2013

Marco Pannella non deve certo dimostrare il suo coraggio. Quando sono nato nel 1942 Marco Pannella aveva 12 anni. Quando io ebbi la sua età, egli fondava nel 1955 il “Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali, la formazione politica promossa dalla sinistra liberale fuoriuscita dal Partito liberale italiano, e raccolto intorno al settimanale diretto da Mario Pannunzio Il Mondo.”

Dunque ho potuto seguirlo negli anni della mia formazione e fino ad oggi, e conosco bene le sue battaglie. Anche se non le ho condivise tutte, ho potuto rendermi conto della sua caparbietà e di come egli intenda la politica al servizio degli ideali e contro l’ipocrisia, la spregiudicatezza e l’avidità di coloro che, al contrario di lui, sono riusciti a carpire la buona fede degli italiani.

Marco Pannella su Napolitano la pensa come me. È un presidente che si considera un monarca, ed essendo un figlio del vecchio partito comunista, trova consenso nelle forze di sinistra molto bene collocate all’interno delle nostre istituzioni. Sicché, anziché ricevere critiche, Napolitano riceve lodi e addirittura gli osanna che si gridavano ai faraoni d’Egitto, considerati degli dei (sul sultano di Napoli, Napolitano, si legga Bechis, qui).

Lascio ai lettori di ascoltare direttamente le critiche che in tal senso Pannella rivolge al nostro capo di Stato, qui. Come per il giudizio negativo che qualche giorno fa Luttwak rilasciò su Mario Monti, anche per questa dichiarazione di Pannella andata in onda sul Tg5 delle ore 20 di ieri, ci sarà il silenzio stampa, ossia la censura.

Ma il ritratto che ne ha fatto Pannella, dovrebbe far riflettere i cittadini sul reale rispetto che Napolitano ha avuto ed ancora ha circa i suoi limiti costituzionali.
A questo proposito, è d’obbligo riportare una notizia passata senza far rumore, e per la verità scovata sul quotidiano “l’Unità” di ieri, che riguarda le famigerate telefonate di Napolitano con Mancino, che sono state l’oggetto di una sentenza scandalosa della nostra corte costituzionale, i cui componenti dovranno col tempo pentirsi di aver tradito la volontà dei padri costituenti e consegnato al capo dello Stato una immunità non solo non contemplata ma pericolosa.

La notizia è che la difesa del pentito Ciancimino, rinviato a giudizio insieme ad altri, e in specie insieme a Mancino (l’interlocutore telefonico di Napolitano) nella causa della trattativa tra lo Stato e la mafia, ha chiesto al gip che ha in carico i nastri per distruggerli, di non farlo, giacché desidera ascoltarli nell’interesse dell’imputato che potrebbe rinvenire nelle telefonate elementi utili alla sua difesa.

Do con soddisfazione il mio plauso a questa coraggiosa richiesta, e resterò in attesa di vedere se il gip, che ha molti motivi per non rispettare la invereconda sentenza n.1/2013, troverà il modo di ripristinare i diritti che la costituzione assegna all’imputato, e che la consulta ha preteso di cancellare per tutelare il capo dello Stato laddove la tutela era stata esplicitamente esclusa dai padri fondatori nel loro dibattito costituente, al punto che non se ne trova riscontro nella Carta e nelle leggi.


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