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Oggi il gip di Palermo ascolta le telefonate Mancino -Napolitano

22 Gennaio 2013

dì Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
(da “il Fatto Quotidiano”, 22 gennaio 2013)

E ¬†ora la parola passa al gip Riccardo Ricciardi. √ą lui che nelle prossime ore dovr√† decidere sul desti ¬≠no delle telefonate top secret di Giorgio Napolitano e Ni ¬≠cola Mancino. E non √® detto che la sua sia una scelta scon ¬≠tata.

A partire da oggi, infatti, il gip potrebbe interpellare nuova ¬≠mente la Consulta, astenen ¬≠dosi per il momento dalla di ¬≠struzione delle conversazioni che hanno scatenato un con ¬≠flitto senza precedenti tra po ¬≠teri dello Stato. Perch√©? Ric ¬≠ciardi non parla, ma il pre ¬≠sidente dei gip di Palermo Cesare Vincenti spiega: ‚ÄúUn nuovo ricorso alla Corte co ¬≠stituzionale √® possibile, anche perch√® l’indicazione della Consulta, che era vincolante per la Procura, non ha un’ef ¬≠ficacia cogente per il gip‚ÄĚ.

MA COME DOVR√≠‚ā¨ agire il gip Ricciardi? Con quale proce ¬≠dura? La sequenza l’ha spie ¬≠gata ieri mattina lo stesso Vincenti: ‚ÄúPrima l’ascolto delle telefonate, e poi la di ¬≠struzione‚ÄĚ. Da questa matti ¬≠na, dunque, con tutta proba ¬≠bilit√†, Ricciardi sar√† impegna ¬≠to nell’ascolto riservatissimo delle registrazioni. Ieri matti ¬≠na, infatti, la Procura di Pa ¬≠lermo ha trasmesso i supporti informatici con le quattro in ¬≠tercettazioni ‚Äúproibite‚ÄĚ all’uf ¬≠ficio del gip, con la richiesta di ‚Äúimmediata distruzione‚ÄĚ, cos√¨ come prescritto dalla Corte costituzionale.

L’atto conclusivo, per i pm della trattativa Stato-mafia, di una vicenda che ha tenuto in sospeso per sei mesi il mondo politico-giudiziario, dopo che Napolitano nel luglio scorso aveva sollevato presso la Con ¬≠sulta un conflitto di attribu ¬≠zione nei confronti della pro ¬≠cura di Palermo, risolto poi in suo favore. ‚ÄúDa oggi il nostro compito √® finito – √® il lapi ¬≠dario commento del procura ¬≠tore Francesco Messineo -, ora restiamo in attesa delle determinazioni che il gip vor ¬≠r√† prendere‚ÄĚ.

Il primo passo, dunque, √® l’a ¬≠scolto delle quattro telefonate con la voce di Napolitano (tutte tra dicembre 2011 e feb ¬≠braio 2012), voluto dalla stes ¬≠sa Consulta che fa riferimento alla necessit√† di sottoporre la distruzione dei file ‚Äúal con ¬≠trollo del giudice‚ÄĚ, per evitare, con la loro eliminazione, ‚Äúil sacrificio di interessi riferibili a principi costituzionali su ¬≠premi‚ÄĚ, come la tutela della vita e della libert√† personale. Per controllare il contenuto delle intercettazioni, il giudice dovr√† nominare un perito che si occuper√† di prelevare i file in questione (con le quattro telefonate tra Mancino e Na ¬≠politano) dal server e salvarle su un altro supporto. SECONDO il costituzionalista Giovanni Segres, componen ¬≠te del collegio difensivo della procura di Palermo, questa ‚Äúvalutazione‚ÄĚ alla quale √® chiamato ora il gip, di fatto, ‚Äúlascia aperta una porta per il futuro, dietro la quale posso ¬≠no nascondersi scenari im ¬≠previsti‚ÄĚ. Questo perch√©, an ¬≠che dopo l’ascolto, non √® det ¬≠to che Ricciardi passi diret ¬≠tamente alla distruzione delle tracce informatiche.

Non √® escluso, infatti, che il giudice, prima di procedere alla loro cancellazione senza ‚Äúprocedura camerale‚ÄĚ (cos√¨ come chiede la Consulta), de ¬≠cida di sollevare un’eccezione di incostituzionalit√† che spin ¬≠ga i giudici costituzionali a una nuova pronuncia. Questo perch√© l’eliminazione delle registrazioni ‚Äúin solitaria‚ÄĚ, ovvero senza contraddittorio delle parti, ordinata dalla Consulta con il riferimento al primo comma dell’articolo 271 del codice di procedura penale, provocherebbe di fat ¬≠to una sorta di forzatura della norma vigente: quell’articolo, infatti, non contempla, tra i casi previsti delle intercetta ¬≠zioni inutilizzabili, le telefo ¬≠nate presidenziali.

IL GIP – spiega Serges – si trover√† in pratica nell’imba ¬≠razzo di dover applicare una norma, prevista per tutt’altra fattispecie, e che non c’entra ¬≠va nulla con la questione‚ÄĚ sol ¬≠levata dal ricorso del Quiri ¬≠nale. Ecco perch√© la strada che porterebbe a sollevare una questione di legittimit√† costi ¬≠tuzionale sull’articolo 271, adesso, secondo lo stesso Ser ¬≠ges, ‚Äú√® percorribile‚ÄĚ. Torna dunque a riproporsi la que ¬≠stione gi√† evidenziata nei giorni scorsi da quei pm che avevano definito la sentenza della Consulta come un esem ¬≠pio di ‚Äúgiustizia creativa‚ÄĚ: quella, cio√®, dell’operativit√† delle indicazioni della Corte nel quadro delle norme vigen ¬≠ti.

Serges non ha dubbi: la sen ¬≠tenza pro-Napolitano ‚Äúvor ¬≠rebbe essere una grande lezio ¬≠ne di diritto costituzionale, ma si rivela, nel suo comples ¬≠so, frutto di un argomentare forzato e largamente contrad ¬≠dittorio‚ÄĚ. Ma il pi√Ļ deluso per l’esito della vicenda sembra Antonio Ingroia che ieri, ri ¬≠volto al capo dello Stato, ha detto: ‚ÄúPeccato presidente, ha perso un’occasione per fare un passo in avanti verso l’ac ¬≠certamento della verit√†‚ÄĚ.


La risposta di Giovanni Pellegrino a Alessandro Pace: “Non mi convince la difesa della Procura di Palermo”
(da “l’Unit√†”, 22 gennaio 2013)

CARO DIRETTORE, NEL COMMENTARE LE MOTIVAZIO ¬≠NI DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA SUL NOTO conflitto di attribuzione, ho ribadito quanto avevo gi√† scritto dopo la pubblicazione del dispositivo: ad essere seccamente sconfitto dalla decisione della Corte non √® il potere della magistratura inquiren ¬≠te, ma il coro giustizialista di quanti per un’intera estate hanno sostenuto che in fondo il presidente della Repubblica √® un cittadino come tutti gli altri, sicch√© non pu√≤ godere di particolari garanzie nel momento in cui sue conversazioni telefoniche ven ¬≠gono casualmente intercettate dalla magistratura inquirente.

In questo mio commento erano inserite anche valutazioni negative sulla linea difensiva seguita dalla Procura dinanzi alla Corte Costituzionale, caratterizzata a mio avviso da eccessivi spunti po ¬≠lemici nei confronti del Capo dello Stato, e quindi in qualche modo contrastante con l’atteggiamen ¬≠to molto pi√Ļ prudente assunto dai magistrati pa ¬≠lermitani subito dopo la proposizione del conflit ¬≠to. Da queste mie valutazioni si dichiara offeso il professor Alessandro Pace, che, pur dichiarando di avere stima per Napolitano e di averlo in prece ¬≠denza pubblicamente difeso, torna a manifestare nei suoi confronti una vis polemica eccessiva, quan ¬≠do chiarisce di avere accettato di difendere la Pro ¬≠cura di Palermo, perch√© convinto, a torto o a ragio ¬≠ne, che il presidente Napolitano avesse superato i limiti che la Costituzione assegna ai suoi poteri.

Ma nella vicenda il presi ¬≠dente della Repubblica non ha esercitato alcun po ¬≠tere, se non quello di solle ¬≠citare alla Corte Costituzio ¬≠nale una definizione, an ¬≠che per il futuro, dell’ambi ¬≠to di riservatezza che spet ¬≠ta al Capo dello Stato e di quali limiti ne derivano per la magistratura inqui ¬≠rente, essendo evidente che non abusa di un suo po ¬≠tere chi ne prospetta una definizione al giudice dei poteri, chiedendogli di asseverarla.

Di ci√≤ sembrarono inizialmente coscienti gli stessi magistrati della Procura di Palermo, che si dissero in prudente e rispettosa attesa del giudi ¬≠zio della Consulta. Non cos√¨ tanti commentatori, che aspramente criticarono l’iniziativa di Napoli ¬≠tano, ritenendola inopportuna e/o infondata sul piano giuridico; e ci√≤ in termini di polemica aspra (e in alcuni casi addirittura irridente nel richiamo allo Statuto Albertino), che in qualche modo mi √® parsa riecheggiare negli scritti e nelle parole dei difensori della Procura palermitana.

Ora, a conflitto risolto, dovremmo tutti con mente pi√Ļ serena riconoscere che la involontaria (almeno inizialmente) intercettazione delle con ¬≠versazioni tra Mancino e il Capo dello Stato ha posto la Procura di Palermo dinanzi ad un proble ¬≠ma di non facile soluzione, sia per la sua novit√†, sia per la mancanza nell’ordinamento di norme specifiche, che disciplinino il caso.

Tanto √® vero che la Corte costituzionale ha risol ¬≠to il problema, colmando la lacuna ordinamentale attraverso l’analisi sistematica delle norme che nella Costituzione definiscono il ruolo del Capo dello Stato e l’interpretazione estensiva di un arti ¬≠colo del codice di procedura penale, la cui possibi ¬≠lit√† di essere utilizzato come norma di chiusura fu suggerita nel dibattito pubblico da un avvocato a me molto vicino (che pure normalmente frequen ¬≠ta aule diverse da quelle penali).

Sicch√© √® pur vero che, come Pace sottolinea, la sentenza della Consulta ha riconosciuto in parte (molto piccola, in verit√†) la fondatezza di alcuni dei suoi assunti difensivi; ma questo per la Procu ¬≠ra e i suoi difensori salva l’onore delle armi senza escludere la portata di una sconfitta, che diviene tanto pi√Ļ netta quanto pi√Ļ intensa ed estremizza ¬≠ta continua testardamente ad essere la postulazio ¬≠ne di una soluzione diversa ed opposta del conflit ¬≠to.


PDL. Passi indietro e addii rabbiosi: ecco tutti gli esclusi eccellenti
di Fabrizio De Feo
(da “il Giornale”, 22 gennaio 2013)

Roma – Il dolore, la rabbia, il tentativo di resistere e far sentire la propria voce e rivendicare i propri meriti.
La dignit√† di alcuni, le perorazioni estreme di altri, ma anche le inevitabili sortite last minute in territorio straniero, alla ricerca di una candidatura in un’altra lista.
Le liste dei candidati del Pdl per la Camera e il Senato prendono forma. E come sempre in circostanze di questo tipo √® il momento dell’amarezza per chi ha sperato nella candidatura ed √® rimasto fuori dal Parlamento, per chi ha avuto rassicurazioni e poi √® finito sotto i colpi del bianchetto nel rush finale o √® incappato nel veto di uno dei componenti dello stato maggiore del partito.

Sono tante e diverse le storie degli esclusi eccellenti. C’√® l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, uno dei fondatori di Forza Italia, che si √® allontanato da tempo dalla vita parlamentare e ieri in una intervista ha messo nero su bianco la volont√† di lasciare la politica ¬ęprendendo atto di essere superato ¬Ľ. C’√® l’ex ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che due giorni fa, non avendo pi√Ļ ricevuto notizie chiare in merito alla sua candidatura, non accettando di essere considerato tra gli ¬ęimpresentabili ¬Ľ pur ¬ęavendo sul piano giudiziario inanellato solo archiviazioni ¬Ľ ha deciso di ufficializzare il suo passo indietro. Con inevitabili conseguenze sul territorio ligure.

Chi √® rimasto fuori per motivi esclusivamente politici – si dice per il breve passaggio nella file di Futuro e libert√† prima del rientro nel centrodestra – √® l’ex ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi. Inizialmente destinato a un posto in Senato √® poi sparito dalle liste. Esce di scena anche l’ex ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, uno degli ¬ęuomini del ’94 ¬Ľ e dei forzisti della prima ora. Niente ritorno alla Camera anche per l’ex ministro per le Comunicazioni, Mario Landolfi, anche lui tra i banchi di Montecitorio dal ’94, che ha denunciato ¬ęla pulizia etnica ai danni degli ex An ¬Ľ. Non ci sar√† neppure l’ex viceministro per il Commercio estero, Adolfo Urso, anche lui transitato nel partito di Gianfranco Fini.

L’elenco degli esclusi continua con l’ex presidente dei senatori di An e vicepresidente del Senato uscente, Domenico Nania, in Parlamento dal 1987 quando venne eletto nelle liste del Movimento sociale. Fuori anche l’ex presidente della Commissione Trasporti Mario Valducci. Il parlamentare milanese aveva in realt√† comunicato diverse settimane fa a Berlusconi l’intenzione di non ricandidarsi per tornare a fare il commercialista e il revisore dei conti. Non ci sar√†, naturalmente, il senatore Marcello Dell’Utri che dopo aver parlato con il presidente del Pdl ha accettato di fare un passo indietro. Cos√¨ come non √® in lista Souad Sbai che spiega cos√¨ la sua ¬ęassenza ¬Ľ. ¬ęNon accetto la candidatura. Non vedo possibilit√† di portare avanti battaglie di civilt√† che ritengo decisive per il Paese, come quella per i diritti umani e delle donne ¬Ľ. Non sar√† pi√Ļ in Parlamento neppure il vicepresidente dei deputati del Pdl ed ex presidente dell’Anci, Osvaldo Napoli.Sorprendente e inattesa, infine, la candidatura in una posizione che non gli garantisce la rielezione del coordinatore friulano Isidoro Gottardo.


Lo stile e l’attitudine di Monti sono ‚Äúunfit‚ÄĚ
di Michele Carugi
(da “il Fatto Quotidiano”, 22 gennaio 2013)

Le cronache di questi giorni hanno messo alla prova il ¬†carattere di Mario Monti: ¬†ha iniziato Vendola, suggerendo un po’ ingenuamente al Presidente nel guado √Ę‚ā¨‚Äú dimissionato e sponsor di candidati √Ę‚ā¨‚Äú di fare ¬†autocritica sulla gestione dei passati 12 mesi di Governo. La risposta, data nella confortevole audience del Kilometro rosso di Bombassei, √® stata tranchant: ‚ÄúMa scherziamo?‚ÄĚ.

Non sono passate 24 ore che l’aplomb e la capacit√† di confronto di Monti sono state messe alla prova nuovamente, e stavolta deve essergli seccato parecchio che le critiche gli venissero dalla cattedrale della finanza e cio√® dal ¬†Financial Times; la critica che gli ha rivolto Wolfgang Munchau √® stata poi particolarmente caustica: ‚Äúunfit‚ÄĚ, in italiano inidoneo, inadatto, inabile, disadatto, incapace. Munchau ha anche articolato il suo pensiero e le ragioni che lo hanno portato a definire Mario Monti ‚Äúunfit‚ÄĚ; il motivo principe √® la scelta di non avere cercato con tutti i modi possibili di raggiungere un accordo in Europa circa aggiustamenti tra paesi creditori e debitori, minacciando se necessario l’uscita dall’Euro √Ę‚ā¨‚Äú in pratica quello che tentava di fare Tremonti √Ę‚ā¨‚Äú e di avere invece intrapreso la strada impervia di ¬†aggiustare il debito tramite l’incremento delle tasse, cercando contemporaneamente di aumentare la produttivit√†. Questa volta la reazione di Monti √® stata meno tranchant ma pi√Ļ stizzita: una lettera immediata di risposta al Financial Times, ¬†nella quale Monti, con una caduta di stile per lui inaspettata, esordisce commettendo la ben nota ‚Äúfallacia ad personam‚ÄĚ che ho tante volte qui gi√† deprecato e cio√® attacca la persona anzich√© discuterne gli argomenti.

Infatti Monti scrive nella lettera di ‚Äúcriticismo e frustrazione‚ÄĚ da parte di Munchau; nelle interviste rilasciate in Italia sull’argomento √® stato pi√Ļ acido: ¬†‚ÄĚNon me l’aspettavo dal Financial Times ma da Wolfgang Munchau s√¨, uno specifico editorialista che ha una vecchia polemica con Merkel e vorrebbe che tutti dessero colpi d’ariete per far saltare l’eurozona‚ÄĚ; come dire: le critiche al mio operato vanno lette come uno strumento del disegno di Munchau per distruggere l’Euro; notare che Munchau nello stesso articolo loda l’operato di Mario Draghi il quale non sembra proprio lavorare nella direzione della distruzione dell’Euro.

Le risposte di Monti sembrano perfettamente allineate con una ¬†mentalit√† che non prevede che esistano vie alternative a quella intrapresa ¬†n√© che ci siano aree di miglioramento ¬†nell’intraprenderla; due caratteristiche assai pericolose se ad averle √® chi governa. D’altra parte i trascorsi dodici mesi hanno dato ampiamente l’impressione di un Governo poco capace di mettersi in discussione quando necessario; pensiamo, tanto per fare un esempio, alla resistenza riluttante di Fornero ad ammettere gli errori macroscopici sulla vicenda esodati, altro che autocritica; parola quest’ultima che scatena probabilmente l’orticaria a Monti, il quale sta impostando la campagna elettorale del suo raggruppamento sulla linea: le mie soluzioni sono le uniche possibili; chi ne ha di diverse non √® un riformatore e non ha capito la drammaticit√† del momento; i problemi acuiti negli ultimi dodici mesi sono eredit√† dei governi precedenti, cos√¨ come le misure pi√Ļ impopolari; chi si lamenta dei sacrifici dovrebbe essere paziente e aspettare i benefici che arriveranno nel futuro.

In sintesi: sono bravo, ¬†faccio tutto perfettamente e chi mi critica lo fa per secondi fini; se mi si contraddice mi stizzisco, le autocritiche le faccia qualcun’altro.

A mio avviso √® questo tipo di attitudine radicata a rendere Monti ‚Äúunfit‚ÄĚ a governare l’Italia. In un momento di crisi, di ulteriori sacrifici da fare, di decisioni vitali da prendere, la capacit√† di dialogare, di confrontare le proprie idee sintetizzando con quelle degli altri, di utilizzare le critiche come un valore aggiunto e di aggiustare gli errori in corsa, sono doti imprescindibili. Per il dibattito sollevato sul Financial Times relativamente alle idee specifiche in materia di uscita dalla crisi e di sviluppo della nazione, lascio la parola ad analisti ben pi√Ļ competenti tra i quali, con disdegno del professor Monti, anche Munchau.


Approvato il decreto legge sul Fredoom Act italiano, che consente l’accesso di ogni cittadino agli atti della pubblica amministrazione, qui.


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