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Parte da Parma la rivolta?

22 Maggio 2012

Le rivolte iniziano sempre in modo sgangherato. Ditemene una che si sia svolta con i riti cavallereschi o nell’osservanza delle buone regole di Monsignor Giovanni Della Casa.
Non è raro che sia proprio una rivolta ad aprire la breccia dentro la quale si insinua il germe rivoluzionario.

Nel nostro caso, l’Italia ha bisogno di una rivoluzione, la più pacifica possibile, ma con la quale la politica sia costretta a fare i conti per il rinnovamento delle Istituzioni, per la cancellazione degli odiosi privilegi e l’allontanamento degli incapaci.
Si è visto finora che le Istituzioni non sono in grado di cambiare. Partiti, Parlamento, Quirinale fanno orecchie da mercante. Dicono, promettono, ma non fanno.

Hanno creduto di riuscire a tergiversare, sperando che tutto evaporasse nell’oblio, ma le elezioni comunali hanno fatto scattare il primo vero allarme, e lo hanno fatto scattare con il megafono un po’ sgangherato di Beppe Grillo, l’uomo che si è cercato di deridere nel tentativo, non riuscito, di allontanare da lui l’elettorato deluso e ribelle.

La stessa cosa che avvenne con la Lega Nord, e chi sa che, sparita quest’ultima per i noti scandali, non sia il Movimento Cinque Stelle, attivamente presente nella rete, lo strumento comunicativo più veloce e moderno del nostro tempo, a prenderne il posto.

Parma potrebbe, infatti, dare un esempio di governabilità positiva, e questo non farebbe altro che far avanzare il movimento di Grillo nelle elezioni politiche del 2013.
I partiti tradizionali, anche quelli, come il Pd, che hanno cantato vittoria alla luce dei risultati di ieri sera, escono tutti sconfitti.

La conquista di quattro sindaci da parte del partito della protesta per antonomasia, tra cui quello di una città importante come Parma, sede di industrie e attività artigianali importanti, è una frustata che marca la schiena di tutti gli altri. Anche a Lucca (dove vince abbondantemente la sinistra a causa dello spappolamento del Pdl), Il M5S si aggiudica un consigliere.

Probabilmente il successo di Grillo si porterà dietro un effetto trascinamento che lo premierà ulteriormente alle politiche del 2013, e un tale effetto sarà ancor più dirompente se si acuirà la crisi economica del Paese con la desertificazione prodotta dall’elevato livello di tassazione e se i partiti non riusciranno nei pochi mesi che mancano alla fine della legislatura a realizzare le riforme da tanto tempo reclamate dal Paese e finite nelle sabbie mobili.

I partiti, perciò, anziché perdere tempo a contare i voti ricevuti, dovrebbero allertare subito il parlamento affinché la politica venga incontro alle richieste dei cittadini, o saranno i cittadini a mandare a casa i partiti.
Eliminazione degli sprechi, eliminazione dei costi enormi degli apparati, eliminazione dei privilegi, devono essere i primi interventi che diano il segnale di un nuovo corso della politica. E, a ruota, le note riforme istituzionali, tra le quali:   premier, maggioranza e programma scelti dal popolo, una sola camera deliberante, riduzione dei parlamentari. E, non ultima, la riforma della giustizia.


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Bart